Quanto pesa Juventus-Inter
⚪⚫ | ⚫🔵 Igor Tudor invita a non immaginare Juventus-Inter come un test per i suoi, non è un esame di maturità – ha detto – vuole scappare dall’equivoco che la partita di oggi pomeriggio sia decisiva per qualcosa. La batteria della serie A si è scaricata del 5 percento appena, tutto quello che è accaduto finora ha un valore del tutto indicativo e per la Juventus ancora di più. La maniera in cui attaccherà è stata stravolta e impreziosita dalle aggiunte di Openda e Zhegrova, bisognerà lavorarci su e per vedere una squadra più o meno vera va messa in conto una porzione ragionevole di tempo. Quanto: si vedrà. Ma se Tudor ritrova il Koopmeiners di Bergamo, la Juventus si divertirà parecchio.
La Champions gli mette fretta. Le due squadre avversarie di prima fascia sono concentrate nelle prime tre giornate e Tudor stesso rimane una testa di calcio che deve disvelarsi. È in fuga costante dalle etichette con cui lo inseguiamo: prima il sergente di ferro della scuola balcanica, poi l’erede di Gasperini, l’anno scorso il traghettatore fra Thiago Motta e Antonio Conte. L’elemento forse più interessante della sua parabola, il tratto che per ora resta in sonno dentro di lui, è l’attitudine a lavorare in contesti caldi, la sua formazione di allenatore dentro città e stadi come Salonicco, Spalato, Istanbul, Marsiglia. Ha sviluppato un’alta propensione a maneggiare la brace che Cristian Chivu per esempio ancora non conosce. La costruzione del suo percorso è passata per altre vie. Ha imparato a riconoscere la qualità nei ventenni. Ha imparato a separare il grano della sfacciataggine dall’oglio della presunzione. Escluse le tredici partite di Parma, è la prima volta che dentro uno spogliatoio deve mostrarsi credibile e autorevole agli occhi di un trentaseienne [Mkhitaryan] o un trentasettenne [Acerbi]. “Serve il coraggio del giovane allenatore”scrive Paolo Tomaselli sul Corriere della sera. C’è stata così tanta distanza tra l’Inter dei cinque gol al Torino e quella battuta dall’Udinese che a Chivu già si chiede un’ipotesi di verità, mettendo per forza da parte dopo 180 minuti la tentazione di pensare che possano essere state autentiche entrambe le realtà.
La Stampa lo chiama in ogni caso un “test scudetto”, sottolineando che ci sono due allenatori stranieri per la prima volta dopo mezzo secolo, che David va all’esame Akanji, che Calhanoglu è un caso da risolvere e che in fondo questa partita è anche una sfida generazionale, la linea giovane della Juve contro i veterani dell’Inter, compreso Comolli vs Marotta dietro le scrivanie nelle stanze in cui vengono prese le decisioni chiave. Per la Gazzetta non c’è sussurro, non c’è minimalismo, non c’è scampo: si tratta proprio del “primo esame scudetto”. Anzi – addirittura – “rischia di più Chivu” è scritto in prima pagina grosso così.
Chi sa leggere i messaggi che l’ambiente interista manda ai suoi, ne può trovare allora fra le righe di Luigi Garlando. “Il primo tempo anemico con l’Udinese, lento e distratto, è stato spaventosamente simile a tante Inter della stagione scorsa. Anche ieri il tecnico ha parlato di «passione da trovare», «orgoglio», «motivazioni». Quando manca il vento, le barche sterzano e lo vanno a cercare altrove. Invece Chivu, per ora, tira dritto. Una vittoria convincente a Torino, che gli darebbe ulteriore credibilità, potrebbe spingerlo a osare un’Inter più sua. Cerca l’impresa che trasfigurò Stramaccioni, anche lui ex Primavera, agli occhi del mondo nerazzurro: primo ad espugnare lo Stadium. Ma Strama lo fece di testa sua, con tre punte, nonostante consigli di prudenza di qualche dirigente. Con coraggio”.
Paolo Condò sul Corriere della sera definisce invece questa bizzarra Juve-Inter della terza giornata “una sorta di incidente probatorio per capire dove si andrà a parare, un memento per la stagione che verrà” e gli pare che “la gatta da pelare di Chivu è più spinosa perché, a differenza di Tudor che viene dopo anni di nulla, gli è stato chiesto di gestire l’invecchiamento — in qualche caso il tramonto — di un gruppo che ha fatto grandi cose. Innovare, ma con giudizio, che è in ogni campo la dote degli esperti, mentre la forza di chi comincia è il desiderio di modellare il mondo — in questo caso la squadra — secondo la propria visione”.
Emanuele Gamba su Repubblica ha scritto che “Tudor ha esperienza in più, tante volte ha levato le tende perché le sue idee non si accordavano a quelle della società (alla Lazio, per esempio), ma alla Juve sa di dover moderare di molto la sua intransigenza, un po’ per la grandezza del club e un po’ perché la Juve è la Juve, la squadra che ama. Sa che, essendosi ritrovato con tre centravanti in organico, presto o tardi gli toccherà rivedere il suo 3-4-2-1 basato sulla fantasia dei trequartisti (interessante quell’annotazione sulle squadre «di poco gioco», cioè che lasciano la palla agli avversari) per provare a mettere assieme due attaccanti puri più Yildiz”.