Viva Farioli, la bandiera del calcio a porzione intera

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Viva Farioli, la bandiera del calcio a porzione intera

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Dopo aver intervistato Enzo Maresca un mesetto fa [qui], stamattina Paolo Condò firma sul Corriere della sera una chiacchierata con un altro allenatore italiano che lavora all’estero, Francesco Farioli, 36 anni, alla sua quinta tappa all’estero sulla panchina del Porto [qui], via dalle mameliche sponde «per saltare la parte in cui ti dicono che sei troppo giovane». 

Farioli è da qualche tempo una ‘nziria di Slalom. Nella lingua madre dicesi ‘nziria [l’accento va sulla prima i] uno stato d’animo irrequieto, una frenesia che non dà pace, un’urgenza, forse meglio sarebbe dirlo un capriccio. Il contesto più frequente in cui si adopera la ‘nziria è quello infantile, la ‘nziria di sonno è dei bambini. Pare che la genesi del termine stia nella stessa radice della parola italiana insidia. 

La ‘nziria non va confusa con l’ingrippo. L’ingrippo è comunque un pensiero fisso, un interesse eccessivo, una cocciutaggine, quasi una paranoia. L’ingrippato è un tipo dalla quiete compromessa. Ma l’ingrippo rispetto alla ‘nziria è più molesto verso qualcuno.

La ‘nziria per Farioli nasce dal fatto che nei mesi scorsi pareva qui su Slalom l’anti-eroe perfetto nel contrasto a quel calcio della mezza porzione così diffuso. Il calcio della mezza porzione è quello che si fanno bastare gli ideologi sparsi su un fronte e sull’altro, quelli che non sopportano di sentir dire calcio relazionale e quelli che sbuffano di fronte a difesa e contropiede. La ‘nziria per Farioli nasce dal fatto che il suo Nizza giocava secondo gli stessi parametri che Xabi Alonso praticava a Leverkusen e Spalletti a Napoli, ma quando l’Ajax se ne è invaghito e gli ha affidato la panchina in Olanda, oplà, colpo di scena, hanno scoperto in lui tracce da semi-conservatore, un esponente del calcio all’italiana. 

Di tutto questo, e anche di altro, Paolo Condò lo ha fatto parlare stamattina. E la ‘nziria – finalmente – si è placata. 

«La cultura dell’Ajax è un calcio posizionale freddo e ordinato, una religione, io ho aggiunto spirito di gruppo e gusto per la battaglia. La cultura del Porto è quasi carnale: sacrificio, scivolate, pubblico in fiamme, e io sto dando un po’ di giocate codificate per rendere lo spettacolo più arioso e rotondo. Al Nizza chiesi una mezzala tecnica, un mix tra un 8 e un 10, e i giornalisti ironizzarono sulla mia tendenza iper-offensiva, all’Ajax proposi un paio di giocatori capaci di reggere gli urti, e dissero il solito italiano difensivista. Lavoro sui contrasti, cerco di riempire i vuoti. La migliore identità è non averne una immutabile».

Farioli è laureato in filosofia con una tesi sul ruolo del portiere. A Condò rivela che De Laurentiis «ha voluto conoscermi dopo l’esonero di Garcia, abbiamo parlato. È stato molto gentile» e che da ragazzo voleva fondare un partito politico.  «Avevo pensato pure il nome, Direzione Futuro, tutti assieme per il bene comune. Però, nel probabile caso di un consenso inizialmente limitato, avrei dovuto scendere a compromessi perdendo così la spinta iniziale». 

Ma alla fine dell’intervista Farioli si corregge. Dice a Condò che compromesso non è una brutta parola. «Speculazione è brutta. Compromesso dipende. Io amo adattamento. Avanza chi si adatta. Anche nel calcio».

Farioli, ora è definitivo. Qui troverai sempre un cuore che batte per te. 

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