Gli espatriati del Congo non vogliono più tornare in nazionale

Un caso per il c.t. italiano Fabrizio Cesana

Dieci mesi dopo la sua ultima partita in casa, la Nazionale della Repubblica Democratica del Congo è tornata in campo a Brazzaville per giocare una partita di qualificazione ai Mondiali contro la Tanzania, con la certezza che ai Mondiali comunque non andrà. Ha perso le ultime due per rinuncia. Non si è presentato in campo e pure la partita di ieri è stata a lungo a rischio. Per mancanza di calciatori. Gli espatriati non vogliono tornare. Dopo il licenziamento del Ct Isaac Ngata, l’italiano Fabrizio Cesana è stato incaricato di fare le convocazioni. Era il responsabile della Under-17 e gli hanno messo fra le mani la patata bollente. Il rifiuto di tornare a Brazzaville viene spiegato dagli internazionali congolesi con condizioni di lavoro che ritengono inadatte a una nazionale.

È Le Monde a raccontare la storia una vicenda che nasce da un conflitto aperto tra la federazione [Fecofoot] di Jean Guy Blaise Mayolas e il ministero di Hugues Ngouélondélé. La FIFA ha addirittura sospeso l’organismo da febbraio a maggio a causa dell’interferenza del governo, ma secondo gli informatori del giornale francese nulla è cambiato da quando la sanzione è stata revocata. I giocatori sono tenuti in ostaggio tra le due istituzioni che si scaricano le responsabilità della disorganizzazione.

Contattato da Le Monde Afrique, Mayolas non ha negato le difficoltà, ma ha precisato che la gestione delle partite della nazionale [viaggi, alloggi, bonus] è a carico dallo Stato. La federazione fa le convocazioni e basta. I viaggi non sembrano un modello di efficienza, secondo le testimonianze dei calciatori. I mezzi di trasporto sono vecchi. Per andare nello Zambia, la squadra ha volato di notte: la partita era alle 17 del giorno dopo. Hanno preso possesso delle camere alle 6 del mattino. Per andare in Sudafrica le tre ore di viaggio sono diventate sette. 

La federazione si sente così assolta che afferma di “comprendere le preoccupazioni dei giocatori internazionali”, in Fecofoot si dicono piuttosto pessimisti sul ritorno degli espatriati per le due partite di ottobre in Niger e Marocco.

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