Il tirannosauro il cibo non l’accetta. Lui vuole cacciare
Jurassic Park
Le elezioni del CONI
Ottanta grandi elettori scelgono oggi il capo di un popolo composto da 16 milioni di persone. Una disparità di numeri che ha portato Valerio Piccioni a chiedersi su Domani se “non sarebbe il momento di pensare a una riforma vera che dia più spessore e rappresentanza alla democrazia sportiva”, pur sapendo che si tratta di “discorsi scivolosi in queste ore, l’ideale per perdere consenso. Ma arriverà il momento di un altro patto fra piccole e grandi federazioni con una nuova mutualità ma anche di differenti pesi elettorali per evitare che una federazione da un milione di tesserati abbia gli stessi voti di una che ne ha cinquemila? E questa tendenza alla maggioranza che prende tutto non andrà prima o poi toccata?”.
In attesa che lo sport italiano torni con i piedi dentro il mondo reale, oggi il dopo-Malagò va in scena sotto l’ombra stessa di Malagò. In un’intervista con Paolo Brusorio su La Stampa ieri il presidente in uscita ha detto che il favorito fra gli otto candidati in corsa è Luciano Buonfiglio, guida della federazione canoa kayak da vent’anni.
Anzi, per la verità Malagò non l’ha definito favorito. Ha detto che vince lui. E prima di dirlo deve essersi fatto due conti. I candidati sono otto. Duccio Bartalucci, Mauro Checcoli, Pierluigi Giancamilli, Carlo Iannelli e Giuseppe Macchiarola non vengono accreditati di alcuna chance, gli altri due con qualche consenso sono Luca Pancalli – caro al ministro Abodi e al governo – e l’ottantaseienne Franco Carraro, la cui elezione offre il vantaggio di evitare spese per l’acquisto di una nuova poltrona. In qualche sgabuzzino deve essere rimasta quella che aveva preso la sua forma tra il 1978 e il 1987.
Nell’intervista di ieri a La Stampa, c’erano almeno altri due passaggi interessanti. Il primo su Federica Pellegrini, definita l’atleta simbolo del suo corso [«Sì. Siamo professionalmente diventati grandi insieme»] ma cassata dalla corsa alla presidenza del Geronto-Coni, ora, domani, per sempre. Troppo poco anziana, troppo poco maschio.
«La conosco bene e quindi dico no. Per attitudine e mentalità – ha garantito Malagò – e per come sta cambiando il Coni, non riuscirebbe a convivere con un massacro che chiamarlo burocrazia non rende l’idea. Piuttosto la vedrei a guidare una federazione».
Escludendo che Federica Pellegrini possa mettersi alla guida del basket o del canottaggio, si tratta di un discreto trac tirato da Malagò fra i piedi del vecchio nemico Paolo Barelli.
Inoltre Malagò ha detto abbastanza in chiaro che non s’è regolato come Bach al CIO, non ha favorito l’ascesa di una candidata donna alla presidenza – poteva essere Diana Bianchedi, poteva essere Silvia Salis – perché «credevo in una deroga che mi consentisse di arrivare a Milano-Cortina».
Così stamattina lo sport italiano si presenta sulla scena dell’opinione pubblica come l’ambiente più retrogrado della nostra società. Per convinzione o per ipocrisia, per principio o per avere una foglia di fico, non c’è più nessun convegno in nessun angolo del nostro Paese, non c’è più un solo concorso, una sola giuria, nulla di nulla dove otto uomini possano presentarsi senza nemmeno una donna. Qui sì. Senza imbarazzi.
Il secondo passaggio interessante di Malagò è quello che segna il passaggio di campo politico. Vista l’aria che tira, il super presidente che voleva un altro mandato ha detto: «Premesso che il nostro sport va molto meglio del Paese, faccio il tifo per Giorgia Meloni e spero che vinca la sua scommessa a medio-lungo termine. Io sono un patriota». Definizione scivolosa di questi tempi, gli ha fatto notare Brusorio. E lui: «Non me ne frega nulla. E poi patriota non significa nazionalista».
Repubblica parla di “patti segreti e ultime rappresaglie”, la Gazzetta dello sport tocca i nostri cuore parlando del “saluto di Malagò con gli occhi lucidi” [ma poi ci rasserena: “Ora Milano-Cortina” meno male], il Corriere della sera riferisce di una grande mossa strategica di Carraro per favorire Buonfiglio. Qual è questa mossa? Lascia libertà di voto ai suoi. Evidentemente dopo aver letto l’intervista di Malagò. Avendo capito che vincerà Buonfiglio. Fa impressione solo il fatto che esistano dei suoi.