Pare di aver capito che le cose sono andate così. L’Inter voleva tenersi Inzaghi, era la prima scelta – dicevano le cronache – ma Inzaghi desiderava andar via. Allora hanno pensato a Fabregas, anche lui era la prima scelta, ma il Como non lo ha lasciato partire. Il Como è di proprietà di alcuni produttori di sigarette aromatizzate ai chiodi di garofano, venuti a ricordarci che i contratti non sono fumo e il denaro non sempre odora. D’altra parte il Como aveva detto di no per Fabregas anche alla Roma. Dove era la prima scelta. Così la Roma si è buttata su Gasperini fingendo che fosse la prima scelta fin dall’inizio, ma poi lo è diventato, sebbene inizialmente Ranieri lo avesse dichiarato fuori dalla lista, ma siamo noi che non avevamo capito, ci abbiamo creduto faccia di velluto, era un bluff, il calcio è pieno di burloni. Oh l’Inter invece a un certo punto si è buttata su Cristian Chivu, diventata in certi tioli la prima scelta. Del resto il povero Marotta che può fare, se non giurare adesso che Chivu non è un ripiego: ottima formula linguistica che tiene insieme tutto.
Così benvenuta all’estate che si sta divertendo a prendere in giro gli Sfacciati [sarebbe un grande titolo per un film di Clint Eastwood], dirigenti che incontrano gli obiettivi di mercato a volto scoperto, tanto figurati, figurati se a noi quello dice di no. E invece cominciano a dir di no anche all’Inter, dice di no perfino un Antonio Conte al suo vecchio amore Juventus, che faccenda misteriosa e strana, una anomalia nel sistema. Un glitch.
Stamattina Svilar risulta una prima scelta per il Milan [la Gazzetta]: ma dopo Maignan. Ndoye è la prima scelta del Napoli sugli esterni [Corriere di Bologna] dopo che lo sono stati in cinque mesi Garnacho, Adeyemi, Saint-Maximin, Orsolini, Lookman. Il Verona lo è per Paolo Zanetti [L’Arena] ma Zanetti si è preso prima della prima scelta una pausa di riflessione. Si sta nel calcio come sugli alberi le foglie e in fondo siamo tutti la prima scelta dopo qualcun altro. Per fortuna ci sono i Samuele Telari, disposti a dire stamattina a La Stampa che la fisarmonica non è stata la sua prima scelta, lui voleva suonare la tastiera. Ma adesso fa bene l’altra cosa, funziona, e tutto il resto giustamente non conta.