Due partite allo scudetto. O una. O tre

La penultima di serie A

  Ventidue degli ultimi ventitré scudetti – e tutti i dodici consecutivi arrivati dal 2013 – sono andati a una squadra che l’anno prima si era piazzata fra le prime tre. La vittoria si concede a chi l’ha già corteggiata da vicino. Così, quando ormai la batteria del campionato è carica solo per il 6 percento, il vento della consuetudine sembrerebbe spingere il pentagono tricolore arrotondato verso l’Inter. Se non fosse che la sola eccezione al canone è stata scritta dalla Juventus 2012. Era reduce da un settimo posto e l’allenatore era Antonio Conte. 

Ha dimostrato a Napoli di ricordare come si fa. Prendi una squadra che è stata decima e la trascini in cima, con il sale di quasi 150 milioni spesi sul mercato e un andamento lento come in pochi anni, una media punti che tocca minimi decennali, una quota di gol segnati con pochi precedenti per essere da primato. Da decimo a primo: nella storia del calcio italiano l’ha fatto solo Alberto Zaccheroni al Milan nel 1998, in un club dove peraltro erano già stati da ottavo a primo fra ‘67 e ‘68, da nono a primo fra ‘58 e ‘59. Il record storico appartiene alla Roma del 1942: vinse il campionato dopo un 11esimo posto. Ma è un rilievo solo statistico. Sono mondi troppi distanti per essere confrontati. 

Un conto è risalire la corrente con la maglia della Juventus o la maglia del Milan, un altro conto è farlo a Napoli, dove la debacle seguita allo scudetto di Spalletti aveva accreditato la tesi che il titolo del 2023 fosse stato ‘nu miracolo. Lo stesso Conte ieri ha detto che una volata del genere in altri posti sarebbe vissuta con più naturalezza, invece in un posto come Napoli genera ansia. È vero. Ma lo sapevamo già. È così vero che per la suppurazione del tessuto è stato chiamato lui. Gli tocca farsene carico, vedere come va a finire, e poi decidere se davvero per una volta nella vita vuol partire dalla pole position come ha detto qualche settimana fa. L’alternativa – dopo aver vinto a Napoli – è sempre più facile rispetto all’idea di trattenersi. 

Paolo Condò sul Corriere della sera analizza la penultima serata di serie A e parla di “quasi match-point per il Napoli, molto incerottato ma anche molto determinato (Conte style). Attesi i minuti di qualità di Neres, che nel girone di ritorno è sparito: sarebbe il momento giusto per ricevere qualcosa da lui. Attenzione alle palle alte, dove il Genoa ha fatto danni. Il Parma ha bisogno di un punto e ha in Pellegrino un pericoloso colpitore di testa”. Quanto all’Inter dice che “smaltite le tossine del Barcellona, Inzaghi recupera un po’ di titolari ma non Lautaro, chiaramente orientato verso Monaco anche se la porta che dà sullo scudetto si è socchiusa. Lazio incompleta, ma in trasferta ha sempre funzionato: con 3 punti avvicina la Champions, con uno l’Europa. Si batterà”.

Ci sono 11 possibilità su 100 che stasera si assegni lo scudetto. In otto delle nove combinazioni possibili di risultati fra Parma-Napoli e Inter-Lazio tutto viene rinviato almeno alla prossima giornata. Una sola combinazione [il Napoli vince, l’Inter perde] rende la notte bianca. ‘A famme nun tene suonno, disse quella volta Spalletti. 

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio scrive nel suo editoriale che “sono i primi 90 minuti dei centottanta che possono cambiare i destini di una dozzina di squadre, altrettanti allenatori e alcuni dirigenti. Perché è così che si fanno le cose nel nostro calcio, è così che si lavora. A capocchia: idee fantastiche, ambizioni, grandi aspettative, qualche investimento, promesse promesse promesse e poi tutto si risolve all’ultimo e chi s’è visto s’è visto. Parafrasando John Lennon – mica fichi – il risultato è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti. Penso innanzitutto al Napoli, a Conte: a se e quanto potrebbe cambiare il futuro di entrambi se arrivasse il quarto scudetto. A Torino è forte la convinzione che Antonio torni presto a casina, la pregiudiziale è che sia lui a liberarsi: alla Juve nessuno vuole ritrovarsi alle prese con un De Laurentiis lievemente alterato. L’Inter ha davanti a sé l’obiettivo Champions, oltre al Mondiale Club, ma non intende abbandonare l’idea del doblete. Il centro di tutto è naturalmente Inzaghi che, per inciso, ha ricevuto proposte dall’estero, una indecente dall’Arabia. Ma resterà”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.