Inter e Napoli dopo le trasferte di Parma e Bologna
All’incirca una venticinquina d’anni fa, un Napoli scalcagnato e sconsolato, rotto al suo interno da gelosie e antipatie, si avviava verso una nuova caduta in serie B con rassegnazione, ascoltando nel dopo-partita sempre la medesima analisi del suo allenatore Emiliano Mondonico, pace all’anima sua: «Non era questa la partita che dovevamo vincere».
In effetti la squadra lo assecondava. Non ne vinceva nessuna e spesso perdeva.
È tornato in mente quel vecchio Napoli ieri sera al suono delle notifiche che annunciavano l’1-1 di Bologna come un’occasione mancata per portarsi a -1 dall’Inter, frenata sabato dal Parma. Veniva dunque da chiedersi se era questa una partita da vincere o se il pareggio in casa della quarta in classifica, la squadra più divertente della serie A, reduce da sei vittorie consecutive, con un piede in finale di Coppa Italia, imbattuta dal 22 febbraio, non fosse un’evenienza da considerare tutto sommato come bunarella [trad.: accettabile].
«Bisogna gestire bene Bologna e poi vediamo» aveva detto Antonio Conte alla vigilia, lasciando intendere che un pareggio non sarebbe stato considerato una sciagura.
È sempre il punto di vista che scegliamo a fare la differenza. Per la Gazzetta è uno stop [stamattina in prima pagina c’è il nome Napoli, e non la consueta metonimia Conte], per il Corriere dello sport-stadio invece “il Napoli regge” perché non ha perso e adesso ha “un calendario in discesa”.
Eccolo qua il problema. La discesa. Non era questa la partita da vincere, se avesse vinto le altre contro avversarie dall’11esimo posto in giù, avversarie contro le quali invece il Napoli ha lasciato 10 punti, dalla sconfitta di Como al pareggio di Venezia.
L’incrocio scudetto Parma-Bologna nel giro di 100 km e di una cinquantina d’ore si presentava beffardo e diabolico anche per le storie incrociate di gloria e di disfatte dei due club. L’Inter a Parma giocava su un campo dove strappò alla Roma uno scudetto all’ultima giornata [2008] con una doppietta di Zlatan Ibrahimovic appena rientrato da un infortunio, un campo dove invece il Napoli retrocesse con Cannavaro avversario in lacrime. Il Napoli a Bologna giocava nella città dove sfilò lo scudetto del 1990 al Milan alla penultime giornata mentre Sacchi viveva la sua Fatal Verona, e nella città dove l’Inter ha lasciato il titolo nel 2022 con la celebre pavona di Radu.
Paolo Condò sul Corriere della sera esamina allora quello che definisce uno scambio doppio di colpi psicologici, “un gioco di doppi sollievi e doppie amarezze che Conte dovrà gestire più di Inzaghi”. Perché l’Inter ha altri pensieri su cui mettere la testa, non vivrà questa retta finale come un’ossessione, mentre a Napoli rischia di esserlo. Condò ha scritto che Inter e Napoli giocano ormai le stesse partite, sono partite da squadre stanche, soffrono nei finali, anche ieri sera “una feroce difesa di squadra gli ha permesso di sopravvivere al quarto d’ora di fuoco finale del brillante Bologna. Un buon viatico per uno sprint nel quale dovrà ritrovare Neres, distante dal suo standard, e la mira di McTominay, il vero solista del 4-3-3 orchestrato attorno alle sponde di Lukaku e al gran lavoro di cucitura di Politano. La prossima settimana Inter-Cagliari e Napoli-Empoli sono lavori equivalenti. Fra due settimane Monza-Napoli e Bologna-Inter non lo sono”.