Il tredicesimo scudetto del PSG, così uguale e diverso dagli altri

Il tredicesimo scudetto del PSG, così uguale e diverso dagli altri

E così i titoli di Francia del PSG sono diventati tredici, come nessuno dubitava che sarebbe accaduto ma come tutti hanno puntualmente creduto che potesse essere evitato. Questo fa il PSG da quando vive dentro l’età qatarina: si presenta da insuperabile ma con un rumore di fondo da inaffidabile.

Certo a guardarsi bene intorno, ora che è tutto finito, non si vede proprio chi potesse prenderne il posto in cima alla classifica di Ligue-1, non il Nizza che con i soldi di sir Ratcliffe prometteva sfracelli, non il Lione disperso nelle nebbie di un’antica gloria introvabile, non il Marsiglia rivale per tradizione e spappolato dai veleni delle sue interiora, neppure quel Monaco dov’è tuttora possibile che la proprietà sia divisa tra una famiglia principesca e un oligarca russo. 

I dodici stipendi più alti della Ligue-1 sono qua. Con 860 milioni di euro, il club dispone di risorse tre volte superiori a quelle del Marsiglia. Alla solidità che si basa sulle fortune illimitate del Qatar si aggiungono le entrate che provengono dall’accordo tra la Ligue-1 e il fondo di investimento CVC: 200 milioni di euro contro i 90 che vanno al Lione e via via giù fino ai 33 della working class. Dalla Champions sono già arrivati altri 104 milioni. Dal Mondiale dell’estate prossima pioverà altra manna variabile fra i 30 e il centinaio. 

“Risultato: mentre la maggior parte delle squadre della Ligue-1 si trova in difficoltà finanziarie a causa del calo dei diritti televisivi – commenta Le Monde – il club della capitale continua ad arricchirsi, in particolare sfruttando una chiave di distribuzione degli introiti nazionali che gli è favorevole”.

Una situazione che ha spinto i senatori Michel Savin [Les Républicains, regione dell’Isère] e Laurent Lafon [Union centriste, dalla Val-de-Marne] a chiedere con la loro proposta di legge una riorganizzazione dello sport professionistico francese: sarà esaminata al Palais du Luxembourg il 10 giugno. Chiedono che la federazione francese di calcio possa “fissare un divario massimo nella distribuzione dei redditi tra i club, al fine di limitare le disparità”. Il presidente del Lens Joseph Oughourlian ha detto a Le Parisien che «il campionato francese è il più ingiusto, il più squilibrato del mondo: non possiamo avere un campionato dove il risultato è noto in anticipo, dal primo giorno». 

DISEGUAGLIANZE

Questo è. Liberté, disegalité, Pesegé. Così vanno le cose in un campionato dove a una squadra parigina battente bandiera mediorientale “la debolezza dell’opposizione rende il compito più facile” come dice Martin Mosnier su Eurosport France. Una squadra che si è scoperta prima senza stelle, poi senza cannonieri eppure senza avversarie. Per la prima volta da quando è finanziata da QSI, Paris è campione di Francia senza avere né Zlatan Ibrahimovic né Kylian Mbappé. Così parlò Luis Enrique: niente stelle, niente capricci, tanto che a un certo punto i francesi hanno messo sui poster la faccia malinconica di Kvitcha Kvaratskhelia, il Buster Keaton del dribbling venuto dai lapilli di Napoli. 

Se si potesse fare una classifica dei tredici titoli del PSG, questo del 2025 si piazzerebbe molto in alto in classifica, ha scritto la rivista So Foot con Tom Binet. Ha il miglior attacco [80 gol segnati finora, uno in meno rispetto a tutta la scorsa stagione], la miglior difesa [26 gol subiti], il miglior marcatore [Ousmane Dembélé] e il miglior passatore [Bradley Barcola], come dire che “ha risposto in modo ammirevole a quanti ne dubitavano dopo la partenza dell’onnipresente Kylian Mbappé. Meglio ancora: ha nuovamente incantato il suo stesso popolo”.

Utilizzato da attaccante puro per la prima volta in carriera, Ousmane Dembélé stata l’individualità nella quale si è incarnato di più il collettivo del PSG. Un nuovo ruolo da cannoniere che sommato alla sua abilità nel dribbling adesso produce una prospettiva da Pallone d’Oro, secondo L’Équipe. È stato campione del mondo a Russia 2018, anche se giocò appena due minuti nelle partite a eliminazione diretta. È stato vice campione del mondo a Qatar 2022 ma è stato sostituito al minuto 41 della finale. È stato per molto tempo rinchiuso nella nicchia dei calciatori considerati dotato e spettacolari, ma fragili, incompiuti, sempre a metà fra due sponde, incapaci di camminare sulle acque e di convincere i compagni che sì, venite, mettete i piedi dove li poso io. 

Un solo gol dal 27 settembre al 6 dicembre e poi sbam, la capacità di “reinventarsi in una posizione di centravanti, che ora ama e occupa senza perdere nessuna delle sue qualità di palleggiatore, aggiungendo al suo nuovo atteggiamento una generosità nel pressing che corrisponde pienamente all’idea collettiva di calcio che ha Luis Enrique”. Così scrive Vincent Duluc celebrando Dembélé come l’artefice magico del titolo. Dalla giornata.15 della Ligue-1 ha segnato 16 gol in 13 partite. È stato il giocatore più affidabile e più sorprendente, se quest’accostamento di aggettivi non producesse un paradosso. Oggi è “il volto principale di un progetto dal quale non emerge nemmeno una testa al di sopra della figura dell’allenatore”, scrive ancora Duluc: il famoso PSG senza stelle. È stato il fulcro della squadra e la sua attrazione mediatica, come prima di lui era toccato a gente come Zlatan Ibrahimovic, Edinson Cavani, Lionel Messi, Neymar e Kylian Mbappé. Eppure “nella testa dei tifosi della Ligue-1, osservatori e spettatori, ci sono ancora due Dembélé che si sovrappongono: quello che non riesce a centrare gli obiettivi e quello che conclude magnificamente il lavoro degli altri, dandogli un senso”. 

In una Ligue-1 all’improvviso spogliata dei suoi migliori giocatori – assi che coincidevano con i migliori al mondo in maniera sia scontata sia incredibile – Dembélé incarna un’assurdità assoluta: a leggere L’Équipe potrebbe diventare lui il primo giocatore a vincere il Pallone d’Oro indossando la maglia del PSG. 

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