Buondì Tudor. La prima Juventus dopo Motta

   

Buondì Tudor. La prima Juventus dopo Motta

 

Dusan Vlahovic torna titolare dopo 31 giorni. Davanti al portiere che su e giù cammina come sentinella sta la difesa a tre. Un altro mestiere bussa al citofono di McKennie, esterno a sinistra. Così, un’ora dopo le famose cinque delle sera di Garcia Lorca, anche la Juventus oggi avrà sudore di neve, ossa e flauti che suonano nelle orecchie, un’esperienza di morte da respingere, un lamento da allontanare. 

È il giorno della prima di Tudor, e solo il tempo dirà se si sia trattato di un nuovo giorno o di un giorno nuovo [ma questo è Baglioni – che peraltro a Lorca pensava quando nella sue Fotografie un orizzonte di cani abbaia da lontano]. 

Per rendere sereno il cielo sopra il terzino, il consiglio di amministrazione si è impegnato con un rafforzamento patrimoniale supportato da Exor, l’azionista di riferimento della società. È accantonata la disponibilità per un versamento almeno pari a 15 milioni di euro, una specie di paracadute in attesa degli eventi, dove per eventi si intende la qualificazione o meno alla prossima Champions. 

Ha tutta l’aria di un cerchio che si stringe intorno a Cristiano Giuntoli e alle sue responsabilità, il potere di firma messo sotto i 234 milioni spesi per 13 acquisti come ricorda stamattina Matteo Nava sulla Gazzetta, con una foto in cui Giuntoli pare Ivano Fossati, quello che cantava “lui si guarda intorno e non ha già più terra dove andare, lui si guarda i piedi e non ha scarpe adatte per continuare a ballare, lui se guarda il cielo non ha santi a cui telefonare, lui se guarda il cielo, il cielo gli fa segno di andare”. 

Avere un posto in Champions è diventata la premessa per una disponibilità economica agiata e per piani ambiziosi da costruire, sebbene il montepremi del Mondiale per club adesso si spalanca nel vuoto come una rete di protezione per i trapezisti. 

È un trapezista caduto il povero Thiago Motta, secondo Paolo Condò sul Corriere della sera “affogato nella noia prima che nella mancanza di risultati”. Ma nella faida permanente tra gli ideologi che abitano il pianeta calcio, quello che Condò definisce “l’eterno pendolo armato fra i talebani delle varie filosofie di gioco”, Thiago Motta resterà probabilmente un fantasma sulla scena di Tudor, come Massimiliano Allegri è stato presente sulla sua. 

|   “I suoi seguaci – dice Condò – preparano ora il messaggio che Tudor sia un troglodita del difesa e contropiede, ma non è così: il croato aggredisce alto, pratica il pressing e le sue squadre segnano in media un discreto numero di gol. Specie se dotate davanti di un centravanti adeguato, e la politica di esclusione subita da Motta — forse il principale capo d’imputazione a carico del tecnico esonerato — dovrebbe aver caricato Vlahovic come una sveglia. C’è spazio, per Tudor. Lo sfrutti”.

|   Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio scrive nel suo editoriale di stamattina che “in tutto quello che è accaduto e sta per accadere a Torino c’è assai poco di juventino, nonostante il ritorno di Tudor che ha subito messo le cose in chiaro sottolineando il senso di appartenenza e i valori che sembravano accantonati: gli aneddoti su Zidane e Pirlo un’efficace astuzia comunicativa. È come se oggi la Juve ricominciasse da zero; come se nove mesi e duecento e passa milioni di mercato si sottoponessero a un esame sul campo: la commissione esterna è costituita da un tecnico distante anni luce dal predecessore. Tudor si è presentato con umiltà, pur non essendo umile, e ha una cultura dei rapporti con chi allena meno complicata”

 

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