La presentazione del progetto di Adam Silver

È stato al St. Regis Hotel di Manhattan, una struttura dall’antico fascino europeo, che la NBA ha annunciato il suo progetto di sbarco con Adam Silver, in conferenza stampa accanto al segretario generale della FIBA Andreas Zagklis dopo un incontro con i trenta proprietari delle franchigie.
«Abbiamo ottenuto il sostegno unanime per compiere questo passo con la NBA» ha detto Zagklis prima di non-annunciare altri dettagli. Che cosa sappiamo.
La nuova competizione non ha ancora un nome. Potrebbe avere 16 squadre, di cui 12 permanenti, e perciò non sarebbe un campionato completamente chiuso come la NBA e come prevede la cultura sportiva americana. «Il vantaggio di creare un campionato da zero è che puoi prendere il meglio da entrambi i mondi» ha spiegato Silver, citando l’esempio dei campionati europei di calcio aperti a promozioni e retrocessioni.
Dunque: colpo di scena. Il merito non è un disvalore. Nemmeno nel tempio dello sport business dove c’è bisogno di certezze per investimenti economici bla bla bla.
Il modello di NBA Europe potrebbe essere semi-aperto, con quattro squadre che potrebbero qualificarsi – così pare di capire – in base ai risultati nei rispettivi campionati. L’evento si giocherà secondo le regole FIBA, quattro quarti da 10 minuti e la linea dei tre punti a 6,75 [le partite NBA durano 48 minuti e la linea dei tre punti sta a 7,23].
Silver dice che le città sedi delle franchigie rispetteranno la tradizione del basket europeo ma allo stesso tempo bisogna immaginarne delle nuove per incoraggiare investitori e futuri proprietari.
Secondo quanto riportato da The Athletic potrebbero decidere di scindersi e unirsi al nuovo campionato il Real Madrid, il Barcellona [e guarda se non sono sempre loro], il Fenerbahçe di Istanbul e l’Asvel del presidente Tony Parker.
La NBA è immersa in chiacchiere con il Qatar perché pure lì sono interessati a ospitare qualche partite, due spiccioli sul PSG ce li hanno messi, li possono mettere pure su questo gioco strano dove il pallone non si prende a calci, ma deve essere mandato con le mani dentro quella specie di retina per i pesci, solo che è bucata e i pesci non te li puoi portare a casa per farci la grigliata, pazienza, ma col tempo e con i milioni qualche regola la faremo cambiare. Oh, nel dubbio c’è beIN Media Group che si è fatto avanti per garantire una copertura economica in cambio dei diritti tv.
La NBA è rimasta molto vaga sui tempi, ma il lancio non è previsto a breve. Non sarà nel 2026. Una volta finalizzato il progetto, dovrà essere presentato al consiglio dei governatori della NBA, i trenta proprietari delle franchigie, e la votazione potrebbe essere a maggioranza semplice [16 voti].
Dopo aver testato per anni il mercato europeo portando alcune partite in modalità esibizione [o giù di lì], la NBA stima ora di poter generare circa 3 miliardi di dollari creando una lega nel Vecchio Continente.
Frase chiave di Adam Silver: «Il basket è il secondo sport più popolare in Europa. Ha centinaia di milioni di fan. Ma penso che ci sia un enorme divario tra l’interesse e lo sviluppo professionale che vediamo qui in Nord America».
Al momento non ci sono reazioni dall’Eurolega, che proprio negli stessi minuti andava regolarmente in campo, all’apparenza imperterrita e nella realtà atterrita, perché come scrive L’Équipe potrebbe “ritrovarsi privata delle sue risorse, con l’abbandono di diverse squadre per la nuova competizione”, mentre Adam Silver potrebbe diventare Adam Gold.
Giorgio Burreddu su Domani ha scritto: “C’è stato un tempo in cui le relazioni tra America e Europa erano legate da un reciproco fascino. Da questa parte del mondo era tutto un American dream, i grattacieli, il rock, la pop art, il surf. L’America la guardavi in tv e ti bastava desiderarla per poterla raggiungere. Di là dall’oceano il Vecchio Continente continuava ad avere il suo antico appeal. Una tensione tra due poli che il cinema ha sublimato per decenni: il mainstream, il cinema pop-corn da un parte, e dall’altra le pellicole d’autore, con il loro bianco e nero patinato. Ma qui non siamo al cinema. Lo sport anticipa. E lo ha fatto anche questa volta. Mettendo fine a quella reciproca attrazione per far valere le leggi di mercato. Sì, belle le tradizioni. Ma l’America vuole fare quello che dice lei”. E ancora: “Non è solo sport. Non è nemmeno solo business. È una di quelle manovre che raccontano il mondo più di quanto facciano le strette di mano a Bruxelles. È geopolitica con la palla a spicchi”.