L’esonero di Thiago Motta

   

L’esonero di Thiago Motta

Solo questa anacronistica fede nelle ragioni della Ragione continua a far respingere l’idea che la Juventus non sia un posto adatto a chi vende il calcio con le bollicine. Se tre indizi fanno una prova, qui saremmo al quarto: Maifredi, Sarri, Pirlo e Thiago Motta. Con qualche sfumatura. Sarri ha vinto uno scudetto e forse oggi non salterebbe più. 

Emanuele Gamba su Repubblica ha scritto che Motta era arrivato tra le fanfare ma “ha deluso su ogni fronte, inclusa la gestione dello stato di crisi, di cui è sembrato che non avesse contezza, come se non percepisse il pericolo della situazione nella quale la squadra era precipitata. Gli ultimi allenamenti con la rosa a metà sono stati descritti da alcuni giocatori come surreali, con lui impassibile e silenzioso a bordo campo senza una sola parola diversa da quelle che diceva quando invece le cose andavano bene, senza mostrare l’intenzione di correggere qualcosa nei metodi che lo hanno portato fuori da tre coppe, e infine dalla zona Champions, al ritmo irreversibile del tracollo: nella sua estrema fede nella coerenza, Thiago ha accettato di essere cambiato, pur di non cambiare”.

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La squadra è stata affidata a Igor Tudor, nelle ultime stagioni a Verona, Marsiglia e Lazio, ex juventino da calciatore (1998-2005) e poi nello staff tecnico di Andrea Pirlo durante la stagione 20-21. Lo strappo della Continassa è arrivato a nove giornate dalla fine del campionato, con la squadra al quinto posto, un punto di distanza dal quarto che vale la qualificazione alla Champions, il minor numero di sconfitte in questa serie A (tre come l’Inter) ma il maggior numero di pareggi (13).  La Juventus di Motta ha subito un solo gol più dell’Inter di Inzaghi e ne ha segnati quanti il Napoli di Conte, ma i conti e gli equilibri non sono tornati, anche per le eliminazioni ravvicinate in Champions e Coppa Italia contro avversarie da battere (PSV Eindhoven, Empoli). 

Nella storia del club ci sono nove precedenti di allenatori sostituiti a stagione in corso, quattro negli ultimi venticinque anni: si va da Sergio Puppo saltato nel ’56/57 fino a Massimiliano Allegri, sollevato dall’incarico per le frizioni con Giuntoli durante i festeggiamenti per la conquista della Coppa Italia.  Il dettaglio è sul sito di Sky Sport

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Paolo Condò sul Corriere della sera scrive che “Tudor inseguiva da anni la grande occasione, ieri ha firmato con la Juve ed è significativo che non abbia posto condizioni. È il comportamento di chi crede in se stesso. L’esonero di Thiago Motta liquida un’altra rivoluzione di gioco tentata dalla Juventus: se era successo cinque anni fa con Maurizio Sarri, licenziato malgrado lo scudetto, a maggior ragione ce lo potevamo aspettare con Thiago, che oltre a non far vedere il gioco per il quale era stato scelto non ha portato nemmeno i risultati. Ma la Champions è un obiettivo non negoziabile: quest’anno l’eliminazione ai playoff ha comunque fruttato 63 milioni. Perché il prossimo progetto poggi su una base economica solida, sono denari necessari. Un micidiale mix di inesperienza e superbia ha perduto Motta, che rivedremo in giro se saprà imparare da questo rovescio: è un tecnico migliore di quanto abbia fatto vedere a Torino”.

Nei giorni scorsi giravano altri nomi. “Mancini dice sì alla Juventus” titolava la Gazzetta due giorni fa, “ok anche per 4 mesi”. Ora bisogna capire se l’ex cittì è un nome ancora integro per la prossima estate oppure se Conte e Pioli [scrive Repubblica] gli stanno davanti.  

Cristiano Giuntoli si è salvato così, per ora, dopo un paio di estati nelle quali ha abitato i titoli dei giornali con la statura di un altro Cristiano. Ha dribblato i processi come Kvaratskhelia i difensori, ma Kvaratskhelia non sarà a lungo il suo scudo fatato, se sui piatti della bilancia siedono pure Fagioli, Kean e Huijsen. Tony Damascelli sul Giornale parla di furbata per salvare sé stesso. “Da oltre un mese, come Giovanna D’Arco, Motta ha sentito le voci: esonerato, rimandato, delegittimato ma mai ha cambiato quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che hanno quelli che vanno alla Continassa. Lo hanno “fatto fuori” ma lui per primo non è mai “entrato dentro”, riuscendo nell’impresa leggendaria di far rimpiangere Allegri 2.0, cioè il Max del minimo. Riferiscono che Giuntoli avrebbe detto a Motta: «Mi vergogno di averti scelto» (frase poi abilmente tolta dal circuito), sarebbe più dignitoso andarsene insieme con l’oggetto-soggetto della vergogna”. 

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Antonio Barillà su la Stampa dice che esonerare Motta è stata “una decisione inevitabile. Ponderata, perfino dolorosa, estranea al malcostume antico del tecnico capro espiatorio. Thiago Motta, più dei traguardi falliti e degli ultimi, umilianti risultati, paga l’integralismo e lo scollamento con la squadra, fattori che non lasciavano immaginare più una reazione e mettevano, di conseguenza, a repentaglio la zona Champions”. Parla di fine degli alibi e dei parafulmini, “perché le rivoluzioni non sono mai semplici e la ricerca della sostenibilità rischia di minare qualità ed esperienza, ma restano le incongruenze di un mercato comunque importante e l’ombra di due esoneri in meno di un anno: giusto che anche lui si senta sotto esame”. 

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio ha scritto che “l’esonero di Motta dopo soli nove mesi e l’arrivo di Tudor per quattro rappresentano peraltro una resa incondizionata, oltre a un’attribuzione pubblica di responsabilità al management: vi ho dato tanti soldi (che erano mancati l’ultimo anno di Allegri, ma quella Juve apparteneva ancora ad Andrea), vi ho lasciato mano libera e adesso che ci ritroviamo in queste condizioni vi rimando a casina. Cominciando dal primo. Firmato J. E.  Ieri è stata tagliata – all’americana – la testa più esposta. Altre rischiano di saltare”. 

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