Analisi, cause e attenuanti: ne troviamo sempre quando perdiamo
“Dybala ci salva la faccia” ha titolato il Corriere dello sport-stadio in prima pagina stamattina, con il sollievo di un intero movimento che ha temuto a un certo punto di veder uscire anche la Roma dall’Europa League – dopo Juventus Atalanta e Milan dalla Coppa dei Campioni. Ivan Zazzaroni ha scritto nel suo commento che “adesso Dybala ha un’altra faccia, altri occhi. Ma lo stesso piede, grazie al cielo, con quel modo tutto suo di giocare un calcio a parte. Perché Paulo si sente (è) finalmente leader completo, non più di sole soluzioni, e a casa: spinge i compagni a reagire allo svantaggio, vede spazi negati agli altri, segna, raddoppia, decide, è di nuovo un privilegio. Da quando è arrivato Ranieri molto è cambiato anche in lui: ha smesso di pensarsi altrove, di sognarsi a Madrid o Barcellona, là dove il livello gli è più familiare: l’Arabia non lo merita. L’adesione alla Roma è diventata così totale e non solo sul campo”.
L’uscita dell’Italia per quattro quinti dalla Champi0ns resta un trauma. Paolo Condò sul Corriere della sera analizza alcuni elementi chiave: “Ci ha distrutto il playoff – scrive – nel quale conta la reattività agli episodi perché le gare in cui tutto gira bene sono rare”. Un secondo appunto viene mosso agli osservatori. “Li sguinzagliamo alla ricerca di affari di mercato, siamo sicuri che guardino anche il collettivo oltre che le individualità?”. Una terza questione è la preparazione fisica, “e quel che è successo alla Juve dall’intervallo in poi – scrive Condò – ci ha riportato agli anni 70, quando la rivoluzione olandese si sostanziò innanzitutto in una superiorità atletica clamorosa: le squadre italiane in confronto sembravano camminare, e il Supercorso di Coverciano nacque anche per ovviare a quel deficit. una squadra di soli giovani — chi ha già vinto qualcosa nella rosa bianconera? — fatica a uscire dal panico”.
Valerio Piccioni su Domani ha inserito l’impresa di PSV e Feyenoord dentro la cornice complessiva e virtuosa dello sport olandese, sesto nel medagliere ai Giochi di Parigi con 21 medaglie femminili su 34, quarto nel medagliere alle Paralimpiadi. È l’Olanda arrivata per la prima volta in finale di Coppa Davis, l’Olanda che ha 6 praticanti di tennis ogni 100 abitanti, l’Olanda di Mathieu van der Poel e di Sifan Hassan.
“La formula – scrive Piccioni – è quella di una forte attenzione alla vittoria. Insomma, più Gran Bretagna (anche per l’esistenza di una lotteria che finanzia appositamente le attività sportive) che Finlandia Non ci sono atleti nei gruppi militari come in Italia, ma ci sono 4.600 professionisti che vivono di sport aiutati da 26.000 tecnici retribuiti. Un forte investimento è stato fatto anche per aiutare la combinazione fra studi e sport di vertice a partire dal famoso centro di preparazione di Papendal, che può ospitare fino a 400 atlete e atleti. un Paese dove il comitato olimpico è presieduto da una donna, l’ex giocatrice di pallamano Anneke van Zanen-Nieberg. A guardare sempre dati di Eurobarometro colpisce anche un altro primato olandese: fra le motivazioni per cui si fa sport è la nazione a raggiungere la cifra più alta (siamo al 52 per cento) fra chi risponde «perché mi diverto»”.
I VALORI MEDI
E noi? Noi ci divertiamo ancora? Paolo Di Canio su Sky Sport Insider dice che “non eravamo fenomeni prima, non è un disastro ora. Bisogna analizzare quello che è successo con lucidità, senza inutili allarmismi ma sottolineando quelle che sono le reali criticità del nostro calcio. Minimizzare quanto accaduto non fa bene al calcio italiano. Noi che commentiamo e analizziamo non possiamo cambiare il calcio, ma possiamo aiutare a stimolare a far meglio. Io credo che il calcio italiano sia a un buon livello medio. E infatti negli ultimi anni siamo arrivati con continuità in finale di Europa e Conference League, a volte vincendo e altre perdendo. In Champions League, invece, facciamo – nel complesso – molta più fatica”.
Ma un movimento che dispone di un buon livello medio non dovrebbe imporsi contro Psv, Feyenoord e Bruges? Di Canio pensa che non sia scontato. Forse perché il buon livello medio ormai appartiene a tanti, per la circolazione delle idee, la trasmissione dei saperi, la mescolanza di metodi e sistemi di lavoro. Così, se a una partita non arrivi nella condizione giusta – puff – la bolla di sapone ti scoppia tra le mani. È una bolla di sapone, l’Atalanta, pensa Di Canio, “non è una squadra pronta e costruita per vincere sempre, a dispetto di quanto si è detto negli ultimi mesi” quando mille violini suonati dal vento indicavano in Gasperini un modello per l’Europa, un maestro internazionale.
I problemi del Milan gli paiono invece nascere dentro la società, e sono problemi di gestione della condotta. “A me – scrive Di Canio – sembra che ad alcuni elementi di questa squadra manchi l’etica del lavoro, cosa che – per quanto mi riguarda – è gravissima. Quando vedo il rosso di Theo Hernandez non mi stupisco, perché ripenso alle parole di Pioli di qualche mese fa”.
Infine la Juventus. Anche in questo caso, secondo Di Canio, esiste una sostanziale distanza tra quel che ci siamo raccontati e le risposte avute dal campo. “Kolo Muani, che sta facendo bene in Serie A e che apprezzo, nelle due partite contro il Psv ha fatto fatica. Che significa? È un fenomeno perché ha segnato 5 gol in 4 partite di campionato? È scarso perché non ha fatto bene contro il Psv? Nessuna delle due. È un buon giocatore, ha talento e a sprazzi riesce a incidere ma non è un campione. Ma se dipingiamo un giocatore come un fenomeno dopo due gol contro la terzultima in Serie A, cosa diciamo di Mbappé che ne fa tre al City?”.
PARERI Alessandro Costacurta
➣ Hanno vinto squadre di Olanda e Belgio. La mappa del calcio europeo sta cambiando?
«Non credo che Bruges, Feyenoord e Psv, la migliore del trio, arriveranno ai quarti. Nel calcio ci sono le categorie, per citare Max Allegri.
➣ Dal sigaro di Riad è passato un mese e mezzo. Come giudica il lavoro di Conceiçao?
«Idem come sopra. Gli servono tempo e giocatori all’altezza. Si sopravvaluta spesso il ruolo degli allenatori, e la loro capacità di determinare il clima nello spogliatoio. Pippo Inzaghi stava male prima delle partite, non bene. Eppure segnava come nessuno».
➣ Da compagno di squadra, cosa avrebbe detto a Theo Hernandez per il doppio giallo?
«Mi sarei incazzato come una bestia. Due pirlate così non si giustificano. O si rimette in riga o deve cambiare aria. Da uno dei migliori terzini al mondo, un atteggiamento simile è inaccettabile. Corre sulla fascia che è stata di Paolo Maldini».
➣ A proposito, nel passaggio da Maldini a Ibra, cosa è cambiato al Milan?
«Paolo ha il giusto distacco dalle cose e un’intelligenza analitica. Per questo è stato il miglior difensore della storia e un grande manager. Il suo scudetto resta un miracolo. Zlatan ha carisma ma deve allenarsi nel giudizio. L’ultimo mercato è un buon segnale, ma è in formazione. Così come lo è Leao. Può diventare un campione, ma non lo è. Oggi la parola è abusata. Io non sono stato un campione, ma riuscivo a giocare con i fuoriclasse, la storia l’abbiamo fatta insieme. Servono impegno, atteggiamento, voglia di imparare». – intervista di franco vanni, Repubblica
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TESTIMONI Vincenzo Italiano
➣ Rispetto all’Europa il livello della serie A si è abbassato?
«In Europa giocano a viso aperto, non speculano. È un tipo di pensiero calcistico da inseguire, per avvicinare la gente allo stadio. Culturalmente noi siamo più preoccupati del risultato. Ma il risultato può essere casuale, la prestazione ben fatta non lo è mai».
➣ Il suo calcio sfrutta le fasce e il pressing molto alto.
«Dopo la vittoria in Coppa Italia a Bergamo due giornalisti stranieri sono venuti a dirmi che in futuro tanti utilizzeranno i principi del Bologna. Il mio non è un calcio copiato, ho il brevetto come la Coca-Cola (ride ndr ). Il calcio è possesso e non possesso, questo modo di riconquistare la palla così aggressivo che abbiamo, ti aiuta contro chi ha grandi individualità. Aggressivi con i forti, diciamo così». – intervista di guido de carolis, Corriere della sera