Che cosa vi hanno fatto i tempi supplementari

L’UEFA li vuole eliminare dalla Champions League: cosa scrive il Guardian

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Colpo di scena. Un altro. L’UEFA sta valutando di eliminare i tempi supplementari. Almeno nella fase a eliminazione diretta della Champions League. Un’altra grande vecchia tradizione che viene spazzata via, “così va il mondo, tutto quel che c’è di grande e glorioso nel gioco viene profanato per produrre più contenuti da vendere”. Lo ha scritto lo storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian, in genere poco incline al nostalgismo. Forse proprio per questo motivo ha sentito il bisogno di chiedersi a voce alta se “con l’avanzare della mezza età, il pensiero sui supplementari è condizionato dagli anni di formazione”. 

Ovviamente alla fine pensa che no, non può essere così. Lo fa ricordando una serie di magnifiche epopee calcistiche definite ai supplementari [la finale di FA Cup 1982, la semifinale Francia-Germania ai Mondiali ‘82, la finale di FA Cup 1983]. 

“All’età di sei anni – scrive – ero pienamente convinto che i supplementari significassero eccitazione e che fossero una cosa positiva, un’opinione che è stata appena messa in discussione dal fatto che cinque delle finali della Coppa d’Africa a cui ho assistito sono finite 0-0 prima di essere decise ai rigori. Forse questo è solo un altro esempio del calcio che funge da grande coperta di conforto nostalgica”. 

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Ma qual è la giustificazione per eliminarli, si domanda Wilson: “I calciatori che giocano troppo? Quanti tempi supplementari giocano le squadre in una stagione? Nelle ultime due, solo una partita a eliminazione diretta della Champions League è andata ai supplementari. I calciatori giocano troppo perché le autorità del calcio continuano a rendere i tornei più grandi e a inventarne di nuovi. Volete risparmiare le gambe dei giocatori? Basta non aggiungere alla Champions League due partite extra nei gironi e un possibile turno a eliminazione diretta in più, l’equivalente di 12 tempi supplementari. Basta non creare una Coppa del Mondo per club, i cui vincitori giocherebbero l’equivalente di 21 tempi supplementari, più gli eventuali tempi supplementari effettivi. L’UEFA dice che è per avere un orario più chiaro della fine delle partite. E noi dobbiamo credere che la Uefa, l’organismo che ha presieduto il caos delle finali di Champions League di Parigi e Istanbul, il caos delle ferrovie tedesche a Euro 2024, improvvisamente si preoccupi dei tifosi?”

Insomma. Quello di Wilson è un no. “I rigori – dice – sono una parte del calcio, ma non sono il calcio. Possono essere il modo meno peggiore che il calcio conosca per risolvere le partite in parità, ma dovrebbero essere l’ultima spiaggia. L’abolizione dei supplementari porterà più partite ai rigori. È davvero questo che vogliamo: più calcio risolto da qualcosa che è meno del calcio? Le persone guardano il calcio perché gli piace il calcio, e se non gli piace il calcio perché cercare di farglielo guardare? Il calcio non è una medicina per bambini, da ingoiare con un po’ di zucchero e aroma di fragola. Non esiste alcun argomento calcistico per eliminare i supplementari. Non è una questione di nostalgia. Partite più brevi non sono partite migliori.  Forse è una posizione conservatrice, ma non dovrebbe essere considerata come reazionaria: quando si affronta il futuro del calcio, la considerazione più importante dovrebbe essere il calcio”. 

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