L’evacuazione di New Orleans: via gli homeless dai paraggi del Super Bowl

Le decisioni dopo l’attacco terroristico

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Era già successo dopo Katrina e accadrà di nuovo stasera, dopo un mese o poco più dall’attacco terroristico di Capodanno. New Orleans deve rialzarsi e non c’è un contesto migliore dello sport per sentirsi ancora vivi, feriti ma vivi, il bello delle cicatrici è che non muori dissanguato. Il Super Bowl ha aumentato la sicurezza nelle zone turistiche di New Orleans, ma è anche vero che il Super Bowl sommato al ritorno del terrorismo ha permesso alla polizia di risolvere senza troppi ostacoli la questione degli homeless. 

A sette miglia di distanza dal Superdome, lo stadio da 76mila posti dove stasera i Kansas City Chiefs e i Philadelphia Eagles si giocano il titolo, in direzione nord-est, verso il lago Pontchartrain, si trova “un perimetro senza fascino, protetto da una recinzione sormontata da filo spinato. I fast food più vicini sono a mezz’ora di distanza a piedi, la strada non ha marciapiedi. Il magazzino non ha finestre a livello degli occhi”. 

È qui che li hanno portati, i senzacasa che dormivano nei pressi dello stadio e nel quartiere turistico, 200 persone, giovani, anziani, non importa. Qui dove “ci sono stati problemi idraulici e i bagni chimici rimangono alla vista di tutti. All’ingresso due guardie di sicurezza stabiliscono chi entra e chi esce. C’è anche un’auto della polizia” racconta The Athletic. Lo chiamano centro di transizione, la casa temporanea per i senza fissa dimora di New Orleans. È stata un’idea del governatore Jeff Landry, repubblicano, lo ha deciso nel «miglior interesse della sicurezza e della protezione di ogni cittadino». 

I volantini che reclamizzavano il centro di transizione promettevano “comodità e servizi”, tre pasti al giorno più spuntini, biancheria da letto e kit per l’igiene, docce e bagni funzionanti, riscaldamento, lavanderia, un’area con una televisione, tutto accompagnato dalla promessa di cure mediche di base, infermieri e consulenti, il “supporto per un nuovo inizio”

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Il volantino tuttavia avvertiva pure che la mancata osservanza delle norme avrebbe comportato “azioni esecutive o procedimenti legali”, con gentilezza descritte come la fornitura di biglietti per autobus o treni che conducono fuori dallo stato. Nel dizionario una parola esiste: espulsione.

Lo fece Atlanta nel 1996 prima dei Giochi, lo fanno ormai tutte le città che portano il fuoco olimpico dentro le mura. Mike Steele, portavoce dell’ufficio del governatore per la sicurezza interna e la preparazione alle emergenze, dice che si tratta di un vantaggio per le persone del centro. In effetti. Sarah Parks, direttrice esecutiva dell’organizzazione Grace at the Green Light, specializzata nell’assistenza ai senzatetto, ha detto a The Athletic che molte persone le hanno raccontato di aver ricevuto minacce di arresto se si fossero rifiutate di salire sugli autobus. 

Non è che accada solo per le Olimpiadi o per il Super Bowl. Quando Taylor Swift ha suonato per tre notti al Superdome in ottobre, lo stato ha inviato funzionari della fauna e della pesca insieme alla polizia per spostare un accampamento sorto vicino allo stadio in un luogo meno visibile, sotto il cavalcavia, senza bagni chimici e senza bidoni della spazzatura. The Athletic ha riferito che l’ufficio del governatore ha negato ai media una visita al centro di accoglienza, affermando che gli ospiti si sarebbero sentiti in mostra.

Il resto dell’America

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Il resto del Paese cosa ne sa, e se lo sa pazienza. Il Super Bowl è quella cosa che guardata in tv da 123 milioni di americani. La finale di baseball fa 16 milioni di spettatori al massimo, quella per l’anello di NBA arriva a 12, la partita per il titolo NHL sul ghiaccio a stento arriva a quattro, meno dei quarti di finale di Coppa Italia. 

La partita di stasera va su Fox con il leggendario Tom Brady al commento. Il pre-aprtita comincia cinque ore e mezza prima. Auguri. Secondo Nielsen, altri 64 milioni e mezzo di spettatori da tutto il mondo hanno guardato lo scorso Super Bowl, ma l’evento non è ancora globale come la finale dei Mondiali di calcio, un miliardo e mezzo di spettatori nel 2022. Resta uno degli eventi che fanno più gola agli inserzionisti, disposti a pagare 8 milioni di dollari per 30 secondi di pubblicità. Il Super Bowl è quel posto dove si va a rovistare in ogni angolo per tirar fuori il racconto di qualcosa, una specie di festival di Sanremo ma con un pallone. Si guardano per esempio pure le pieghe nascoste tra gli spot, perché “negli ultimi anni è diventato normale per i marchi lanciarli giorni, persino settimane, prima della grande partita” [Out Kick]. The Athletic li ha esaminati uno per uno e ne ha fatto una classifica, dal migliore al peggiore [per gli appassionati del genere si trova tutta qui] e in cima c’è David Beckham per la Stella Artois.

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Andare allo stadio è un’impresa costosa. Gli ultimi biglietti ancora disponibili per il Caesars Superdome costavano due giorni fa 2.148 dollari. Sul sito di rivendita StubHub. Oh, se vi interessa il Superdome nella sua storia ha visto di tutto: la finale NCAA di basket con un ragazzino di nome Michael Jordan [1982] e l’ultima delle 56 vittorie da professionista di un pugile di nome Muhammad Ali [1980] contro Leon Spinks. In mezzo, tra un evento all’altro, vennero a cantare i Rolling Stones [1981]. 

È uscito un libro che racconta come questa partita di football ha cambiato l’America, diventando il più importante evento di intrattenimento del Paese. Lo ha scritto Denis Deninger, ex produttore ESPN e docente alla Syracuse University, “un resoconto denso di fatti e aneddoti – dice il Wall Street Journal – con materiale sufficiente a tenere impegnati i fan più accaniti e a far conoscere ai profani la tradizione e il fascino di un evento sportivo che ha eclissato in popolarità le World Series di baseball e i combattimenti per il campionato dei pesi massimi di boxe”.

Con 129 milioni di spettatori, lo scorso Super Bowl è stato lo spettacolo più visto nella storia della televisione degli Stati Uniti. Hanno guardato la partita più americani di quanti abbiano votato per il presidente. Che stasera è in tribuna. Per la prima volta nella storia del Super Bowl.

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