Il ritiro di Johannes Thingnes Boe

Il divo del biathlon lascia

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Pazienza. Pazienza se ci sono le Olimpiadi. Manca un anno. Un anno è tantissimo se non ce la fai più. Un anno è un periodo interminabile quando ti pesa alzarti dal letto la mattina, quando torni a casa la sera e il solo pensiero luminoso è che un’altra giornata è finita, ma nel buio angosciante della consapevolezza che un’altra giornata è passata, uguale, immobile. Johannes Thingnes Boe ha scosso il biathlon e ha detto che basta così, a fine stagione si ritira, per le Olimpiadi tanti auguri a voi. Un ritiro anticipato. Chiuderà la carriera ad Holmenkollen, davanti al pubblico di casa. Boe è questo signore che ha vinto 9 medaglie olimpiche di cui 5 d’oro, 38 medaglie mondiali di cui 20 d’oro, ha conquistato 160 podi di Coppa del Mondo [135 individuali] con 105 vittorie [88 individuali]. Ha vinto 5 Coppe del Mondo generali e 12 di specialità. 

Federica Trozzi su Fondo Italia l’ha definita una notizia sconvolgente, “ma in piena linea con la persona e non solo con il personaggio, capace di essere tanto freddo e calcolatore al poligono quanto caloroso e sensibile al di fuori, non nascondendo le lacrime durante la conferenza stampa e facendo commuovere tutti i presenti”.

Uno dei più grandi biathleti di sempre, “che non riuscirà forse a diventare il più grande in assoluto prendendo il posto di Ole Einar Bjoerndalen se guardiamo ai meri numeri, ma ha saputo diventarlo de facto, rendendo spettacolare la disciplina ogni volta che è sceso in pista, alzando l’asticella e stupendo il pubblico gara dopo gara”. 

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Scrive Trozzi che “come Coppi aveva il suo Bartali, come John McEnroe aveva Bjorn Borg e Niki Lauda fronteggiava James Hunt, Johannes Boe incontra sulla sua strada l’uomo che, nella sua generazione, ha scritto pagini importanti non solo per il biathlon, ma per lo sport generale. Il nome è Martin Fourcarde, il soprannome è Monsieur Le Biathlon”.

Lascia un fenomeno, ma anche “la bellissima persona oltre il personaggio, l’uomo dietro il pettorale. Il suo atteggiamento rilassato e sorridente, il modo in cui ha celebrato le sue vittorie, talvolta dimesso, altre volte con ironia, e il modo in cui ha affrontato e superato le battute d’arresto, sono ciò che, a chi lo ha seguito più da vicino, sarà più difficile da dimenticare”.

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