Che cos’è The Wall!, la curva del basket dove non si entra con la maglia degli avversari

  LA CURVA ESCLUSIVA DEI CLIPPERS

No, il punto esclamativo non è di Slalom. Non ce n’era mai stato uno in cinque anni d’archivio. Il punto esclamativo fa parte del nome del settore più caldo dentro la nuova arena da 2 miliardi di dollari della NBA, il muro esclusivo dell’Intuit Dome costruito dal Los Angeles Clippers, inaugurato mercoledì sera. “Per le sue caratteristiche ha fatto subito una grande impressione” dice il Washington Post.  

Steve Ballmer, il miliardario ex CEO di Microsoft, ha fatto di tutto per conquistare la benevolenza dei tifosi nell’ultimo decennio, da quando ha comprato i Clippers in seguito alla caduta in disgrazia di Donald Sterling, ripreso mentre faceva commenti razzisti. Gli sforzi di Ballmer consistono nel lancio della campagna “Street Lights over Spotlights”  tesa a superare il glamour dei Lakers; nell’organizzazione di omaggi in denaro per incentivare i tifosi a presentarsi alle partite in anticipo e fare un po’ di casino dentro il palazzetto; nella ristrutturazione di centinaia di campetti da basket in tutta la città; nell’organizzazione di feste di compleanno con la mascotte della squadra “Chuck the Condor” spingendo le altre franchigie e le altre mascotte a fare altrettanto. E poi Ballmer ha soffiato Kawhi Leonard alla concorrenza durante una free agency, ha scambiato una serie di prima scelte al draft per avere Paul George, ha ingaggiato Russell Westbrook, ha comprato James Harden, ha messo in piedi un gigantesco tentativo di costruzione dal nulla di una contendente al campionato. Tutto inutile. Tutto è andato in frantumi. 

IL QUESTIONARIO PER ENTRARE

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L’ultima e più costosa iniziativa eccola qua, l’Intuit Dome, un’arena futuristica da 2 miliardi di dollari e The Wall. Anzi: The Wall! – cinquantuno file di posti a sedere che si staccano dal suolo verso l’alto senza soluzione di continuità, senza palchi di lusso in mezzo o gradinate. Il modello: la curva di uno degli stadi di calcio europei, probabilmente sin dal nome la curva del Borussia Dortmund, “un’imponente sezione di tifosi fanatici dietro uno dei canestri – spiega il Washington Post – per guidare i cori, distrarre i tiratori dei liberi avversari, iniettare entusiasmo nelle partite dei Clippers”.  Per molti anni, l’ex coach Doc Rivers ha implorato i tifosi della squadra di creare un ambiente che fosse un vero vantaggio. Le sue suppliche sono arrivate dopo decenni di sconfitte: i Clippers si sono trasferiti da San Diego a Los Angeles nel 1984, ma non hanno mai vinto una serie di play-off fino al 2006. Ballmer è arrivato nel 2014 e i Lakers erano sempre i Lakers, con tutto quel passato glorioso e tutto il loro presente così sempre all’altezza. Le due franchigie condividevano lo Staples Center che ora in America sono tutti obbligati a chiamare Cryptocom Arena per ragioni commerciali. Ma i Clippers avevano meno storia da commemorare, così erano costretti durante le loro partite a sollevare più schermi al soffitto per coprire le maglie ritirate dai Lakers e gli striscioni del titolo appesi sotto le travi.

Non potendo [ancora] regalare l’anello, Ballmer ha regalato la curva più cool della NBA. In eslcusiva. The Wall! è un posto fatto per i tifosi dei Clippers. Tutti gli altri sono considerati degli intrusi. Sul serio. È un’area da 4.500 posti a sedere con 144 gradini tra il campo e il livello più alto “che persino una capra di montagna si sentirebbe frastornata” [questo è il Wall Street Journal]. Nessun tifoso di un’altra squadra può acquistare biglietti per il Wall! I Clippers hanno introdotto un processo di verifica. L’acquisto di un posto include la risposta a un questionario che deve dimostrare l’appartenenza al tifo. La parte centrale della sezione è riservata solo ai posti in piedi. I tifosi che arrivano al palazzetto trovano sui loro sedili dei polli di gomma che raffigurano Chuck the Condor. È vietato lì dentro indossare la maglia di una qualsiasi altra squadra NBA. Si può essere espulsi. 

 

QUANDO TI SBATTONO FUORI

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La cosa è in effetti successa mercoledì a un signore di nome Chris. Residente a Los Angeles, aveva il diabolico piano di assistere alla prima partita della stagione regolare nella nuova arena dei Clippers con la maglia dei Phoenix Suns, la maglia di Kevin Durant. Sarebbe entrato in territorio nemico, e gliel’avrebbe fatta vedere, tsk. Si è arrotolato la maglia e l’ha nascosta sotto il vassoio con le patatine. Il tessuto viola che gli usciva dalla mano non è stato sufficiente a far suonare i campanelli d’allarme, racconta con una certa quota di ironia il Wall Street Journal [senza il punto esclamativo dopo Wall, in questo caso]. Ma nell’istante in cui ha provato a infilare la maglia di Durant, ne-ne ne-ne, è suonata la sirena. Nel giro di pochi istanti, era fuori. Il primo tifoso nella storia a cui è stato chiesto di lasciare The Wall! I Clippers hanno offerto a lui e a un suo amico un nuovo paio di posti in un altro settore, che signori. Erano finanche posti migliori, così raccontano i giornali in America. Main 1, fila 21, posto 11. Come tutte le squadre NBA, i Clippers lasciano dei posti liberi in caso di emergenza, anche quando c’è un sold-out. Per qualche ragione, il signor Chris ha rifiutato sia l’opportunità di cambiare settore sia quella di tornare al The Wall! con un’altra maglia, o una canottiera dei Clippers che gli steward dei Clippers gli hanno offerto. Si è girato e se n’è andato. È la vittima numero 1 del Wall! identitario. Ce ne saranno altre, scrive il Wall Street Journal, perché l’arena ha un sistema di controllo facciale. I tifosi del settore si registrano su una app e il loro profilo appare sul tablet all’ingresso. Se Face ID non riconosce la persona, viene visualizzato un messaggio che dice “tifoso sconosciuto” e la sicurezza verificherà due volte che la persona si trovi nel posto giusto. Mercoledì è accaduto a una signora che teneva per mano un bimbo di 2 anni. Il bimbo aveva con sé due maglie. Indossava quella di Kawhi Leonard e in mano stringeva l’altra di Devin Booker. La mamma ha detto che ancora non sa decidersi per chi tifare. La guardia dice che non ha potuto farci niente, il bambino ha dovuto lasciarlo passare.

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