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LA TOMBOLA DELL’ATLETICA
L’ultima Diamond League in regime di monopolio
Ora che la Diamond League è finita, il bilancio è chiaro. Miglior meeting dell’anno per qualità delle prestazioni: Chorzow. Secondo Eugene, terzo Bruxelles, quarto Londra e quinto Losanna. Tre su cinque sono venuti dopo i Giochi.
Nello stadio che non porta più il tragico nome di Heysel, in due giorni di finali per il diamante non sono arrivati primati del mondo, ma 9 prestazioni sopra la soglia dei 1.250 punti nella tabella di World Athletics che converte e uniforma tempi e misure.
LE 9 MIGLIORI PRESTAZIONI DI BRUXELLES: 1] Leonardo Fabbri con 22,98 nel getto del peso [1299 punti], 2] Armand Duplantis con 6,11 nel salto con l’asta [1297 punti], 3] Ryan Crouser con 22,79 nel getto del peso [1288], 4] Kenneth Bednarek nei 200 metri con 19,67 [1272 ], 5] Berihu Aregawi nei 5.000 con 12:43.66 [1270], 6] Hagos Gebrhiwet nei 5.000 con 12: 44.25 [1268 punti], 7] Telahun Haile Bekele nei 5.000 con 12:45.63 [1263], 8] Beatrice Chebet nei 5.000 con 14:09.82 [1262], 10] Letsile Tebogo nei 200 con 19.80 [1262]
Un paio di sorprese: la ventenne keniana Faith Cherotich che ha battuto l’oro olimpico Winfred Yavi sulle siepi e l’americano Kenny Bednarek davanti a Letsile Tebogo nei 200. La gara della serata è stata quella degli 800 maschili, dove Marco Arop ha puntato al record del mondo, mancandolo e subendo la rimonta di Emmanuel Wanyonyi, da quarto a primo negli ultimi 100 metri.
Il 2024 ha visto il maggior numero di uomini di sempre sotto 1:42 [cinque, da tre continenti]. Marco Arop aveva corso in 1:41 in ciascuna delle sue ultime tre gare prima di Bruxelles e aveva messo in programma l’attacco al record mondiale di David Rudisha [1:40.91 nel 2012]. Ha superato i 400 in 49.28, esattamente lo stesso tempo di Rudisha ma il ritmo veloce iniziale e forse la lunga stagione nelle gambe lo hanno afflosciato al secondo giro, quando Arop ha chiuso in 27.7 gli ultimi 200 e 14.4 i 100 finali. Emmanuel Wanyonyi si è messo il dito alla testa dopo aver tagliato il traguardo, voleva dirci di essere fiero della sua astuzia e della sua distribuzione dello sforzo.
Il Kenya ha vinto sei diamanti, con 800-1500-5000-siepi tra le donne e 800-siepi con gli uomini. Chebet ha chiuso la migliore stagione della carriera, le è solo sfuggito il record mondiale dei 5.000. Ci ha provato la scorsa settimana a Zurigo. Ieri sera la Wavelight era stata impostata sul record del meeting, Chebet è stata davanti alle luci per gran parte della gara, ma il record del mondo non è mai stato in serio pericolo. A Zurigo aveva dovuto correre da sola gli ultimi 3 km. Secondo il sito specializzato Let’s Run, “date a una Chebet fresca buone condizioni e un buon pacer per i 3 km e siamo fiduciosi sulle sue possibilità di diventare la prima donna in assoluto sotto i 14:00 l’anno prossimo”.
L’ITALIA
È stata una finale speciale per l’atletica italiana con tre diamanti arrivati tutti nella seconda giornata: Fabbri nel peso, Tamberi nell’alto, Iapichino nel lungo. Non solo non era mai successo in una sola edizione, ma erano due in tutto quelli vinti in precedenza, tutti da Tamberi, a meno di non assegnarsi retroattivamente e spericolatamente pure i due di Andy Diaz nel triplo.
Giulia Zonca su La Stampa ha scritto che “il livello dell’atletica italiana non si può misurare solo in ori olimpici. Quelli di Tokyo hanno fatto cambiare dimensione all’Italia che non è più tornata indietro”. Parla di tre riscatti rispetto ai Giochi, e in effetti Parigi era stata amara sia per Fabbri sia per Tamberi sia per Iapichino. La vittoria del diamante davanti a Crouser, scrive Zonca, rimane per Fabbri un successo con “un interrogativo inspiegabile. Una stagione perfetta con un unico buco: le Olimpiadi. Con questa misura Fabbri le avrebbe vinte, i rivali erano gli stessi messi dietro a Bruxelles ed è ovvio che trasferire risultati in differenti circostanze sia impossibile, però è pure difficile festeggiare il successo senza un po’ di frustrazione”.
A Fabbri è riuscita a Bruxelles la strategia che aveva immaginato per Parigi: un super lancio al primo colpo per spaventare Crouser e mandarlo in confusione. “L’Italia continua a crescere – conclude Zonca – anche se gli ori a Cinque Cerchi sono meno e nemmeno i diamanti sono per sempre”, mentre pure Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta si domanda: “Sarà un caso che tutti e tre i protagonisti, pur per motivi diversi, sono tornati dall’Olimpiade di Parigi insoddisfatti?”.
Il 22,98 di Fabbri è anche il nuovo primato italiano.
PROSPETTIVE
C’è ancora dell’atletica, comunque sia. Con una discreta curiosità attorno, il 26 settembre a New York nasce ATHLOS, la nuova manifestazione di Alexis Ohanian, il signor Serena Williams, che ha raccontato di aver immaginato quest’evento dopo essersi innamorato della corsa di Gabby Thomas. Secondo Let’s Run, con questa Diamond League si è chiusa un’era.
A partire dal prossimo anno, la finale di Diamond League non sarà più l’ultimo grande evento della stagione. Negli anni dispari finiremo con i Mondiali: nel 2025 in Giappone dal 13 al 21 settembre. Negli anni pari con un nuovo evento che arriva in calendario, il World Athletics Ultimate Championships. Non solo. Dal 2025 arriva pure il Grand Slam Track organizzato da Michael Johnson: verrà lanciato ad aprile. Una mezza rivoluzione, più soldi, più competizione per strapparsi a vicenda i nomi da mettere sui poster, preparazioni atletiche da rivedere: prepariamoci al racconto di Mondiali con gli atleti stanchi e di infortuni per i calendari affollati.
IL MONDIALE DI F1
Da quando ci raccontiamo che il Mondiale è riaperto, quelli che dovrebbero chiuderlo sono diventate delle mezze tartarughe. Così, a ora di pranzo, la Red Bull di Max Verstappen parte dalla sesta posizione in griglia e la McLaren di Lando Norris dalla 16esima, eliminato in Q1. “Hanno ancora deluso ancora ieri, e potrebbero perdere l’occasione di battere un colpo” sintetizza L’Équipe da Baku, Azerbaijan, dove per la quarta volta di fila partirà in pole position Charles Leclerc.
Norris è incappato in una bandiera gialla esposta durante l’ultimo giro. Ha prima rallentato e poi rinunciato, tornando ai box. Il suo ingegnere Will Joseph si è scusato alla radio, Norris ha detto a Sky Sports UK di essere stato sfortunato e la McLaren ha chiesto chiarimenti alla FIA su questa bandiera gialla. C’era stato un contatto di Esteban Ocon con il muro alla curva 5 e una foratura alla ruota posteriore sinistra, su un circuito cittadino ne succedono spesso di episodi del genere, causando quel famoso effetto di una farfalla che batte le ali non si sa dove e produce un temporale dall’altra parte del mondo. Ocon sbatte e Norris forse perde il Mondiale.
Le tre pole precedenti di Leclerc non hanno mai prodotto una vittoria a Baku, ma la Ferrari 2024 è stata spesso differente rispetto al passato, più forte di domenica che nei giorni precedenti. Charles ha avuto un incidente nelle prime prove libere, un problema con un componente nelle seconde manco fosse Goldrake o Jeeg Robot, qui ha rotto il motore nel 2022, ma si è tenuto strategicamente tutto per scaraventare ogni cosa in pista al Q3. “Considerando le prestazioni altalenanti della Ferrari di anno in anno, conquistare quattro pole position consecutive su una pista impegnativa come Baku è un’impresa impressionante per Leclerc” dice The Athletic – che sulla Red Bull considera: “Ha apportato alcune modifiche che in realtà hanno danneggiato Verstappen. Lo hanno fatto sentire meno connesso all’asfalto e gli hanno tolto un po’ della sicurezza che stava accumulando. Il problema peggiore è arrivato alla curva 16, la curva a sinistra in discesa fondamentale per impostare la volata verso la linea del traguardo”
Secondo Circus F1, si tratta di una “occasione unica per riaprire il Mondiale” che passa dalle parti di Leclerc. Federico Albano su Formula Passion ha scritto che si iniziano a vedere gli effetti del nuovo fondo e spiega come Leclerc sfrutti “le varie fasi di frenata e trazione per spostare i carichi della vettura ed ottenere più o meno sovrasterzo o sottosterzo. Chiaramente la pista azera, con le sue curve a 90 gradi e di breve percorrenza, aiuta molto in questo, dato che la monoposto va bilanciata praticamente su un solo tipo di curva e da lì il pilota può intervenire con la guida per trovare il punto ideale di lavoro secondo la sua preferenza. Allo stesso tempo, questa sequenza di curve così simili le une alle altre va a limitare il vantaggio di aerodinamiche particolarmente stabili e cariche, come quella della McLaren, che non riesce a fare la differenza rispetto agli avversari come su piste con curve lunghe e veloci, ossia dove la stabilità e il livello di carico portano decimi pesanti nella saccoccia del team di Woking”. Per la Ferrari, continua, “le gomme morbide non hanno dato i soliti problemi di movimento della carcassa (questo probabilmente grazie all’assenza di curve lunghe), la trazione si è rivelata una grande arma a favore della rossa, ed infine l’aerodinamica ha mostrato una notevole efficienza. Se è vero che la prestazione di Monza era difficile da valutare dal punto di vista dei progressi fatti sul fronte aerodinamico col nuovo fondo, e se è vero che Baku non mette alla prova l’impianto aerodinamico della vettura, è pur vero che gli indizi su un incremento di deportanza generata dal fondo, che porta con sé una maggiore efficienza aerodinamica della vettura e una minor necessità di incidenza delle ali, si iniziano a sommare. Il retrotreno della vettura sembra non solo migliorato in trazione, ma generalmente più efficace, tanto che ne ha risentito positivamente anche l’efficienza del DRS”. Umberto Zapelloni sul Giornale avverte: “Non sarà facile passare in testa al via come a Monza. Dovrà piuttosto stare attento a Sainz, perché scattando sul lato pulito potrebbe approfittarne”.
La sottotrama di oggi è nell’esordio di Oliver Bearman sulla Haas per la squalifica di Kevin Magnussen [“Cercherà di essere all’altezza dell’hype che ha suscitato”, Guardian] e quello di Franco Colapinto con la Williams. Entrambi hanno superato in qualifica i loro compagni di squadra veterani. Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ha scritto che ce n’è “abbastanza per mettere in discussione una quantità di chiacchiere sulla stoffa misteriosissima dei piloti. Come se la regressione Red Bull e i progressi alternati di McLaren, Ferrari e Mercedes avessero creato uno stato confusionale collettivo”.
Tre curiosità. 1] La McLaren è dietro la Red Bull di otto punti nel campionato costruttori. L’ultima volta che Red Bull non era in testa alla classifica è stato nel maggio 2022.
2] Solo un pilota ha vinto più di una volta a Baku: Sergio Pérez. Il GP dell’Azerbaijan è una delle sole cinque gare con uno o nessun vincitore ripetuto.
3] Sono passate sette gare dall’ultima safety car schierata. È l’unica volta negli ultimi dieci anni con una serie di almeno quattro GP consecutivi senza safety car.
TITOLI
▥ Autosport: “”Montoya sarà rispettoso se verrà rispettato” – L’ex pilota di Formula 1, due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, ha detto che sarà gentile e rispettoso con tutti, se il favore verrà ricambiato, in occasione del suo ritorno in NASCAR Cup. Il colombiano farà domenica la sua prima apparizione dopo più di un decennio in campionato, sul circuito di Watkins Glen.
▥ Marca: “Il genio della F1 che disegna ancora a matita” – Il nuovissimo compagno di lavoro di Fernando Alonso, l’ingegner Adrian Newey, tra le altre eccentricità non usa il computer: «A 12 anni ho capito che ero speciale e ho deciso di non copiare nessun altro»
CICLISMO
Il mondo veste i suoi campioni con l’arcobaleno, l’Europa gli mette addosso le stelline malandate della UE. Non c’è paragone tra una maglia e l’altra, ma ogni corsa che si tiene nelle Fiandre porta con sé un pezzo di magia supplementare, e chi siamo noi per non appassionarci alla difesa del titolo europeo di Christophe Laporte, francese, a cui L’Équipe dedica oggi una pagina.
“Un percorso aperto che richiede fantasia”, eppure quasi mai serve fantasia nei pronostici se al via si presenta Mathieu van der Poel. Lo danno anche bello asciutto, tirato, in forma, sebbene il tracciato sia più adatto a velocisti [Philipsen, Milan e Kooij i nomi che fa L’Équipe]: 1.273 metri di dislivello su 222 km, ma tortuosi, con piccoli settori asfaltati.
EUROGOL
Le conseguenze del business sul calcio, secondo Valdano
Che Dio aiuti il calcio, ha scritto Jorge Valdano nella sua nuova incursione su El Pais, la sua rubrica del sabato in cui suona stavolta uno spartito a lui caro, la connessione che esiste fra il vecchio gioco e “la logica della produttività” che un gioco non è, ma che alla fine pesa sull’industria, perché “fare soldi è importante quanto vincere le partite. La materia prima sono gli esseri umani, i club hanno bisogno di soldi e i giocatori non li disdegnano. La combinazione perfetta per rendere il calcio un territorio ad alto rischio che nessuno può fermare”.
Così, dice Valdano, non importa che si tratti di un club o di una nazionale, “ogni settimana dobbiamo fare i conti con un numero spropositato di infortuni che alterano l’attività degli allenatori, perché alle pressioni del ruolo bisogna ora aggiungere questo rebus settimanale che è mettere insieme una squadra decente con poche risorse. In altri tempi il massacro fisico dei calciatori aveva a che fare con l’ignoranza sull’unicità del calcio. Ci si allenava basandosi sull’atletica e se mettevi in dubbio l’efficacia del metodo ti accusavano di essere poco scientifico. Eppure non è mai venuto in mente a nessuno di basare l’allenamento dei nuotatori sull’atletica. Ma la popolarità del calcio attirava i profeti come mosche e tutti si vestivano da rivoluzionari. In precampionato c’erano tre sedute giornaliere, perché se non soffrivi abbastanza sembrava che non ti allenassi. A causa di questa confusione e della precarietà professionale in discipline come l’alimentazione, la fisioterapia o la prevenzione, ogni calciatore ha dovuto sopravvivere come meglio poteva e alla fine della sua carriera affrontare le conseguenze di aver giocato sfidando i limiti, senza troppo giudizio, per quindici anni”.
Ora che la scienza dell’allenamento specifico è migliorata molto, i giocatori vivono la loro professione con uno stress quasi insopportabile, dice Valdano. I problemi muscolari sono la prima conseguenza della stanchezza accumulata, e le lesioni il risultato di allenamenti eccessivi. Valdano si concede allora uno svolazzo letterario, quando scrive che un ragazzo con la faccia da bambino ha anche le gambe da bambino. “Paul Valéry, che non sapeva niente di calcio, diceva che un uomo è tale solo per la sua pelle. Scorticatelo, sezionatelo e troverete la macchina. I giovani che giocano con i loro coetanei contro rivali inferiori – spiega – da un giorno all’altro balzano in prima squadra e oltre a essere valorizzati economicamente come mai prima, aumentano il numero e l’intensità delle loro partite. Ma il rischio raggiunge proporzioni allarmanti”. Questo vale per il Barcellona dei baby, ma anche Real e Atlético, “con giocatori fisicamente e mentalmente maturi, sono vittime di viaggi internazionali, cambiamenti di clima, di grandi sforzi. I i tifosi, sempre insaziabili, non capiscono il dosaggio. Chi indossa la maglia deve morire per essa. Questa settimana Danilo ha rilasciato una dichiarazione sul nuovo calcio. Ho sentito da gli hanno dato del Che Guevara miliardario. Ma difendendo il gioco, lui ha difeso i calciatori e i tifosi. Dicendo che il business è incompatibile con l’essenza del calcio, Danilo ha sottolineato come la deriva quasi matematica delle tattiche che l’intelligenza artificiale porterà agli estremi il gioco dai fan”. E allora, chiude Valdano, che Dio aiuti il calcio.
C’è una cappa di insoddisfazione che il Real Madrid non riesca ancora a togliersi di dosso, a due giorni dall’inizio della Champions League. Neppure vincendo, com’è successo ieri sera contro la Real Sociedad. Ne scrive Alfredo Relano stamattina su Diario AS definendo il calcio “solitamente giusto, nel senso che premia i migliori, ma questa volta non è stato così”. Non è stato così perché i baschi sono squadra “ben organizzata, ambiziosa e coraggiosa, ma la fortuna gli ha impedito di vincere contro un Madrid devastato”. La Real Sociedad ha preso tre pali clamorosi, a Courtois battuto, colpa – dice Relano – degli “elfi del calcio” [ma questa è una definizione magnifica, dovremmo adoperarla tutti, anziché ripetere solo remuntada e manita]. Il Real Madrid ha segnato due rigori, ed è “così – scrive AS – che ha vinto, senza riuscire mai a funzionare per tutta la partita. La speranza era che la palla arrivasse a Mbappé e che fosse lui a disturbare la difesa, il resto della squadra non si è mai manifestato”. Mancavano tanti centrocampisti e Ancelotti ha provato Güler in mezzo. Marca ci ha spiegato un paio di giorni fa che a Florentino Pèrez piace vedere calciatori che giocano in posizioni differenti, e chi siamo noi per far dispiacere Florentino Pérez?
La partita del giorno in Inghilterra. Il derby della North London. Uno dei derby più accesi d’Inghilterra e tra i più famosi al mondo. Così l’Observer ha mandato Jonathan Liew in giro per le strade della zona settentrionale della città per capire, capire se si tratta di una “faida sanguinosa o di una storia di una manciata di battute per vantarsi”.
Liew scrive che “tale è l’omertà attorno a questa faida lunga 111 anni che i titolari delle attività commerciali locali fingono imparzialità o addirittura ignoranza della prossima partita, presumibilmente diffidenti di fronte a possibili rappresaglie dei tifosi rivali”.
Ah davvero si gioca Spurs contro Arsenal?, dice una donna che sta sistemando la vetrina di un negozio di fiori locale. “Per il pubblico televisivo globale di milioni di persone – spiega Liew – si tratta semplicemente di 90 minuti di prodotto, insieme a tutto il clamore e i pettegolezzi che lo accompagnano. Ma per chi è coinvolto, è molto più di questo. È uno stile di vita. In che modo il calcio ha restituito un po’ di orgoglio a una regione più nota per la politica centrista e per il nuoto in acque libere?”. Segue reportage con testimonianze e pareri. Liew conclude: “Poi risuonerà un fischio e la deflagrazione potrà avere inizio: due tribù che si disprezzano profondamente, o almeno sentono di doverlo fare”
CALCIO ITALIANO
Il fantasma di Allegri negli occhi di chi guarda la nuova Juve
Neppure uno scudetto vinto da Maurizio Sarri ha spento mai l’idea che la Juve non è Juve se non si riduce all’idea che il calcio è semplice, che l’attacco fa vendere i biglietti ma la difesa fa vincere i campionati e che una volta qui intorno era tutta campagna, c’erano ancora le mezze stagioni, ma i treni almeno arrivavano in orario.
Così di tanto in tanto si manifesta il fantasma di Massimiliano Allegri, trapattoniano ben oltre Trapattoni, il quale faceva giocare tutti insieme Rossi, Bettega, Platini, Boniek, Tardelli, e Cabrini che spingeva a sinistra. Dopo Empoli, stamattina Fabio Licari scrive sulla Gazzetta che “se c’è uno che se la sta un po’ godendo è Allegri. L’ex tecnico può almeno rivendicare il “corto muso” dei suoi successi anti-spettacolo che nessuno rimpiange. La Juve di Thiago Motta non solo ha cominciato a giocare male, ma neanche vince più. Per il gioco degli anticipi, la Juve trascorre la notte al primo posto solitario. Poi tutto può succedere, ma così non resterà lassù per molto”.
Fabrizio Bocca su Bloooog ha scritto: “Ari 0-0, s’è sgonfiata la Juve di Thiago Motta: rimangiamoci tutti i complimenti che gli avevamo fatto immeritatamente”. Il Napolista ironizza: “Non può essere la Juve di Thiago Motta. Non è possibile. Il vate della panchina, l’uomo venuto a portare la bellezza nella Torino bianconera afflitta da quell’incompetente anti estetico di Allegri. Zero a zero a Empoli come se in panchina ci fosse ancora il livornese. In campo c’erano pure i duecento milioni acquistati da Giuntoli con i pagherò. Aspettiamo con ansia di leggere e ascoltare cosa si inventeranno i profeti della bellezza”.
Emanuele Gamba su Repubblica analizza così: “Già girano fotomontaggi di Allegri che sembra Thiago Motta o di Thiago Motta che sembra Allegri, ma la realtà è che questa Juve sospesa non somiglia né all’uno né all’altro, è una squadra di transizione che l’esplosione d’entusiasmo delle prime due partite (ma prima in campo c’erano i ragazzi con la loro verginità tattica e la testa libera) s’è impantanata a metà strada, raccontandoci che la scorza la si può anche cambiare con una muta stagionale ma l’anima, quella, va temperata con infinita pazienza. Forse Motta ha voluto correre troppo: a Empoli ha messo quattro titolari nuovi in un colpo solo e quei meccanismi che erano sembrati già oliati (ma per forza, era gente che aveva fatto tutto il ritiro con lui) qui si sono inceppati per via nella rapida infarinatura che hanno ricevuto gli ultimi arrivati. Koopmeiners e Nico Gonzalez sono sembrati fuori contesto (bene invece Kalulu), anche se è più grave lo sia stato Douglas Luiz, che lavora con Motta da un mese e mezzo: l’allenatore non aveva mai voluto spiegare perché lo avesse finora relegato in panchina ma ieri lo ha spiegato benissimo il brasiliano, giocando in modo slavato, senza un minimo di interesse alle richieste di gioco che gli vengono fatte, come se non ritenesse che facciano per lui”.
Ma poi Daniele De Rossi li ha trovati i giocatori di gamba che voleva? Il mercato si è chiuso e il campionato si è subito fermato, allora siamo rimasti tutti con il dubbio. Vediamo a Genova come va e cosa succede, nel frattempo Emanuele Atturo su Ultimo Uomo ha fatto un po’ il punto sui famosi giocatori di gamba, chi sono, cosa fanno, che significa, come li possiamo riconoscere nel calcio del vocabolario cambiato.
“Il feticismo – scrive Atturo dopo aver ricordato Freud – è dunque risalito nel corpo umano, passando dai piedi alle gambe. L’espressione fa parte del vocabolario morto del calcio, che raccoglie i termini gergali che provano a catturare le nostre impressioni davanti alla partita. Termini che ripetiamo abbastanza spesso da scollarli progressivamente dal loro significato originario, barchette di parole alla deriva. Vagano sulle nostre bocche, e su quelle degli allenatori, impalpabili e ormai capaci di esprimere un senso solo vago. L’espressione è stata menzionata da Alessandro Bonan in una puntata di qualche tempo fa su “Calciomercato l’originale”, quando il conduttore si è messo alla lavagna per segnalare tutti i vocaboli della lingua morta del calcio. Un’iniziativa segnalata anche da Aldo Grasso in un articolo del Corriere della Sera. “Di gamba”, “I quinti”, “Touche”, “A rimorchio”. Espressione figurative usate come se fossero letterali. Dalla lista si capisce che Bonan guarda pochi highlights ufficiali della Lega, con tutti quei palloni “shiftati” e “srotolati”. Ma cosa significa giocatore “di gamba”? Si intende – spiega Ultimo Uomo – un giocatore dinamico, un giocatore che corre parecchio e ad alta intensità. Un giocatore che pressa in avanti, duro nei duelli, forte delle aggressioni e nelle riaggressioni. Un giocatore le cui gambe “frullano”, “mulinano”, quasi sono incontenibili. Un giocatore che schizza addosso agli avversari e al pallone. Un giocatore con la gamba “frizzante”. Un giocatore che copre il campo come un’effervescenza. Un giocatore che scoppia di salute – da non confondere però con l’espressione “il polmone”, che si riferisce a un giocatore generoso e dalla grande resistenza, ma che va sempre allo stesso ritmo”.
Rivista Undici: “Lasciatevi sedurre anche voi da Reda Belahyane” – Il ventenne centrocampista del Verona è sbucato fuori all’improvviso, più o meno dal nulla, ma ha già acceso la nostra fantasia. Alfonso Fasano ha scritto: “Se sei dentro un treno che va molto veloce e che è ancora lontano dalla prossima fermata, è difficilissimo distinguere un dettaglio del paesaggio – il colore della porta di una villetta, la razza di un cane che cammina per strada, cosa c’è scritto sull’insegna di un negozio o su un cartello stradale. Ecco, questo discorso è valido anche per chi tifa o comunque segue l’Hellas Verona: se sei sulla giostra di calciomercato ideata e assemblata dal direttore sportivo Sean Sogliano, una giostra che va molto veloce e che in pratica non può fermarsi mai, è difficilissimo accorgersi di un giovane talento. O meglio: puoi accorgertene, alla fine te ne accorgi perché è inevitabile, ma nel frattempo quel talento è già stato portato via o è sul punto di andarsene”.
VITE OLIMPICHE
In Inghilterra si fanno domande sul finanziamento dello sport con il gioco d’azzardo
In Inghilterra si stanno facendo venire qualche dubbio sulla maniera con cui viene finanziato lo sport d’élite, lo sport olimpico del regno. Una lotteria. Una lotteria che ripartisce i proventi tra le federazioni. Ne ha scritto Barney Ronay sul Guardian per sottolineare come “la nazione continua a scommettere e il Team GB continua a vincere medaglie d’oro”. Un mondo perfetto, un mondo ideale. Così sembra da trent’anni, “e tuttavia un sistema che ha sviluppato un lato un po’ sinistro” scrive il giornale progressista britannico, facendo un uso paradossale del termine sinistro. Il Guardian fa notare che l’anniversario della prima estrazione cadrà poco prima della ripartizione del prossimo round di finanziamenti, nel pieno delle discussioni su chi riceverà cosa nel dopo Olimpiade di Parigi, “dopo un’estate trascorsa alla vista leggermente nauseabonda degli atleti britannici vittoriosi che salutavano regolarmente in tv tutti i giocatori della lotteria a casa, ringraziando sostanzialmente i perdenti, i dipendenti dai gratta e vinci e i poveri, per avergli comprato una canoa”.
Naturalmente non è colpa loro, fa notare il Guardian, ma della maniera in cui è organizzato il sistema. “Il governo dice ai suoi atleti di far crescere il montepremi se vogliono essere finanziati”, il montepremi del “gioco d’azzardo dal maggior successo nella storia britannica”.
La lotteria nazionale britannica è gestita dalla società Allwyn del miliardario ceco Karel Komárek ed è autorizzata dallo Stato. Komárek ha solo dovuto dimostrare di aver reciso i suoi legami con il Cremlino, ma “il grado in cui il gioco d’azzardo è stato incorporato nella nostra vita quotidiana è sorprendente. Perché ne riparliamo ora? In parte perché questa settimana è diventato chiaro che, anche con un nuovo governo, non cambierà molto”.
Mercoledì scorso il comitato per la riforma del gioco d’azzardo ha tenuto un summit a Westminster durante il quale gruppi di attivisti hanno presentato ulteriori prove del danno che il gioco d’azzardo quotidiano provoca, in genere a persone giovani e vulnerabili. “Ma sembra esserci una diffusa accettazione del fatto che nulla cambierà tanto presto. Il governo laburista di Keir Starmer – dice il Guardian – si dimostra coraggiosamente interventista quando si tratta del consumo pubblico di bevande energetiche. Ma per ora non c’è nulla in cantiere per sfidare la cultura del gioco d’azzardo nel Regno Unito”.
In effetti il partito laburista ha anche ricevuto 400.000 sterline in donazioni da società di gioco d’azzardo negli ultimi quattro anni. “La lotteria è fantastica sotto molti aspetti. Fa molte cose buone per le organizzazioni benefiche meritevoli, aggiungendo valore a cause che il governo non coprirebbe. UK Sport riceve denaro anche dal governo, ma il finanziamento della lotteria è fondamentale, come dimostra il conteggio delle medaglie d’oro degli ultimi 30 anni. Gli atleti devono essere finanziati in modo adeguato. La domanda è: devono essere finanziati dal gioco d’azzardo? È un’industria che crea dipendenza e trae profitto dalla miseria, dalle deregulation degli anni di Blair e dalla comparsa simultanea degli smartphone, quella pipa da crack che si porta in tasca, accesa in modo permanente come la fiamma olimpica. Le ricerche sulla lotteria mostrano che i suoi ricavi provengono in modo sproporzionato da persone con redditi bassi. I gratta e vinci hanno avuto un enorme successo, un’abitudine così avvincente che alla fine di questo mese ci saranno nuove regole per stabilire che se ne possono comprare solo 10 alla volta, come se poi non fosse possibile andare alla porta accanto e comprarne altri 10. È davvero così che vogliamo finanziare il nostro sport?”.
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