Messi vs Maradona. Siamo sempre qua

 

calcio internazionale
Messi, Maradona, eccetera eccetera


 Napoli-Barcellona di stasera è diventata mediaticamente – dal giorno del sorteggio – la partita della prima volta di Messi nello stadio di Maradona, mescolando nell’avvicinamento e nella presentazione l’enfasi sudamericana, l’orgoglio napoletano e quello catalano. 


Avere una leggenda in casa. Credo che a Napoli abbiano sempre sentito un dovere che Messi passasse da casa loro. È un gradino naturale nella saga di Maradona. Non importa che Messi venga da avversario, è il ritorno del mito che avvolge la città e ne racconta la sua differenza. Gli altri vincono di più, ma Napoli ha avuto Maradona. La città è ancora un museo del suo passaggio. Qui parlava alla gente, qua gli facevano la pizza, là proteggeva i deboli, più avanti a destra c’è l’angolo dove si nascondeva nelle sere buie. La gente vorrebbe prendere per mano Messi e portarlo nei luoghi di Maradona, perché sono i suoi. Gli appartengono per eredità e leggenda. Era tempo li conoscesse. Temo sia difficile che Messi capisca e ricambi. Mi è sempre sembrato uno che ha la freddezza dei timidi. La vita gli ha dato tanto ma gli passa sempre un po’ di lato. Ha un carisma triangolare, pieno di spigoli; non ha complici, sembra un poeta solitario, inverosimile. Forse è questo che lo rende inafferrabile. … Comunque andrà i napoletani lo adoreranno. Fa parte dell’eleganza dei ricordi. E del piacere di avere ancora una leggenda in casa. | Mario Sconcerti, Corriere della sera


Un filo di enfasi. Clarín: “La terra santa di Maradona”. “Il santuario di D1OS”. “Lo scontro tra leggende”. “Uno stadio iconico”. El Universo: “La casa eterna di Maradona”. El País: “L’altare eterno di Maradona”. Olé, la Vanguardia, Diario AS, Sport: “Il tempio di Maradona”. El Periódico: “La cattedrale di Maradona”.


Anema e core. Hernan Crespo: «La prima volta cominciai a piangere per l’emozione sulle scalette». Sergio Agüero: «Tutti mi chiedevano di lui. Ho capito che qui è come Dio». Gonzalo Higuaín: «Sentivo i brividi pensando che Diego aveva giocato lì». Rodrigo De Paul: «In albergo a Napoli mi lasciano dei regali solo perché sono argentino come Maradona».


  pagine | Il debole degli argentini per il San Paolo è precedente. Ho informazioni molto precise al proposito e so che lo stadio Bombasì [1]  può creare un clima emotivo, un ambiente di tensione e pressione con cui nessun altro stadio al mondo può competere. Lo stadio del Napoli, in Italia, o il Maracanã in Brasile, o quello del Boca Juniors o del Celtic a Glasgow non possono essere neanche lontanamente paragonati al calderone che diventa il Bombasì in queste occasioni. | Roberto Fontanarrosa. L’area 18 (Pomaire 1982 | In edizione italiana: 66thand2nd, 2014)
[1]  fantomatico stadio che nel romanzo è stato costruito dentro un vulcano attivo


Fernando Signorini.  ➣ C’’è un filo comune che lega l’idolo di ieri a quello di oggi? «Messi aveva sentito parlare poco di Napoli. Tengo bene a mente quella serata in un albergo di Mosca, eravamo in Russia per un’amichevole di preparazione ai Mondiali del 2010: Lionel chiacchierava con Diego, con me e Lavezzi nella stanza del Pocho. La discussione era sul Napoli, sulla città, sulla passione della gente e andò avanti per ore con i racconti di Maradona e Lavezzi e più passava il tempo, più la stanza si riempiva di altri calciatori. Non dimenticherò mai le parole di Diego a Messi: se non giochi a Napoli non potrai mai capire la passione della sua gente. Allo stesso modo non dimenticherò nemmeno la curiosità con la quale Lionel poneva domande a tutti e due, quasi incredulo».
 ➣ E Leo? «Chiese della differenza tra Barcellona e Napoli. Gli fu risposto che si vive benissimo in entrambi i posti e che, calcisticamente, la vera diversità consisteva nel carattere della gente: più distaccati i catalani, più focosi i napoletani. Un affetto che Diego non ha mai riscontrato in nessun’altra parte del mondo». 
 ➣ Niente fischi? «Messi va accolto per quello che è, come l’ambasciatore più sublime di questo sport. Messi non è un avversario, è il numero uno del mondo e va trattato come tale: quando Pavarotti veniva in Argentina mica la gente fischiava perché era italiano. Non penso che comunque i napoletani si abbasserebbero a una vergogna del genere. Sono innamorati del calcio e quindi apprezzano Lionel». | Intervista di Angelo Rossi, il Mattino


paragoni celebri | Jorge Valdano. Maradona è stato un genio, apparso in un momento speciale per riscattare un popolo, anzi due, per farsi bandiera anche di Napoli nella ribellione del sud umiliato contro il nord dominante. Un profeta, non solo un calciatore, superiore su un terreno sociale, vorrei dire religioso. Ma in campo i geni sono due, Messi è seduto alla stessa mensa. Non ha bisogno di un prato né di compagni. Solo di un pallone. È come se facesse per tutto l’anno quel che Diego fece per un mese in Messico. Tanto che quando segna un solo gol, ci pare poco. | Intervista a la Repubblica, 7 marzo 2016


paragoni celebri | Martín Caparrós. La prima volta che ho pensato a un calciatore come un genio è stato con Maradona: sembrava ovvio che lo fosse, se crediamo che un genio – un vero genio – sia qualcuno che fa le stesse cose di altri milioni di persone ma in modo diverso. Maradona era così, e adesso Messi. Solo che Maradona le faceva diverse da tutti, Messi le fa diverse da tutti tranne che da Maradona. Questa è stata per anni la sua condanna: Maradona non ha mai avuto paragoni possibili, Messi ha dovuto sopportarli. In altre parole: la più grande aspirazione di Maradona da bambino era quella di essere grande e vincere una Coppa del Mondo. La più grande aspirazione di Messi da bambino era quella di diventare Maradona. | Rivista Soho


Paragoni impegnativi. Uno era “D10S”, l’altro è il “MESSIAS”. È proprio per questa predilezione elettiva che Napoli ieri non ha accolto un avversario, ma una specie di figlio. I tifosi hanno tirato fuori i canti e i cori un tempo dedicati a Diego. Rami di ulivo alle porte di Gerusalemme. Questa sera basterà un palleggio, una serpentina e sarà come spezzare il pane: i 50 mila apostoli raccolti nel cenacolo del San Paolo riconosceranno l’erede del 10 cui Napoli ha dedicato una chiesa. | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport
  Nella realtà un teatro normalizzato. Dei tre sacri palcoscenici della città – il teatro San Ferdinando di Eduardo, il teatro San Carlo e il “teatro” San Paolo – lo stadio è quello normalizzato: qualche anno fa Napule è fu cancellata come inno perché “non dà la carica, è moscia, porta sfortuna”. ‘O Surdato ‘Nnammurato, che Maradona canta ancora in macchina, è uscita dalla playlist. Forse a Messi la Diego Experience piacerà lo stesso, o lo dirà per gentilezza, per soggezione verso una dimensione a lui sconosciuta, l’idolatria, fatta del capello nella teca, i murales, il museo in casa della vecchia tata. Tutta quella maradonità o maradoneria che è stata insieme eredità e zavorra. | Corriere dello sport-Stadio, 17 dicembre 2019


L’anno del tritatutto per due. A voler vedere il cambio di allenatore è stato l’episodio meno eclatante in una stagione come questa, la parte più scontata della storia. Tutto il resto, invece, è stata una collezione di inediti. Sembrava difficile superare quanto successo a Napoli: l’ammutinamento, le multe, le memorie difensive che trapelano tra un allenamento e l’altro e parlano del figlio del presidente appeso al muro (o quasi), e si ha un bel dire che certi pensieri poi non incidono.  … Dentro questo tritatutto è uscito con qualche strappo persino il rapporto del maestro Carlo Ancelotti con il discepolo Rino Gattuso, alle prese con «l’uccisione» del padre calcistico. Sembrava abbastanza in effetti. … Eppure a Barcellona hanno fatto persino peggio. in una stagione così il campo assomiglia a un’oasi di pace. Se poi c’è la musichetta della Champions fin qui ha avuto grandi poteri rasserenanti e rinvigorenti anche per il Napoli. Si vedrà.  | Arianna Ravelli, Corriere della sera


Titoli spagnoli. Mundo Deportivo: “Messi contro i fantasmi”. Sport: “Il Barcellona torna sulla scena del crimine”. 

 

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