1984 L’ESTATE CHE DIEGO
Ne sono successe di cose in questo giorno o due. Giordano ha detto sì alla Juventus. Era il titolo grande della Gazzetta di ieri: “Il centravanti è stato ospite con la moglie, per alcune ore, di Boniperti ed ha risolto tutti i problemi del trasferimento. La Juve aiuterà l’Inter a ingaggiare Gentile e i nerazzurri cederanno Serena e Beccalossi alla Lazio” dice David Messina. È successo mentre agli Europei in Francia la Germania si è fatta eliminare dalla Spagna con un gol all’89esimo dopo aver colpito tre pali. È una delle molte sorprese di questa edizione. La Spagna giocherà in semifinale contro la Danimarca: il Verona ha preso il suo attaccante Preben Elkjaer Larsen. Ha preso anche il tedesco Briegel, mollando il portoghese Pacheco. L’altra semifinale sarà Francia-Portogallo, i due centrocampi più belli del torneo. Platini ha festeggiato i suoi 29 anni con una tripletta alla Jugoslavia, ripetendo l’impresa fatta contro il Belgio.
Lodovico Maradei sulla Gazzetta ha scritto: “Quando sentiamo certe cifre che circolano Insistentemente nell’ambiente del calcio-mercato italiano, siamo presi dalla curiosità di sapere quant’e il valore commerciale (cl sl scusi il termine) di Platini. Briaschi viene quotato cinque miliardi, Giordano più di otto, Rummenigge, complessivamente, è costato all’Inter dodici miliardi, per Maradona il Barcellona vuole quasi quindici miliardi di lire. Ebbene, bisogna pensare che il giocatore francese oggi come oggi non possa valere meno di 18-20 miliardi. Anzi a vedere cosa ha saputo fare martedì sera contro gli jugoslavi è il caso di dire che Michel è un capolavoro che non ha prezzo. In questo momento crediamo che sia, per rendimento, capacità tecniche, completezza di gioco, il più grande giocatore del mondo in circolazione. Si potrà discutere a fine carriera chi negli anni Ottanta sia da considerare l’erede di Pelè, Beckenbauer o Cruijff (a seconda delle epoche) tra Maradona, Zico, Rummenigge e lui. Ma, ripetiamo, oggi Il francese non ha eguali”
A CHE PUNTO SIAMO CON MARADONA
Quindici miliardi, scrive Maradei. A tanto siamo arrivati di rilancio in rilancio. Quello che sta succedendo sarà forse sì naturale, nelle trattative, ma si tratta di noi, dicono a Napoli, e dunque nulla è banale. “L’intreccio di questa Maradona story fa invidia al romanzi d’appendice del secolo scorso” ha scritto stamattina Rosario Pastore sulla Gazzetta dello sport. Ogni giorno ce n’è una nuova. leri sembrava che fosse arrivata la svolta decisiva. Oggi è sorto un altro ostacolo che non è insormontabile, ma che rischia di far perdere altro tempo, quando siamo ormai al 22 di giugno, mancano 8 giorni alla chiusura del calciomercato per gli stranieri.
Il Napoli ha approntato tutto quanto il Barcellona aveva chiesto, andando a vedere l’ultimo rilancio e mettendolo con le spalle al muro. C’è stato il deposito di 5 miliardi di lire, la cifra della prima rata del pagamento di Maradona. È anche a disposizione la fidejussione degli altri sette miliardi e mezzo, che verranno liquidati in due rate, con scadenza giugno ’85 e giugno ’86.
A questo punto, però, il Napoli chiede la restituzione dei 600 mila dollari (1 miliardo e 20 milioni di lire), messi a disposizione la settimana scorsa, in sostanza la caparra pretesa in un primo momento, quando veniva presentata come garanzia totale dell’operazione. Se non sono più indispensabili per la trattativa, dice il Napoli, se le condizioni sono mutate, ce la restituite, tanto più che in affiancamento alla nuova operazione non c’è più il Banco di Roma che aveva fatto inizialmente da tramite per i 600mila dollari, ma è subentrato il Monte del Paschi di Siena.
La richiesta della restituzione è stata inoltrata al Barcellona ieri mattina, sempre attraverso la filiale catalana del Banco di Roma. Ma fino a ieri pomeriggio non c’è stato alcun riscontro. Ambienti vicini alla società assicurano che il Barcellona è disposto a restituire la caparra solo dopo che saranno arrivate le garanzie bancarie da Napoli. Sta per nascere un altro braccio di ferro, anziché mettere l’inchiostro nelle penne per la firma dei contratti.
“Qui non si fa altro che mettere continuamente altri ostacoli sulla strada”, scrive la Gazzetta, una nuova pretesa che si accavalla a minacce telefoniche ricevute dal presidente del Barcellona. Nunez è rientrato da Parigi insieme con il presidente della Federazione Pablo Porta. Insieme hanno festeggiato l’altra sera la qualificazione della Spagna alle semifinali del campionato europeo.
“È immaginabile – scrive la Gazzetta – che durante il viaggio Nunez abbia chiesto consigli al presidente federale. Il massimo dirigente del Barcellona continua ad essere tormentato dai dubbi. A Parigi aveva detto: – Di questa storia su Maradona ne ho piene le scatole. Le garanzie bancarie? Non mi interessano. Verranno esaminate dagli esperti economici della società”.
È una storia di difficile lettura perché le cose a Barcellona accadono spesso di sera, se non a notte fonda, così i giornali l’indomani mattina non sempre fanno in tempo a darne conto, se non in poche righe. Per fortuna che Telelibera continua a seguire la trattativa, con collegamenti serali-notturni, e con striscioline in sovrimpressione durante il giorno.
“Napoli è a posto” dice oggi la Gazzetta, ma sembra un passo indietro rispetto al titolo di ieri: “È tutto pronto”. Diego è rientrato finalmente a Barcellona dall’Argentina, in ritardo rispetto ai 2 giorni di permesso del club. All’aeroporto c’erano ad attenderlo i suoi amici argentini e i giornalisti. “Solo una signora si è avvicinata per chiedere l’autografo del campione. Per il resto, sguardi distratti, sofferenza quasi sospetta. Forse Barcellona si sta preparando anche così al possibile addio”.
Tra Diego e il Barcellona il conflitto è esploso con l’inchiesta aperta dal club sul motivo del ritardo del rientro e la minaccia di una multa di 22 milioni di pesetas per le frasi polemiche.
Sapendo di avere anche giornalisti italiani di fronte, Diego non si è tenuto. Ha parlato di un Barcellona nel quale manca la democrazia. «Giocatori e dirigenti debbono essere liberi di dire quello che pensano. Se non è consentito, non c’e democrazia ma dittatura. Le mie dichiarazioni rispecchiavano semplicemente il mio pensiero. Tutta questa storia vuol dire solo una cosa: nel Barcellona non è consentito dire la verità. Non ho parlato di faccende che non mi riguardano, ho manifestato la mia opinione su argomenti che mi toccano da vicino e non so perché non dovrebbe essere consentito. Due milioni di pesetas non sono poi cosi tanti. È il Barcellona a essere in debito con me. Questi milioni li scali dai 36 che mi deve per la mia partecipazione al quadrangolare di Bordeaux che non mi sono mai stati liquidati»
Il Corriere della sera dice che tra Barcellona e Maradona la farsa è dietro l’angolo. Massimo Fabbricini scrive dalla Catalogna che “se non vorrà dare l’idea di essersi tirato indietro, Ferlaino dovrà rinunciare a ciò che reclama giustamente, se non fossero gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico. Bisogna conoscere l’orgoglio catalano per capire. Fin qui i numeri uno il club li ha sempre acquistati e mai dati via”. Così il colloquio tra le due società è sempre destinato, scrive Fabbricini, a fare un passo avanti e due indietro, “intorno a Dieguito si continua a ballare una irrisolta quadriglia”
Sull’ultimo numero del Guerin Sportivo, Mimmo Carratelli racconta l’attesa di Napoli, definita “una città in Barca”, mentre “l’amore tra la Catalogna e Dieguito non è mai nato”.