Patatrac azzurro. È così che la Gazzetta titola in prima pagina sulla sconfitta dell’Italia nella partita di apertura del suo Mondiale, contro l’Eire. Un debutto che viene definito stregato, gol preso da Houghton all’11’, al primo sbaglio difensivo. Tanto fraseggio ma scarsa pericolosità degli azzurri: il primo vero tiro è di Signori al 65′, è la sintesi del quotidiano in prima pagina. L’Eire traballa un po’ ma si distende meglio e centra anche una traversa, Un solo rimpianto, si legge in prima: forse c’era un calcio di rigore su Dino Baggio.
Lo sbaglio difensivo di cui parla la Gazzetta è di Franco Baresi. Nelle sue pagelle sul Corriere della sera, Luca Valdiserri gli dà un’insufficienza e spiega: “Capitano, o mio capitano. Non c’è terra peggiore per dimenticare Walt Whitman e l’attimo fuggito. È il Baresi incerto delle partite premondiali, per nulla tranquillizzato dal ritorno al 4-4-2 di cui è stato promotore nello spogliatoio. Gli irlandesi non hanno paura di lui e non girano alla larga, anzi lo puntano. È il segnale”.
Nell’editoriale sulla Gazzetta, Alfio Caruso dà voce a tutto lo scetticismo che circonda Arrigo Sacchi da mesi. Scrive: “Stavolta per consolarci e sperare non possiamo neppure dire che è andata talmente male che andrà per forza meglio la prossima volta. Ce lo ripetiamo, infatti, da febbraio e a ogni appuntamento è andata addirittura peggio. Allora, sciroppiamoci questa delusione fino in fondo cominciando dall’impianto tattico e dalla formazione scelti all’inizio da Sacchi. Arrigo l’Impossibile è rimasto vittima del suo sogno di sviluppare gioco e fare gol al termine di una manovra
intessuta da tocchi velocissimi e tutti di prima battuta. Con quella temperatura e quegli avversari che mordevano le caviglie sarebbe stato difficile avendo una compagnia di piedi eccelsi, diciamo alcuni Pelé, figuriamoci potendo contare soltanto sulle squisitezze di Baggio, di Signori, di Donadoni”.
I giornali sottolineano che è andata in campo la 25esima Italia diversa in 25 partite della gestione Sacchi. Sono ancora tempi nei quali un dato simile stupisce. Il vicedirettore della Gazzetta osserva la classifica e giustamente annota che “la qualificazione non è compromessa nei numeri, ma nella sostanza per sperare serve inventare, dalla condizione psicologica agli schemi, un’altra squadra. Impresa titanica considerata la valanga di polemiche e di critiche che giustamente si abbatterà sull’intero ambiente della nazionale. Se Sacchi ha un santo a cui votarsi e il momento di farlo”.
Giancarlo Padovan sul Corriere della sera dice che “se questo è l’inizio, la fine è vicina. È lecito chiedersi: giusto che Roberto Baggio venga a prendere la palla a metà campo?”.
Roberto Beccantini su La Stampa ha dato 4.5 al cittì. “E questo sarebbe il calcio del Duemila?” gli chiede, mentre Marco Ansaldo, sempre su La Stampa, ha scritto nella cronaca: “Altro che notti magiche, siamo alle notti fonde nonostante i lumi sparsi dall’Arrigo”.
Gianni Mura su Repubblica attacca: “E una. Mentre le strade si riempiono di canzoni dolci che parlano di Molly Malone e Danny Boy, siamo qui allocchiti dal caldo e dal risultato, a chiederci cosa non ha funzionato nell’ Italia di Sacchi. E la risposta è molto semplice: quasi tutto. Non troverete pesantissime insufficienze nelle pagelle, anche se l’errore di Pagliuca è stato grosso, il rendimento di Baresi e Maldini piccolo, l’ impegno dei due Baggio enorme e i risultati scarsi. Non c’ è stata l’Italia attesa, quella che ci avevano promesso, quella dei bassotti talentuosi che avrebbero affondato le banderillas tra le scapole dei grandi ruminanti verdi, che avrebbero minato le praterie davanti a Bonner. questa Italia non è ancora una squadra, non ha uno spirito e nemmeno ha un gioco. Anzi ha perso quella sicurezza che aveva”.
Però Mura avverte: “Per la sindrome di Vigo, e solo per quella, non uso parole più pesanti”. La sindrome di Vigo è un riferimento al Mundial 82, alle critiche feroci contro Bearzot nel girone, sparite, rimangiate, trasformate in osanna al figlio del Friuli strada facendo. “C’è spazio – dice Mura – per migliorare e per peggiorare. È tutto possibile, quando una squadra è senza anima. Il meglio di questa, ad essere sincero, non l’ho visto per più di due ore negli ultimi due anni. Auguri, Italia. Forza Italia. Ma datti una svegliata, Italia. Non è uno slogan, è un consiglio”.
E qui il riferimento è al grande tema che avvolge il paese. Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni con un partito chiamato proprio così, Forza Italia, e ha deciso che i suoi parlamentari si chiameranno azzurri, provocando un editoriale assai risentito e severo di Candido Cannavò, direttore della Gazzetta.
Davanti al televisore, al primo Mondiale da spettatore dopo 10 da telecronista, Nando Martellini dice a Rossella Malaspina sulla Gazzetta che l’Italia non lo convince, ma che in mezzo a tanti ciechi anche gli orbi possono far bella figura.
A pagina 20 c’è l’impresa di un ragazzino della Juventus nella finale scudetto del campionato Primavera contro il Torino. Segna dopo uno slalom fra quattro avversari, “cose da grandi” titola il giornale. Si chiama Alessandro Del Piero.
LE IMMAGINI