Maradona è disperato: prigioniero del Barcellona. “Nel mio cuore c’è Napoli”

Quando Jorge Cyterszpiler, il manager dal nome impossibile, ha comunicato a Maradona la decisione del Barcellona, mancavano pochi minuti alle 23 di mercoledì: fino alle 7 del mattino Diego è rimasto sveglio, deluso per la trattativa saltata, furibondo per il comportamento del Barcellona. Ha parlato da casa sua nel cuore della notte con una radio di Madrid e sono state parole di rottura. «Sono costretto a giocare qui ma non lo farò con l’entusiasmo di prima. Ho Napoli nel cuore, se mi vorranno spero di andarci tra quattro anni quando scadrà il mio contratto».

È venerdì. Sui giornali di stamattina è più precisa la ricostruzione di quanto è successo due giorni fa a tarda sera, fuori dalla portata dei quotidiani di ieri, ma non di Telelibera – che continua a informare Napoli con collegamenti serali da Barcellona e striscioline informative notturne, in sovrimpressione su certi film scollacciati che per amor di Diego, a questo punto, tocca guardare. 

Tradito e prigioniero, scrive Alberto Cerruti sulla Gazzetta. Così si sente Maradona dopo il consiglio direttivo del Barcellona che si è rimangiato il via libera alla cessione. Quando hanno rivotato l’altra sera ci sono stati 20 no su 20. 

Una riunione durata quaranta minuti, dalle 20.15 alle 22,55, poche ore dopo la conferenza stampa nella quale Maradona aveva annunciato di non voler più rimanere a Barcellona. Era atteso un consiglio che avallasse la sua volontà, invece l’orgoglio catalano ha prodotto una marcia indietro. Mundo Deportivo spiega che il suo atteggiamento è stato considerato un atto di ribellione. Ha messo di nuovo tutti d’accordo, il Barcellona ha voluto offrire una prova di forza, “una sorta di vendetta col sorriso”.

Gaspart si è spinto a dire che il Barcellona non aveva mai dichiarato Maradona cedibile, forse prevedendo un’azione legale dell’argentino. La Gazzetta gli dà della “faccia di tolla” e scrive che “i fatti danno ragione a Juliano che la settima scorsa accusò i dirigenti del Barcellona per il loro comportamento incoerente”. Ma Maradona non si rassegna, nel senso che non si dà pace. 

Nel suo editoriale, il giornale catalano scrive che “se il consiglio d’amministrazione del Barcellona voleva dare una dimostrazione di forza, lo ha fatto. Il problema è che ci sono ancora problemi. Né Núñez né nessuno dei 110.000 tesserati del Barça sono consapevoli che il problema – sebbene possa sembrare paradossale – inizia adesso. Le dichiarazioni di Maradona, prima e dopo la riunione del consiglio, sono state chiare, enfatiche e perfino arroganti. È suo diritto farle, ma è anche diritto della folla giudicarle. Come è chiaro, non saranno giudicate con simpatia o cordialità. Se non si tornerà indietro su questa vicenda, come sembra emergere dal comunicato del club, bisognerà allora cominciare a lavorare duro per reinserire Maradona nel club, cioè tornare all’ora zero, quando arrivò da Buenos Aires e fu salutato come un eroe, considerato l’uomo chiave che avrebbe riportato il club alla sua grandezza. Un lavoro che devono fare entrambe le parti. Il Barcellona può perdonare tutto quello che il giocatore ha detto per settimane, ma deve anche dimenticare, e non sembra così facile, Maradona, dal canto suo, dovrà ingoiare il rospo del suo ingenuo orgoglio e capire che se ha accettato un contratto per sei anni, dovrà rispettarlo senza condizioni, donandosi anima e corpo. Deve insomma allontanarsi un po’ o molto da sé stesso, dalla sua divinità e pensare di più ai colori che difende. Cysterzpiler ovviamente non si fermerà. Da qui al 30 giugno, si dice, c’è ancora tempo. È possibile, ma solo se Maradona insisterà nel plasmare la sua immagine da avventuriero del calcio, disposto a giocare ovunque, disprezzando i tifosi che lo hanno messo sul trono e lo hanno divinizzato. È una ferita aperta che solo Maradona può chiudere e nel modo migliore che conosce: sul campo. Là dove quella gamba sinistra che Dio gli ha dato può fare miracoli. Serrarsi nell’indifferenza o in un gesto di disprezzo sarebbe un errore. Ecco dove sta il problema. Vediamo cosa sceglierà”. 

 

È finita. Adesso siamo già ai bilanci. Ferlaino e Juliano hanno parlato ai giornalisti dopo essere rimasti rinchiusi per un’ora in una stanza della sede di Soccavo. «Per tutti i tifosi, per me, per il Napoli mi dispiace che sia andata cosi. Non vogliamo portare avanti nessun tipo di polemica nei confronti del Barcellona. Mai ci era stato detto che la nostra proposta sarebbe stata accettata. Il Napoli ha fatto un tentativo, sarebbe stato pronto a sottoporsi a un sacrificio economico enorme. Sarebbe stata una pazzia, si, ma ragionata, in quanto erano previsti rientri notevoli, a cominciare dalle partite amichevoli. Avremmo anche allargato il consiglio a molti che avevano chiesto di ențrare».

È chiaro da queste parole, dai tempi e dai modi dei verbi usati che Ferlaino considera chiusa la trattativa. «Pensiamo ad oggi. In questo momento non credo di dover aggiungere altro, se non un grato pensiero a Maradona che preferisce il Napoli ad ogni altra squadra. Qualsiasi operazione faremo ora, dovrà essere valida. Abbiamo dimostrato che il Napoli è in grado di mantenere i suoi impegni, se ne vale la pena».  

Anche Juliano ha detto che «in questo momento, la realtà dice che Maradona è del Barcellona. E che il Barcellona vuole tenerselo. La trattativa è caduta di fronte alla volontà del Barcellona. Le nostre proposte erano concrete ma c’è stato lo stesso il rifiuto spagnolo. In me non ci sono né rabbia né delusione. Sapevo che la trattativa era difficile. Ai tifosi non dico niente. Il Napoli non ha mai promesso l’ingaggio dell’argentino. Se avessimo pensato solo a Maradona, forse ora sarebbe tutto difficile. Ma ci siamo già mossi per delle alternative».

In effetti Repubblica lo anticipava da giorni, giudicandola una trattativa un po’ pasticciata e poco credibile. “Giordano alla Juve, Maradona rimane a Barcellona. Due fatti che condizionano il calcio mercato.  De Vecchi non si è accordato con il Napoli, passerà alla Roma” ribadisce stamattina.

Eppure Rosario Pastore da Napoli, per la Gazzetta, scrive che “i giornalisti se ne vanno con la convinzione che non tutti i dubbi sono stati risolti”. Aggiunge anzi un dettaglio che ruggisce come un leone. Poco prima che parlasse, Juliano è stato raggiunto al telefono in sede da Barcellona. Era Cyterszpiler. Secondo la ricostruzione di Pastore, avrebbe detto a Juliano: «Se giocate bene le vostre carte, tutto è ancora possibile».  Non sta menando il torrone. 

COSA DICE MARADONA

Diego ha scelto una radio di Madrid, Antenna tre, per rovesciare sul Barcellona 1a sua considerevole dose di rancore. “Con la voce triste, commossa, e con lunghe pause significative”, scrive Alberto Cerruti sulla Gazzetta, ha rincarato la dose rispetto alle dichiarazioni dell’altro giorno. 

«Per un attimo – ha confessato – ho pensato di lasciar tutto e dire basta col calcio. Ma è stato un attimo soltanto. perché per me il calcio rappresenta la vita e non potrei stare senza. Giocherò ancora qui, visto che non posso andare a Napoli, ma non potrò più avere lo stesso entusiasmo di due anni fa, nel giorno in cui arrivai a Barcellona, perché non sono più quello di prima. Non posso parlar male della gente, né delle strutture del club. Qui c’è tutto, all’apparenza. Manca però il lato umano, da parte dei dirigenti. Il presidente Nunez e il vicepresidente Gaspart mi hanno detto che le cose cambieranno, ma io non ci credo più. Non mi fido, perché conosco le persone ormai e quindi la situazione non potrà cambiare. Per questo ho detto che me ne voglio andare. Non sono pentito per niente di aver detto che voglio andare. Ho detto quello che pensavo. Ho detto la verità e non posso nascondere adesso la mia rabbia, la mia delusione. A Napoli erano già tutti in festa ed io volevo far festa con i napoletani. Mi hanno commosso l’entusiasmo dei tifosi e le attenzioni della società. Ci tenevo tanto a giocare là e adesso provo una delusione profonda, che non si può descrivere. Mi chiedo perché il Barcellona si comporta così con me. Già si parlava di Rush. Forse se avessero potuto acquistare lui mi avrebbero lasciato libero. Ora dicono che non mi vendono, ma dieci giorni fa avevano votato a favore della mia cessione, si era parlato anche di cifre. Se uno ha un’automobile e non la vuole vendere, non si mette neppure a discutere sul prezzo. Invece loro lo hanno fatto con me. Questo vuol dire che c’era l’intenzione di lasciarmi andar via. C’era un’offerta del Napoli molto seria. Adesso penso alle vacanze. Tra qualche giorno andrò in Argentina con tutta la mia famiglia, poi vedremo. Se non c’è altra soluzione, tornerò a giocare qui, se è questo che vuole il club. Ma ripeto, per l’ennesima volta, che io voglio ancora andare a giocare a Napoli e preferisco il Napoli al Barcellona. Il Napoli rimane nel mio cuore». 

UNA BRUTTA SORPRESA ANCHE PER MOSER

 

Non ci pensiamo, va’. C’è stato un colpo di scena anche al Giro. Moser padrone, titolava ieri mattina la Gazzetta in prima pagina, ma nel pomeriggio è andato in crisi. Ha avuto il primo cedimento e i suoi avversari ne hanno approfittato. Sulla salita che porta a Selva di Val Gardena, la maglia rosa ha annullato il primo attacco di Fignon (fermato anche dal salto della catena) e ha resistito a lungo con i primi che inseguivano lo scatenato spagnolo Marino Lejarreta. Ma a poco più di 3 chilometri dall’arrivo, le gambe hanno tradito Moser e Fignon è subito scattato. Rimasto solo, Moser ha perso rapidamente terreno giungendo al traguardo con un distacco di 1’57” da Lejarreta e di 49″ da Fignon, secondo, e Argentin, terzo. La classifica subisce uno scossone. Scompare il nome di Roberto Visentini. Il bresciano ha avuto una crisi di nervi perché insultato lungo il percorso dai tifosi di Moser, è sceso di bici, voleva ritirarsi. Il suo d.s., Boifava, l’ha costretto a ripartire ma Visentini è giunto con più di 12′ di ritardo ed ha annunciato che l’anno prossimo non correrà più.

Moser ha ora poco più di un 1′ di vantaggio su Fignon, Argentin e Lejarreta. Molto probabilmente nella ventesima tappa lo attaccheranno a fondo sui cinque colli che da Selva di Val Gardena portano ad Arabba. Ma la maglia rosa ha possibilità di recupero nell’ultima tappa di domenica, a cronometro, da Soave a Verona. Candido Cannavò ha scritto: “Nel capo ciondolante di Moser c’è il dramma e il fascino diabolico delle tre giornate che separano il Giro dalla sua conclusione. Sembrava un romanzo rosa, adesso diventa un romanzo giallo. Bello, bellissimo. Sono queste le vicende dello sport che incantano la gente. Francesco non ha nascosto nulla: si è mostrato, come sempre, in tutta la sua verità. Dignitoso nelle giornate della vittoria, lo è stato anche in questa che segna la sua prima sconfitta. Non ci ha mostrato lo sguardo di un perdente. I cinque colli, forse, lo spaventano meno della scalata di ieri che non concedeva pausa, non accordava recuperi in progressione. È un uomo che si sente ancora il Giro sulla pelle. Il Visentini, grande accusatore di mercoledì, che giunge al traguardo staccato di quasi 13 minuti, che scompare dalla classifica e che annuncia persino il suo ritiro dal ciclismo, diventa a questo punto un personaggio patetico. Ha perso sulla strada e fuori strada”. 

 

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