Non si getta a terra, non si inginocchia, non si rotola, non sa come si saluta, gli viene da ridere, e allora ridi Nardi, ma sì, ridi che hai battuto Djokovic. Il sesto italiano di sempre dopo Volandri, Cecchinato, Sonego, Musetti e Sinner.
“Non si è lasciato intimidire dal suo idolo d’infanzia”, dice Eurosport Deutschland in mezzo al gran caos dei commenti stupiti. Un ace e poi ha lasciato cadere la racchetta a terra. Ha tirato fuori la lingua e l’ha messa di lato, scuotendo un poco la testa ma senza neppure fare troppa scena, che sarà mai.
Djokovic ha commesso 31 errori in poco meno di due ore e mezza di gioco. Siamo quasi a metà marzo e non ha ancora vinto un torneo. È una faccenda insolita per lui, ma in fondo già accaduta pure nel 2020 e nel 2018, come dire che è la terza volta negli ultimi sette anni, all’età di 37. È che i nostri occhi ora sono meglio disposti a cercare le crepe nel suo cammino, da quando Sinner ha urlato che i vestiti nuovi dell’imperatore non sono altro che la sua nudità. Ha perso cinque delle sue ultime sette partite contro degli italiani – di cui tre contro Jannik. Somiglia a qualcosa che chiamiamo complesso. Oppure è solo l’euforia di un momento che nessuno s’aspettava.
Luca Nardi è nato a Pesaro, come Filippo Magnini, e nei paraggi di Valentino Rossi. Ha 20 anni e si fece notare quando conquistò i primi punti ATP all’età di 14, il più giovane di sempre, battendo Bastian Malla all’Itf di Sassuolo in tre set. Ha un fratello Niccolò di 7 anni più grande, pure lui inizialmente avviato al tennis, oggi fa il grafico. Sua sorella Julia [26] studia per diventare notaia, il lavoro di papà Dario, napoletano. Luca aveva un piano-B: fare il fisioterapista. La sua giornata ideale senza tennis prevede una sveglia sul tardi, la pasta al forno di mammà, un giro con la moto, il padel e il sushi la sera.
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Da Indian Wells era fuori qualche giorno fa, quando aveva perduto all’ultimo turno delle qualificazioni dal belga David Goffin. Poi si è ritirato l’argentino Tomás Martín Etcheverry e lo hanno ripescato, il famoso lucky loser. Così lucky da essere entrato in tabellone direttamente al secondo turno per battere il cinese Zhang Zhizhen. Ma così poco loser da ripetere quel che fece Sonego quattro anni fa nei quarti a Vienna, battere il numero 1 con la doppia L di fianco al cognome.
“Colpisce subito la gran sensibilità con cui riesce a colpire la palla, un timing degno dei migliori giocatori d’attacco del passato a cui si abbina uno stile di gioco fantasioso, caratterizzato da variazioni e frequenti cambi di ritmo” ha scritto Alfredo Gigliotti sulla Gazzetta. Ha cambiato staff tecnico da poco. Si fa allenare da Giorgio Galimberti, ex numero 2 jr al mondo con una finale a Parigi e una semifinale a Wimbledon da ragazzo, grande attesa promessa che ora si dedica ad altre attese promesse nella sua Academy a Cattolica. Chi ne sa, dice che ha lavorato sulla forza nelle gambe e sul servizio, migliorato di 5 km orari di media, “e anche una migliore uscita con i piedi subito dopo la battuta” spiega la Gazzetta.
Soprannome: Giotto. Non aveva mai battuto un top-50 in carriera e ha fatto fuori il primo, forse il primo di sempre. È il giocatore dalla classifica più bassa ad aver eliminato Djokovic, una posizione più giù [123] di quella che occupava Kevin Anderson quando ci riuscì a Miami sedici anni fa. Nardi ha messo a segno il doppio dei vincenti, 36 a 18, ventuno dei quali con il dritto. A fine torneo entrerà per la prima volta nei primi-100, ma c’è tempo per pensarci, ora gli tocca agli ottavi lo statunitense Tommy Paul. “Il tennis italiano è in buone mani” dice Tennis Tv. Due italiani agli ottavi di Indian Wells per la seconda volta in tre anni. Non era mai accaduto prima.
A night he’ll never forget 🥹@luca___nardi | #IndianWells | #TennisParadise pic.twitter.com/5oJXrOQDO5
— BNP Paribas Open (@BNPPARIBASOPEN) March 12, 2024