L’incubo è finito. Detroit ha fatto in tempo a chiudere il 2023 con una vittoria contro Toronto [129-127] mettendo fine alla sua serie di 28 sconfitte consecutive in una stagione. Un record che lascerà il segno. «È la prima volta che vengo rilassato a una conferenza stampa» ha scherzato Cade Cunningham dopo la partita. Solo i Sixers erano arrivati a tanto, ma a cavallo fra due stagioni e con un bel poì di tanking, le sconfitte di proposito per scivolare indietro in classifica e avere una scelta migliore al Draft. Solo sette franchigie americane di ogni sport hanno perso almeno 26 partite di fila nella loro storia. I Pistons stavano mostrando segni di progresso nelle ultime partite, a cominciare dalla quasi-vittoria sul campo dei Boston Celticsd il 28 dicembre. Qualcosa è cambiato, spiega l’Èquipe, quando coach Monty Williams ha fatto una scelta forte, mandando in panchina il francese Killian Hayes. Ha giocato in media solo 10 minuti nelle ultime due partite, abbastanza goffo al tiro [1/5]. Jaden Ivey gli ha sfilato il posto di play con 18 punti nelle ultime cinque uscite, 5,2 rimbalzi e 5,2 assist. Lo staff tecnico è stato rafforzato con l’arrivo di un altro assistente, Brian Adams. Qualcosa potrebbe succedere sul mercato, per esempio potrebbe arrivare un altro play, Tyus Jones, 27 anni, “così da sbarrare definitivamente la strada a Killian Hayes” scrivono preoccupati in Francia.
Questa serie di sconfitte porta con sé un paradosso. “Le squadre cattive – ha scritto The Athletic – normalmente giocano nell’ombra, lontano dagli occhi e dai pensieri di tutti. Ma alle squadre molto cattive, storicamente cattive, accade il contrario. Attirano attenzione e commenti”.
Così, nelle ultime due settimane, la curiosità morbosa del mondo ha fatto guardare i Detroit Pistons più da vicino. Nel chiedersi quanto potessero andare male, quando mai sarebbe finita la loro agonia, abbiamo finito per scoprire Cade Cunningham e i suoi sforzi per riprendersi la ribalta. È stato la scelta numero 1 in assoluto per il 2021. Ha trascorso buona parte della scorsa stagione a guardare gli altri per un infortunio a una tibia. Ha sentito crescere sfiducia e diffidenza intorno a sé. “Ha visto il suo nome – scrive The Athletic – scendere sempre di più nelle classifiche dei giocatori più promettenti in NBA”.
Cunningham sapeva di avere un solo modo per cambiare quella percezione. Aveva bisogno dei Pistons per vincere. Non avrebbe mai sospettato che invece gli sarebbe bastato vedere i Pistons perdere, perdere tanto, perdere più di tutti nella storia. Più la squadra andava a fondo, più Cunningham migliorava. Ha avuto prestazioni da 40 punti, altre da 30 punti. Ha iniziato a convincere la NBA che in fondo Detroit una stella ce l’ha. Nella partita di fine-incubo ha segnato 26 dei suoi 30 punti negli ultimi 24 minuti, lo stesso arco di tempo in cui ha servito anche sette dei suoi 12 assist. Ha giocato per 38 minuti senza palle perse.
“Questa è roba da star – ammette adesso James L. Edwards III su The Athletic – queste sono le cose che la gente sin aspettava da Cunningham”.
Nelle prime 14 partite della serie tremenda, segnava una media di 21,7 punti tirando con il 39% dal campo e 32% da 3, alla media di 4,2 palle perse a partita. Nelle ultime 14 partite ha avuto una media di 25,6 punti tirando con il 50% dal campo e il 36% da tre. “La ruggine di un anno – dice The Athletic – sembra essere sparita. Sembra l’inizio di una carriera speciale. Il momento che tutti nella Motor City stavano aspettando”.
My fav buckets and assists of 2023 Cade Cunningham. So glad to have you back man.
Young 💫 in this league pic.twitter.com/cbtKlVer81
— Julieanne Gilchrist (@JulieanneGilch1) January 1, 2024
Ben Golliver sul Washington Post rimane con i piedi dentro un sano realismo. Ha fatto due proiezioni e scrive che Detroit resta sulla buona strada per finire con un record di 8-74, sarebbe il record NBA per il minor numero di successi e la percentuale più bassa di partite vinte [0,098] in una stagione di 82 partite.
Forse sarà così, chi può dirlo, si vedrà, per adesso dice coach Williams che «sappiamo di avere molto basket da giocare, non credo si tratti della tradizionale svolta. Alla fine ci siamo semplicemente abbracciati. Eravamo banalmente felici. Almeno molte persone stanotte dormiranno». Sembra quasi che stia parlando di sé.