> L’arte di prendersi uno sfondamento
Le sfumature sono importanti. A un giovane arbitro di basket si insegna prima di molto altro la grammatica dei distinguo. Deve saper cogliere le differenze. Per esempio quella che esiste tra cadere, lasciarsi cadere ed esagerare gli effetti di un contatto. Uno spettro nel quale dovrà decidere, e anche in fretta, se lasciar correre, se fischiare fallo, addirittura se assegnare un tecnico.
Nell’immenso spazio grigio che riempie l’area tra una situazione e l’altra, vive quella che il basket chiama l’arte di procurarsi un fallo. Stamattina L’Équipe Magazine celebra quella di Nando De Colo, smagato trentaduenne passato pure in NBA ma soprattutto vincitore di due Eurolega a Mosca. De Colo – scrive l’ÉM – sa come “lasciarsi tirare il braccio al momento del tiro, cambiare ritmo, spostare il difensore per spingerlo al contatto falloso. Un talento secondo James Harden, che è un esperto”.
Sposta di qua e tira di là, negli ultimi minuti del quarto di finale con gli USA ha preso 4 falli e segnato 7 liberi su 8. Punti d’oro. Se l’Australia non è in finale al posto della Spagna, lo deve a due/tre cose girate dall’altra parte, tra cui uno sfondamento che Marc Gasol è andato a prendersi contro Aron Baynes. Tra gli italiani eccelle Gallinari, bravo nel farsi trovare con il corpo e con i tempi giusti sulla strada del reato altrui.
Nel basket è quasi un fondamentale. Nel calcio sarebbe segno di furbizia da biasimare. Ai Mondiali di rugby di 4 anni fa, in Scozia-Sudafrica, l’arbitro gallese Nigel Owens rimproverò Stuart Hogg per aver finto d’essere stato colpito: “Se vuoi tuffarti in questo modo torna qui tra due settimane che c’è una partita di calcio”. Non gli passò mica per la testa di dirgli: vatti a prendere uno sfondamento.