Gianni Petrucci fa cose. Ma non alle Olimpiadi

 

PALAZZETTI E DINTORNI

Gianni Petrucci fa cose. Ma non alle Olimpiadi

  Nel bel mezzo di un’Olimpiade che l’Italia della pallacanestro guarda da spettatrice, uno dei candidati alla presidenza della federazione pallacanestro ha presentato ieri il suo programma. In 6 punti, e nei 6 punti come scrive il Corriere della sera ci sono delle priorità. Delle urgenze, ecco. 

Sono la digitalizzazione, lo sviluppo del settore femminile, il reclutamento dei giovani e una migliore collaborazione con il territorio. Oh, finalmente. Le cose che andavano dette. Le cose che in effetti non hanno funzionato finora. Sono delle priorità da molto tempo, diamine. 

Stupisce solo che siano i punti del programma del candidato che è alla presidenza dal 2013, dopo aver già guidato la federazione fra il 1992 e il 1999. Se ne allontanò non per darsi alle letture in campagna, ma per fare il presidente del CONI, un altro posticino dal quale le cose se vuoi farle, le fai. 

Ma Gianni Petrucci promette di farle adesso tutte insieme, al suo terzo mandato, o forse è il quarto, il quinto, il sesto, chi lo sa, dipende da come li conti, e in fondo ormai a chi importa. Importa solo, ogni tanto, che la Nazionale non vada alle Olimpiadi, ma non per colpa sua, mica va in campo Gianni Petrucci, non è responsabile, su, anche se è stato lui a far fuori il cittì della sola partecipazione in vent’anni, non importa, non conta, anche se è stato lui a scegliere Pozzecco, anzi il Poz, rinnovandogli pure il contratto.

Non importa. Acqua passata. Importa che ora prometta di fare cose. Le promesse sono impegni solenni. Ci sarebbe da stare sereni e fiduciosi, se Petrucci non avesse con le promesse e con gli impegni un rapporto complesso. Aveva promesso per esempio di non ricandidarsi. Lo fece tra l’estate del 2022 e l’autunno successivo, in uno dei suoi tour mediatici: sui giornali italiani solo Urbano Cairo è più intervistato di lui. «Confido in un uomo di sport, magari un ex giocatore. Stimo molto Datome, nostro leader in azzurro, ma non necessariamente deve essere un figlio del basket. Meglio un uomo che ami e conosca lo sport, questa sarebbe la figura ideale per raccogliere un’eredità prestigiosa com’è quella del basket italiano» disse. Sottinteso: la sua. Qualche mese dopo aveva cambiato idea. Disse che non c’era da scandalizzarsi perché pure Sergio Mattarella aveva detto basta, e invece guardate dov’è. 

E allora andiamo, prepariamoci al basket di Petrucci e a un nuovo quadriennio. Non certo a un quadriennio nuovo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.