Chi è l’olandese inatteso che ha vinto a Roubaix. Storia di Bas Tietema, fuori tempo massimo

Chi è l’olandese inatteso che ha vinto a Roubaix

 

    Indoviniamo le bandiere esatte e mai gli uomini giusti. A Sanremo l’uomo più osservato era Tadej Pogacar, ma dalla discesa del Poggio è schizzato verso via Roma lo sloveno sbagliato, Matej Mohoric. Domenica a Roubaix è andata più o meno così. Tutti a guardare Mathieu van der Poel e nel velodromo è entrato da solo Dylan van Baarle, olandese come lui. 

Philippe Le Gars ha raccontato su L’Equipe che è cresciuto in un ambiente di ciclisti, i suoi genitori si esercitavano anche nelle competizioni, non aveva mai conosciuto altre prospettive se non quella di fare carriera in questo mondo. Fu subito individuato dalla struttura junior della Rabobank, il passaggio da sogno di tutti i giovani ciclisti olandesi

Lui dice: «È normale che gli olandesi non siano molto interessati a me, Mathieu van der Poel è un gradino sopra.  Siamo una nazione così forte su tutti i terreni che sono anche meno famoso di Fabio Jakobsen, super popolare. E dalla sua vittoria al Giro nel 2017, Tom Dumoulin è stato una star. Se sono dietro di loro, probabilmente è perché non ho mai avuto qualità davvero superiori agli altri, quelle che mi avrebbero permesso di distinguermi all’inizio della mia carriera. Faccio le mie cose nel mio angolo e questo mi basta».

Anche Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta gli dedica un ritratto. Quando il mestiere del ciclista, a cui si dedica con molta dedizione, glielo permette, il vincitore della Parigi-Roubaix è un ballerino scatenato. Van Baarle da anni non si perde l’Amsterdam Dance Event, dove tra l’altro nel 2015 conobbe e diventò molto amico di Fabio Jakobsen

 

La tattica della Ineos

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Dan Pérez su L’Équipe ripercorre la strategia della Ineos e sottolinea sia la assoluta casualità in alcuni passaggi della gara sia la capacità di improvvisazione del team di Dave Brailsford, che mai aveva trionfato in questa corsa. 

I primi tratti acciottolati erano ancora lontani ma Ineos aveva già fatto saltare in aria il gruppo, a più di 200 km dal traguardo. Questa impressionante accelerazione collettiva non era preparata, secondo le dichiarazioni unanimi nel team britannico.

Sono andati tutti davanti per proteggersi dal vento, per non farsi staccare. Quando hanno notato che diversi favoriti erano rimasti intrappolati (Van Aert, Van der Poel, Pedersen, Asgreen), hanno rilanciato l’azione.

Per molto tempo, la Quick-Step di Patrick Lefévère ha incarnato un enigma strategico per i suoi avversari nelle Classiche: chi marcare? La minaccia veniva da ogni parte. In questa stagione, Ineos ha già vinto con 12 corridori e gli ha rubato la tattica

Van Baarle ha potuto restarsene al coperto per tutta la prima parte della corsa, all’ombra di Ganna e Kwiatkowski, più controllati. 

Gli Ineos – dice Pérez su L’Équipe – non avevano pianificato tutto, ma come una gruppo jazz di talento, erano preparati a improvvisare.

Dominique Issartel, sempre per L’Équipe, dice che il duello tra Wout Van Aert e Mathieu van der Poel non c’è stato. Come in fondo era successo alla Sanremo. Il belga è arrivato secondo, l’olandese nono da grande favorito della vigilia. Sul conto di Van Aert viene spesa la parola bluff, perché la Jumbo ha tenuto nascosta la sua condizione alla vigilia, dopo il covid che gli aveva fatto saltare il Fiandre. Ha cambiato quattro volte la bici, mentre van der Poel ha forato una gomma e ha spaccato una ruota. Ma i media dei rispettivi paesi mantengono in piedi una rivalità un po’ artificiale

 

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Storia di Bas Tietema, fuori tempo massimo

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    Un’ora, due minuti e 21 secondi dopo van Baarle, al traguardo di Roubaix si è presentato finalmente anche Bas Tietema, 27 anni, olandese di Zwolle, la città liberata dei nazisti nel 1945 dal soldato canadese Léo Major, da solo: della sua impresa trovate traccia in rete, dove qualcuno lo chiama il Rambo del Quebec. 

Tietema è il dodicesimo dei dodici ostinati, arrivati fuori tempo massimo. I dodici che hanno rifiutato l’aiuto della voiture-balai

Le Figaro la definisce l’incubo dei corridori. È il furgone che viene utilizzato al Tour de France dal 1910 per il recupero degli atleti che hanno abbandonato. Segue la corsa in fondo al gruppo. Un tempo aveva sui suoi sportelli l’adesivo di una scopa, perché era considerata una macchina spazzatrice. Quelli che si ritirano, si fermano al bordo della strada, consegnano il pettorale a un commissario di gara e si fanno accompagnare sulla voiture-balai, oggi un minibus da sette posti, incaricato di portarlo al traguardo. 

Le spazzatrici di uomini a Roubaix sono due. Una è guidata da Stéphane Bezault, fratello dell’ex ciclista professionista Laurent Bezault. «Vedo la gara come nessuno la immagina», ha detto a Manuel Martinez de L’Equipe, domenica rimasto con lui per tutto il tempo. Così ha potuto raccontare l’avventura di Bas Tietema, molto conosciuto in Olanda per essere uno YouTuber particolarmente attivo, con 310mila iscritti al suo canale. «Non mi fermo, voglio finire la gara», rispondeva ogni volta che Bezault lo invitava a salire sul furgone. Poco dopo il settimo settore di pavé in Haussy, il giovane Taj Jones si è arreso e non si capacitava del fatto che Tietema volesse invece tirare dritto. 

È un bel tipo, quest’olandese. In una tappa di montagna del Tour, staccatissimo, ideò in coda al gruppo una gara di impennate con gli altri ritardatari. La gente a bordo strada si divertì, gli organizzatori molto meno. A una quindicina di km da Roubaix, dopo aver rifiutato una quindicina di birre dagli spettatori, ha temuto il peggio. Una piccola foratura nella gomma. Ha deciso di andare avanti così, mentre dal velodromo i commissari di corsa telefonavano a Stéphane Bezault per chiedere quanto fossero lontani. Dovevano chiudere. 

L’Equipe racconta che anche Tietema aveva nel frattempo una domanda per Bezault: «Quanto sono lontano dalla testa della corsa?». Con la crudeltà che contraddistingue il vero, l’autista della spazzatrice gli ha dovuto ripondere: «Ma quale testa della gara? È passato un po’ di tempo da quando sono arrivati ​​tutti»

 

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