Avere vent’anni nel tennis dopo Federer, Djokovic e Nadal

Forse stamattina è chiaro. Forse alla vigilia del Masters di Torino si può accettare l’ipotesi che la vulnerabilità di Sinner – la vulnerabilità rimproverata a Sinner – non sia davvero solo sua ma appartenga a tutti i ventenni chiamati a scalare il cielo. Un Federer, un Nadal, un Djokovic sarebbero stati tre fuoriclasse che non avremmo osato confrontare, se fossero arrivati ognuno a un quindicennio di distanza dall’altro. Sono arrivati tutti assieme. Hanno reso epocale una stagione del tennis ma hanno pure viziato la scena, l’hanno resa illeggibile, perfino tossica per chi è venuto dopo. La vulnerabilità rimproverata oggi a Sinner è la stessa che tocca all’improvviso Carlitos Alcaraz, apparso inizialmente più adatto, più giusto, più esatto, più pronto, ecco, più pronto, per aver vinto da teenager gli Slam mai afferrati da Jannik. Eppure Alcaraz è al suo secondo finale di stagione consecutivo senza energie. Lunedì inizia il primo Masters della sua carriera contro Zverev con ambizioni legittime, ma con preoccupazioni enormi sulla sua condizione fisica. Un anno fa si ritirò prima di partecipare e Maxime Battistella su Eurosport France fa notare che il murciano presenta qualche analogia inquietante con Rafa Nadal, con la stessa difficoltà a concludere bene le stagioni. Non solo. La vulnerabilità rimproverata a Sinner si scorge pure nella parabola del suo primo avversario [domani pomeriggio] il greco Stefanos Tsitsipas, uno dei primi a far parlare di NextGen, con un Masters vinto nel 2019, ormai un venticinquenne senza ancora uno Slam, anzi senza una finale, mai oltre le quattro semifinali giocate a Melbourne e le due al Roland-Garros. Eppure si può mai dire deludente il percorso di un ragazzo che è stato il numero 3 del mondo? 

Se lo è domandato il giornale francese Libération nel dedicare un ritratto con Rico Rizzitelli a questo ultra competitivo tennista greco – scrive – solitario ma molto a suo agio su YouTube e Instagram. Un tennista professionista con le tasche piene di promesse, appena uscito dall’adolescenza, può dire di aver gettato la sua carriera se non ha vinto un Grande Slam all’età di 25 anni? Rispetto all’idra a tre teste (Federer-Nadal-Djokovic) che governa la disciplina da una quindicina d’anni, senza dubbio. Sul piano di un progetto familiare nato dal nulla, decisamente no

 

Carlitos Alcaraz

 

Ecco. Federer è in pantofole, Nadal con le stampelle, Djokovic rimane indistruttibile. Così di fronte a Novak tutto è relativo. Se Alcaraz somiglia a Rafa, come dice Eurosport France, allora il contrasto è stridente. Djokovic sembra pronto a divorare tutto sul suo cammino, fresco come uno scarafaggio, nonostante il peso dei suoi 36 anni. L’altro, Carlos Alcaraz, segna nettamente il passo, soffre fisicamente e ha perso splendore nonostante l’entusiasmo delle sue 20 primavere. Non è che adesso lo escludiamo dalla lista dei favoriti. Al Masters arrivano i migliori otto al mondo e non si può escludere nessuno. Sono teneri i ragionamenti sul girone più facile. Se uno vuole un cammino facile al Masters, allora gli basta non qualificarsi. 

Ma dopo New York a Carlitos manca l’esplosività. Il suo corpo manda segnali d’allarme. Nell’ultimo anno ha sofferto di uno strappo addominale, un infortunio alla coscia destra, una artrite post-traumatica alla mano sinistra, fastidi muscolari e alla colonna vertebrale, un problema all’arco del piede sinistro, un affaticamento muscolare nella zona lombare. 

Il fisiologo Jean-Bernard Fabre dice che finora, ogni volta che s’infortunava, Alcaraz tornava e vinceva il torneo successivo. Per la prima volta non è così. È una circostanza che mette ansia agli spagnoli ma potrebbe essere l’indizio di una nuova cura, una prudenza, la consapevolezza di un limite, l’ammissione che la vita spericolata ti prosciuga prima. Se arriva un dolorino è meglio fermarsi, altrimenti ai trentasei di Djokovic non arrivi. 

 

Nadal aveva bisogno di condurre battaglie infinite sul campo e di moltiplicare partite per acquisire fiducia. Alcaraz ha colpi più definitivi. Chiude un punto più in fretta. È un ibrido del mostro a tre teste. Ma nessuno di noi può tradurre in una certezza cosa significhi sulle sue spalle il peso delle tensioni e delle aspettative, delle richieste mediatiche e del pubblico. Si può essere d’accordo con l’analisi di Eurosport quando ipotizza che potrebbe non aver finito di svilupparsi fisicamente. Nell’inverno 2021-2022 aveva messo tre chili di muscoli, con una dieta da 4.500 calorie al giorno, come ha spiegato il suo preparatore Lledó. Djokovic, per dire, consuma molti alimenti di qualità, ricchi di sostanze nutritive e fibre, un vantaggio nel recupero muscolare. Sempre il dottor Fabre dice che conoscere le intolleranze limita i rischi delle infiammazioni, ci sono cibi che ne producono a nostra insaputa. In un fisico che affrionta prove d’agonismo estremo, un affaticamento insieme a una micro infiammazione produce una lesione. 

 

Stefanos Tsitsipas

 

La stabilità che cerca il greco è invece tutta dentro la sua mente. Ai margini del shuo andare e venire per il mondo, tra un fuso orario e l’altro, si è messo a far foto, registrare podcast, tenere diari di viaggi, curare canali YouTube. A Libération Tsitsipas ha detto che gli piace essere attivo e sperimentare. Frase chiave: «Ho bisogno di sentirmi separato dagli altri. Questo lato creativo mi aiuta a distrarmi». A distrarsi da cosa? Ma dal tennis. Non siamo ancora all’odio enfatizzato da Agassi in Open, ma certo esiste in lui la necessità di una camera di compensazione. Sua madre, figlia di un campione olimpico di calcio dell’ex Unione Sovietica, è stata una tennista professionista all’inizio degli anni 80. Stefanos dice di aver ereditato il suo temperamento. È stata la sua prima coach, gli ha insegnato la disciplina, gli ha messo nella testa il concetto che dall’altra parte della rete non ci sono amici. Tsitsipas aveva tre anni quando iniziò a giocare a all’Astir Palace di Vouliagmeni, 20 km fuori Atene, dove i suoi danno ancora lezioni. Papà Apostolos corse il rischio di rinunciare a tutto per prendersi cura di Stefanos. È onnipresente, quasi troppo. Poteva essere un disastro. Non è andata male. La federazione non aveva molto da offrire, di più ha fatto l’Adidas per sostenere economicamente la scalata. Libération lo chiama il burro negli spinaci. Pétros, suo fratello di 23 anni, p il compagno di doppio. Pavlos ed Elisavet, quindicenni, frequentano adesso l’Accademia Mouratoglou. Stefanos ha avuto un percorso scolastico irregolare, le assenze non hanno aiutato gli studi. 

«I miei insegnanti – racconta lui – non capivano nulla di quello che stavo facendo. Hanno provato a convincere i miei genitori a riportarmi verso una vita più normale. A casa giocavo per ore con mio fratello su un campo preparato per noi. Ero un bambino diverso e gli altri ragazzi a scuola me lo facevano pagare. Dai 10 ai 14 anni ho subito bullismo e ho trovato rifugio nel tennis»

Dopo tanto odio per la sconfitta, è arrivato il desiderio di pace. Nella vita di Stefanos è arrivata in estate Paula Badosa. Lui dice che lo sognava da tempo, da molto prima che la cosasi realizzasse. Adesso hanno un account Instagram congiunto, si chiama Tsitsidosa. Stefanos ha chiesto a papà di fare un passo indietro. Un gesto forte, fortissimo. Otto anni fa, al largo di una spiaggia a Creta, papà lo aveva salvato dall’annegamento. Era finito a 50 metri dalla riva e le onde gli impedivano di respirare. Papà andò a tirarlo fuori da lì sotto e lo madagiò su uno scoglio. Stefanos dice di non avere più alcuna paura. Nemmeno di dire a  papà, grazie, davvero, di tutto, ma adesso scostati. 

 

in tv domenica ore 14.30 Rai Sport, Sky, Supertennis: Sinner vs Tsitsipas | 21 Djokovic vs Rune | lunedì ore 14.30 Alcaraz vs Zverev | 21 Medvedev vs Rublev 

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          Il tennista che diventò una scarpa

Il novantesimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, è dedicato al primo Masters di tennis del 1970 e al suo vincitore, Stan Smith. Il tennista che diventò una scarpa | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.

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