Laboratorio Germania. Come ricomincia il calcio dopo il covid

 

  Come riprenderanno – “La Germania si smarca” titola a tutta pagina in prima l’Équipe. È arrivata l’autorizzazione del governo di Angela Merkel a riprendere il campionato di calcio, insieme ad altre attività produttive nel paese (riapertura parziale delle scuole e dei negozi, bar e ristoranti), e poco dopo è arrivata anche la data: Serie A e Serie B possono ricominciare il 15 maggio. Alcuni club avrebbero preferito rinviare di altri sette giorni. Mainz e Werder Brema per esempio si ritengono meno pronti di altri. Non è che in Germania non ci sia o non ci sia stato dibattito, c’è stata solo una guida più decisa verso la ricerca di una soluzione a ogni obiezione soggettiva e a ogni ostacolo oggettivo. Ne è una prova l’editoriale di Die Welt.

 

| l’opinione Ciò che era considerato piuttosto irrealistico qualche giorno fa è ora un passo logico. Perché se in Germania si tenta di tornare alla vita normale, anche il calcio ha il diritto di farlo. Il dibattito sociale, nel quale il calcio spesso serve da esempio negativo, è stato risolto con l’allentamento del lockdown. Nessuno potrà più lamentarsi del fatto che i milionari ben pagati tornano in campo mentre i bambini non sono nemmeno ammessi al parco giochi. Se i più piccoli possono andare sugli scivoli, se i più grandi si divertiranno presto in birreria o nei musei, ci sono pochi argomenti per cui il calcio non dovrebbe essere giocato. Soprattutto, e dovrebbe essere chiaro, la Bundesliga non è la cosa meno importante al mondo. Chi discute in questo modo, discute dall’alto. La Bundesliga farebbe bene ad apprezzare questo dono e ad investire i soldi che presto rifluiranno in modo diverso rispetto a prima: i giocatori sono sicuramente la cosa più importante, ma non sono tutto.
di sven flohr, Die Welt

 

  Racconta Enzo Piergianni su Corriere dello sport-Stadio che Angela Merkel ha messo in campo una combinazione di prudenza, razionalità e coraggio. “Il coraggio indispensabile – scrive – per non farsi intrappolare da virologi ondivaghi e rivali (una faida a Berlino) e da avversari politici. Non era una passeggiata, per Angie, ottenere il consenso dei sedici Länder (regioni) governati da nove differenti coalizioni politiche.  Il Land di Brema, il più piccolo del Paese (appena 550mila abitanti, governato da ambientalisti e socialisti) ieri ha cercato invano di ostacolare la riapertura in maggio, sostenendo che il Werder, penultimo in classifica, non avrebbe avuto abbastanza tempo per allenarsi. Per oltre un’ora, la presunta discriminazione del Werder e dell’altro pericolante Magonza (nel Land Renania-Palatinato) ha frenato il vertice e riaffiorerà nell’assemblea di oggi. Da notare che il Land di Brema, quando in aprile è stata autorizzata la ripresa della preparazione, ha negato a lungo al Werder lo stadio cittadino con pretesti vari”. 

 

la classifica Bayern 55, Borussia Dortmund 51, Lipsia 50, Borussia M’gladbach 49, Leverkusen 47, Schalke 37, Wolfsburg e Friburgo 36, Hoffenheim 35, Colonia 32, Union Berlino 30, Eintracht e Hertha 28, Augsburg 27, Mainz 25, Fortuna Düsseldorf 22, Werder Brema 18, Paderborn 16 

 

  Ancora oggi, a decisione presa, ci si divide per esempio su come gestire le positività. Non esiste una disciplina precisa. La Bundesliga intende isolare il contagiato insieme alle persone che sono venute a contatto con lui e andare avanti. Alcuni Länder hanno norme differenti e potrebbero esigere di vederle prevalere. Il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, è del parere che la quarantena dovrebbe riguardare tutta la squadra del contagiato. Posizioni diverse, come si vede. Eppure hanno deciso. “L’occasione per mostrare al mondo di essere più organizzati – scrive Pierfrancesco Archetti su la Gazzetta dello sport – consapevoli dei rischi ma fiduciosi nel rispetto dei comportamenti, non è stata sprecata”. 

 

Il governo chiede tamponi con alta frequenza tra tutti i componenti del gruppo squadra e non solo ai giocatori. I risultati arriveranno a sei ore dalla partita. “Se il contagio risale nel paese – ha avvertito Merkel – si torna alle restrizioni”. Non solo per il calcio, intende. Ci sarà ora una quarantena preventiva per le squadre, un ritiro collettivo, ma per quarantena non si intendono due settimane. Secondo il governatore della Baviera possono bastare pochi giorni

 

La presunzione dei tedeschi ci consola spesso di vivere
Gianni Brera la Repubblica 11 agosto 1985

 

Oggi la Federcalcio tedesca ha convocato in videoconferenza i club per decidere tempi e calendario della ripartenza. Si parlerà anche della Coppa, giunta alle semifinali: Bayern contro Eintracht, Leverkusen contro Saarbrücken (una squadra di Serie D). Secondo la Bild si ricomincerà dalla 26esima giornata con la partita tra Paderborn e Fortuna Düsseldorf. Una partita che avrà addosso gli occhi di tutto il mondo, mentre “normalmente – ha scritto David Fioux su l’Équipe – interessa solo la regione della Renania settentrionale-Vestfalia”.
Maurizio Crosetti su la Repubblica ha scritto: “La strada che ci indicano i tedeschi non è incosciente, è umana. Ed è coraggiosa perché insegue la vita. Non possiamo sempre prendercela con la gente che vive”.

 

Abbiamo deciso con ragionevolezza e abbiamo visto che le misure di sicurezza sono rigide. Markus Soeder presidente della Baviera

 

| l’opinione  Beati loro – La Germania è la prima nazione in Europa dove si smuoverà la classifica, dove si vedrà un assist, una punizione a giro perché è anche lo stato con il rapporto più alto tra posti letto e numeri dedicati alla terapia intensiva. I tamponi sono stati fatti subito, ad ampio raggio e nessuno si è lamentato dei 1724 dedicati ai 36 club di prima e seconda divisione. Non è il migliore dei mondi possibili è solo quello dove si può giocare. Beati loro.
di giulia zonca, la Stampa
Le conseguenze del sì di Berlino

 

  Un tampone negativo per Dybala alla Juventus dopo 46 giorni di isolamento e una positività al Torino durante i test effettuati prima della ripresa degli allenamenti. Il club non ha fatto nomi. Il giocatore è asintomatico ed è stato messo in isolamento. Per Alessandro Bocci e Monica Colombo si tratta di “una doccia gelida che raffredda l’ottimismo degli ultimi giorni”. 
Guglielmo Buccheri su la Stampa ha scritto che “il caso Torino toglie un po’ di leggerezza alla vigilia dell’incontro di oggi anticipato dalle notizie tedesche” e che in ogni caso “la road map la deciderà la curva dei contagi”. 

 

| l’opinione Il rischio d’impresa – Sono sempre più convinto che da alcuni presidenti la pandemia sia stata vissuta non soltanto come una disgrazia sociale, ma anche come un’improvvisa opportunità. L’occasione per tentare di risolvere in modo radicale i tanti, troppi problemi accumulatisi prima della sospensione del campionato. Prova ne sia che cinque società su venti hanno continuato a non pagare gli stipendi e che, addirittura, in alcuni casi non hanno neppure affrontato con la squadra l’argomento tagli o riduzioni. Il rischio d’impresa è sempre finito non sulle spalle dei presidenti ma su quelle dei calciatori i quali, peraltro, avevano mostrato e ancora mostrano una grande disponibilità a trattare la riduzione dei compensi ma solo a decisioni definitive prese. In tutto questo l’Aic? Vuota politica.
di ivan zazzaroni, Corriere dello sport-Stadio

 

Oggi pomeriggio la federcalcio, con il presidente Gravina e con il professor Zeppilli, responsabile della commissione medica, è in audizione dal Comitato tecnico scientifico del governo per tornare a parlare del primo protocollo giudicato insufficiente. Dietro la materia tecnica della gestione delle nuove positività si muove la politica. Valerio Piccioni su la Gazzetta dello sport scrive stamattina che “il premier vuole studiare a fondo l’impatto economico di un eventuale stop definitivo, soprattutto sul numero di posti di lavoro che si perderebbero. Conte è stato molto attento a non rischiare un corto circuito con Spadafora. Ma la sua scesa in campo, presentata come un dovere istituzionale, nasce anche dall’esigenza di «arbitrare» la discussione”. Franco Ordine su il Giornale ha scritto: “Li spiamo per come affrontano il virus, li leggiamo per quello che scrivono sul nostro conto, spesso sono autentiche coltellate alla schiena, li critichiamo ferocemente per quel che decide la loro Corte suprema mettendo a rischio l’aiuto della Bce alla nostra economia in emorragia finanziaria. Per una volta, e magari sarà anche l’unica, la Merkel ha fornito all’Italia, il paese delle sue vacanze estive, un assist in materia di calcio”.

 

Auspichiamo tutti che i campionati possano riprendere regolarmente, allo stesso tempo oggi è impossibile dare una data certa della ripresa. Dobbiamo almeno verificare l’andamento della curva delle prossime due settimane. Negli ultimi tre giorni si è improvvisamente assistito a un inasprirsi del dibattito politico e mediatico, a mio parere incomprensibile agli occhi degli italiani che temono per la loro salute e per il lavoro. Perfino le tifoserie organizzate lo hanno stigmatizzato. In Europa le uniche date certe sono quelle che hanno deciso di bloccare per sempre i campionati. Vincenzo Spadafora ministro dello Sport al Parlamento

 

| l’opinione  Ma perché mai gli ultrà non vogliono che si torni a giocare? Se l’è chiesto il ministro? Proviamo a rispondere noi. Forse il calcio che riparte a porte chiuse oscura la loro ingombrante identità. Cosa sono gli ultrà senza il dominio degli spalti, senza le coreografie e gli striscioni che suonano come inquietanti avvertimenti, senza i cori che esondano dai confini del buon senso per precipitare nel peggior senso comune? A porte chiuse gli ultrà sono semplici tifosi davanti alla tv, come noi, che teniamo le emozioni dentro un’imprecisata area tra la fronte, il torace, lo stomaco e l’anima. E al più le strozziamo in gola, con un urlo di gioia o di sgomento. Gli ultrà non sono che l’ennesima voce interessata che il ministro assolda nella sua singolare battaglia a perdere. Sono altre le voci che è giusto ascoltare. Per esempio quelle di un movimento sportivo che ha paura, come tutto il Paese. Perché due mesi di lockdown deprimono anche i più forti e fanno perdere la fiducia.
di alessandro barbano, Corriere dello sport-Stadio

 


 

L’agenda del prossimo mese  11 maggio Francia: fine del lockdown, autorizzata l’attività sportiva individuale all’aperto | 15 maggio  Germania: riprende la Bundesliga | 17 maggio USA: torna la Formula Nascar | 18 maggio Spagna: via alla Fase 1, possibile ripresa allenamenti collettivi in Liga. Italia: possibile riapertura di palestre, circoli, piscine | 23 maggio Ungheria: semifinali della Coppa | 25 maggio Svizzera: l’UEFA aspetta i piani di chiusura stagione dalle federazioni | 27 maggio Svizzera: riunione UEFA | 30 maggio Portogallo: riprende la Serie A di calcio. Francia: a Nizza il torneo di tennis nell’Academy di Mouratoglou 

 

La previsione dell’infettivologo Le Foche – «Dobbiamo rientrare nella normalità. Il calcio e le attività ludiche fanno parte della normalità. Ne abbiamo un bisogno estremo. La nostra esistenza è stata troppo compressa in questi mesi…». 
 ➣ Quando tornerà il calcio a giocare nel suo elemento naturale, gli stadi con la folla e le passioni? «Le prossime tre, quattro settimane saranno fondamentali per interpretare in termini assoluti quanto può capitare. Se andranno nella direzione giusta, mi sento di dire che possiamo ipotizzare già dal prossimo un campionato a porte aperte, con i tifosi e la passione. Naturalmente, adottando gli accorgimenti del caso, i sedili distanziati, le misure igieniche e i comportamenti responsabili».
intervista di giancarlo dotto, Corriere dello sport-Stadio

 

  Il record di Commisso – Francesco Specchia su Libero ha rilanciato in prima pagina la ricerca Billionaire Bonanza 2020 pubblicata dall’Institute for Policy Studies, secondo la quale Jeff Bezos, proprietario di Amazon, patrimonio di 43 miliardi, ne ha guadagnati altri 23 in questi giorni di crisi. Nella classifica dei primi otto che in controtendenza hanno guadagnato almeno un miliardo di dollari, scrive Libero, “dopo Bezos e nomi prevedibili come Elon Musk, Eric Yuan fondatore della piattaforma Zoom, entrambi 3 miliardi, e Steve Ballmer di Microsoft (2), ecco stagliarsi all’ottavo posto nella hit una figura discreta, apparentemente sotto la cresta dell’onda: Rocco Commisso. Il quale ha visto aumentare il patrimonio di 1,09 miliardi di dollari (1 miliardi di euro) mentre i concorrenti annaspavano”.

 

  Daniele Gastaldello, capitano del Brescia, ha detto a Matteo Pinci per la Repubblica che a tornare in campo lui non ci pensa proprio, sebbene poi nell’intervista trovi che sia stato ingiusto far ricominciare gli atleti degli sport individuali e non quelli di squadra. «Credo che al centro e al sud non sia arrivato davvero quello che si è visto in Lombardia. E per fortuna, dico. A Brescia tutti siamo stati toccati, tutti noi conosciamo qualcuno che ha subito la tragedia sulla pelle, abbiamo scoperto quanto poco basti per rovinare una famiglia. Io parlo per me e per i compagni: se il prezzo della ripresa è farci male anche seriamente, non ne vale più la pena. Abbiamo paura. Siamo esposti, tutti, non solo noi calciatori, ma magazzinieri, fisioterapisti, massaggiatori. Tutti a contatto, inevitabilmente. Sento che la soluzione sarebbe chiuderci in ritiro due mesi: non ha senso, è contro natura, siamo professionisti ma anche esseri umani, abbiamo mogli, figli».

 

  Arturo Calabresi, calciatore del Bologna in prestito all’Amiens retrocesso a tavolino ha invece parlato con Paolo Tomaselli per Corriere della sera, mettendo l’accento sull’irrilevanza del calcio in un momento del genere. «Il presupposto del calcio è la passione e allora mi chiedo: la gente vuole realmente la ripresa, vuole gioire o disperarsi per un gol? O ne stiamo parlando solo per difendere degli interessi? Non sono così convinto che a tutti importi davvero una ripresa imminente», ha detto. Il ricovero di Junior Sambia del Montpellier in coma farmacologico ha colpito molto, dice, tutta la Ligue1 «c’era già scetticismo sulla ripresa e dopo quella notizia c’è stato da parte di tanti compagni quasi un rifiuto a continuare». 
Il campionato è stato fermato dal governo. Le istituzioni calcistiche hanno assunto la classifica del torneo sospeso come definitiva e su questo punto, sulla retrocessione a tavolino del suo Amiens, Arturo Calabresi è però meno disponibile a giudicare il calcio irrilevante. «È stata una decisione che mi ha toccato profondamente, soprattutto dopo aver conosciuto una realtà del genere che si è guadagnata ogni cosa con grande fatica e combattendo fino alla fine. Se si leva la possibilità di farlo, cancellando le ultime dieci giornate e ci si basa su una statistica, allora mi sembra una decisione superficiale. Non faccio polemica, ma spero che chi può, vada fino in fondo». L’Amiens ha minacciato un ricorso in tribunale.

 

  Jean-Michel Aulas, presidente del Lione, ha detto stamattina a Régis Dupont su l’Équipe che la decisione dei tedeschi conferma come la Ligue1 abbia fatto la sua scelta troppo presto. «Spero che le cose possano cambiare di nuovo. Le decisioni che sono state prese possono spingere il calcio francese in una situazione catastrofica. È un grido di allarme, il mio. Non sto cercando di convincere nessuno, sto avvisando delle responsabilità che si sono prese delle persone nel decidere di smettere senza avere tutti i parametri. La UEFA mantiene in agenda le sue finali di Champions in agosto. Se tutti i paesi si preparassero a giugno e luglio, e non noi, PSG e Lione avrebbero le gambe tagliate. È strano che non possiamo avere accesso ai documenti che hanno motivato un arresto del campionato che può costare centinaia di milioni di euro nel calcio francese».

 

  I nodi in Inghilterra – Il sì della Germania dovrebbe portare al sì di Boris Johnson. Questa è la conseguenza di Berlino su Londra. Per Gabriele Marcotti, che ne scrive su Corriere dello sport-Stadio, “succederà domenica, quando il primo ministro Boris Johnson parlerà in TV”. Il punto è cosa succederà da lunedì quando si vedranno i 20 club. I nodi sul tavolo in Inghilterra restano due: il protocollo che vede perplessi i medici e inquieta i calciatori, la questione delle retrocessioni bloccate – per convincere le pericolanti a giocare in campo neutro – che non piace alle televisioni. Servono 14 voti per procedere e quei 14 voti la Premier non è sicura di averli. 
I responsabili sanitari delle 20 squadre di Premier hanno scritto una lettera al consulente medico del campionato, Mark Gillett, e al gran capo Richard Garlick, nella quale esprimono domande e preoccupazioni. Chiedono se il sudore e i guanti del portiere possono essere portatori del virus (“Dovremmo consigliare loro di indossare guanti medici sotto?”). Sospettano che si stiano ignorando le linee guida e mettono in dubbio la reale capacità dei servizi di emergenza di assistere giocatori in crisi. Chiedono maggiore coinvolgimento nella stesura delle misure definitive per ripartire. Secondo Jason Burt su Telegraph prevederanno il divieto di sputare, scambiarsi le maglie dopo le partite, condividere bottiglie d’acqua e abbracciarsi dopo i gol. Dovrebbero restare in vigore per 12 mesi. 

 

  I test e la paura dei calciatori – Messi al campo in mascherina. La foto è sulla prima pagina di quasi tutti i quotidiani spagnoli, molti anche politici. E poi Zidane, Simeone, Sergio Ramos con occhiali che alza i pollici e dice: okay. Diario Sport titola: “La nuova normalità”. Diario AS: “Da confinati a mascherati”. Marca: “La Liga mascherata”. La Vanguardia: “Il calcio sporge la testa”. Mundo Deportivo: “Test”.  Mentre El País dà spazio alla decisione della Germania. Sono iniziati i test medici all’interno delle squadre. Secondo Diario AS la Liga potrebbe scoprire di avere fino a 30 casi di positività. La previsione si basa sulla percentuale di positivi riscontrata in Germania e sulla maggiore penetrazione della pandemia nel paese. Gli opinionisti stamattina si concentrano sul tema della paura dei giocatori. 

 

Gli insulti demagogici si diffondono spesso contro i calciatori: si scopre che sono ricchi e si scopre che essere ricchi non consente di avere diritti. Senza dubbio, i giocatori devono capire che meno entrate ci sono per i club, minori saranno le entrate anche per loro, e che se non vogliono tornare alla competizione dovranno accettare una riduzione del salario. Ma da qui a insultarli, semplicemente perché mostrano la loro riluttanza a giocare, quando in Spagna è ancora in vigore uno stato di allarme, è ingiusto e anche poco intelligente. Invece di lapidarli, sarebbe bello ascoltarli.
di ernst folch,  Sport

 

  Avrò torto io, ma su questioni di salute mi fido più di Fernando Simón, un esperto epidemiologo, che di Javier Tebas, presidente della Liga. Simón ha avvertito ieri i giovani che si incontrano in questi giorni in gruppetti, senza restrizioni e senza mantenere la distanza, che se non correggono le loro abitudini trasmetteranno il virus fino a raggiungere “quelli che soffrono di più”. Avrò torto io, ma si direbbe che i calciatori sono individui che potremmo definire giovani.
di joan josep pallás,  la Vanguardia

 

  «Tutto ciò che li univa ora li separa», dice Inma Puig, psicologa del Barça da decenni. Puig vive di emozioni. In questo periodo ancora di più: «La risposta a questa crisi deve arrivare sul piano emotivo, la razionalità non è più utile perché non abbiamo risposte a ciò che sta accadendo. Chi saprà controllare le proprie emozioni vincerà». La paura di essere contagiati e di contagiare i propri cari, la paura di soffrire per una malattia legata al coronavirus, la paura di un infortunio, le paure come concetto globale, sono del tutto normali. E per di più «la paura è contagiosa».
Ciò che univa i calciatori, ora li separa. Si incontravano nello spogliatoio, si abbracciavano, condividevano. Il gruppo proteggeva l’individuo. Ora non possono nemmeno guardarsi l’un l’altro. Il virus ha creato barriere sotto la forma del distanziamento sociale. Non possono toccarsi. Non ci sono più abbracci. L’intimità dello spogliatoio è andata perduta. Si alleneranno da soli, senza l’incoraggiamento di chi sa comprenderli meglio, l’amico, il compagno. Senza riuscire a liberarsi dei sentimenti accumulati durante l’isolamento. È giovedì oggi? È venerdì? Quante volte ammettono di non sapere in che giorno vivevano? Siamo stati educati alla necessità di cercare sicurezze e ora tutto è incerto. Controllare le emozioni ci darà un vantaggio.
di cristina cubero,  Mundo Deportivo

 

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