Il ribaltone di Elena Rybakina

Non giocano di meno le donne. La finale del Masters di oggi sarà la 71esima partita della stagione per Aryna Sabalenka, lo stesso tetto raggiunto da Iga Swiatek e Ekaterina Alexandrova. Se non altro, spesso e volentieri Swiatek chiude i suoi set sul 6-0 e si sbriga in fretta: quest’anno ne ha rifilati 16 e ne ha pure subiti 3. L’anno scorso furono 13-0 e nel 2023 addirittura 23-0. Nelle categorie giovanili già funziona così. Il coreano Cho e il cinese Chao hanno giocato 72 partite fra gli jr, a 72 è arrivata Zhang fra le ragazze. Nella fascia Boys fra i 12 e i 16 anni l’americano Carnello è arrivato a 79, la danese Henningsen a 70.
Mentre Riyadh si tinge di tensione e attesa per l’ultima partita, in mezzo a tanta stanchezza diffusa, Elena Rybakina si presenta come la più in forma del pianeta. Ieri ha piazzato quindici ace contro Jessica Pegula. Andrew Futterman su The Athletic ricorda come il percorso della moscovita dal passaporto kazako non sia stato lineare: la prima metà della stagione si è giocata all’ombra di un’indagine sul suo allenatore Stefano Vukov.
All’inizio dell’anno Rybakina aveva annunciato il ritorno di Vukov, dopo averlo licenziato agli US Open 2024. Ma a Vukov erano state bloccate nel frattempo le credenziali WTA per violazioni del codice di condotta. A febbraio era stato sospeso per un anno: come riportato in un documento riservato ottenuto da The Athletic, aveva violato il codice «sfruttando la propria relazione con la giocatrice per interessi personali e/o commerciali a discapito del miglior interesse di lei», oltre a mettere in atto «abusi fisici e verbali», con la compromissione del benessere psicologico, fisico ed emotivo di Rybakina.
Durante l’indagine, Rybakina aveva dichiarato pubblicamente che Vukov «non l’aveva mai maltrattata», e l’allenatore aveva fatto appello. La sospensione è stata revocata nel mese di agosto. Secondo fonti vicine alla giocatrice, Vukov aveva continuato a contattarla ossessivamente, inviando oltre cento chiamate e messaggi, mentre cercava di convincerla che senza di lui la sua carriera non avrebbe avuto futuro. «Sicuramente non ho mai abusato di nessuno», ha scritto Vukov a gennaio in un messaggio a The Athletic.
Futterman descrive l’effetto di tutto ciò sul gioco e sulla salute mentale di Rybakina: difficoltà a dormire, prestazioni altalenanti, uscite premature dai tornei [66 partite giocate nel 2025]. Una giocatrice che una volta veniva considerata come parte di una nuova Triade, accanto ad Aryna Sabalenka e Iga Świątek, aveva visto il suo ranking scivolare oltre la decima posizione.
In Arabia Saudita, la Rybakina incerta dei primi mesi è un ricordo: in due settimane ha vinto sei partite per qualificarsi, e altre quattro nel torneo, ritrovando sicurezza e forma.
«Le ultime due settimane, tra Cina e Tokyo, mi hanno dato molta fiducia», ha raccontato in zona mista. «Ho sentito che le cose su cui abbiamo lavorato iniziavano a funzionare anche nelle partite. Non è un processo rapido, ci vuole tempo, e io ho giocato molto, quindi sono felice di aver ritrovato forma, anche se a fine stagione». Con il servizio che può raggiungere circa 201 km orari, la sua altezza di 1 e 84, il modo in cui la palla cade dall’alto, Rybakina domina lo spazio.
La sfida con Sabalenka, numero uno al mondo, promette spettacolo: Futterman sottolinea come la bielorussa abbia superato Anisimova in tre set grazie a potenza e movimento impeccabile, imponendo la propria legge nel momento decisivo. La finale non sarà una partita tattica: entrambe sono grandi battitrici, pronte a chiudere punti rapidamente su un campo veloce e indoor. «A volte Elena mette quattro palline sul fondo linea di fila, e altre volte, con la stessa strategia, sbaglia», ha osservato Pegula, evidenziando la natura imprevedibile e affascinante della rivale. Solo che adesso può trasformare una stagione da dimenticare in una memorabile.