UNA STORIA, UN GP
di roberto liberale
Lo chiamavano il Conte Von Crash, per quel suo stile di guida sempre al limite, per gli incidenti in cui rimase coinvolto all’inizio della sua carriera. Ma Wolfgang Von Trips, conte lo era per davvero, e gli incidenti all’epoca erano considerati routine, erano una parte integrante del motorsport, i rischi venivano accettati dai piloti e dagli spettatori. Veniva da una famiglia aristocratica, discendente da una dinastia di cavalieri che aveva avuto origine sette secoli prima. Il nome di battesimo completo era Wolfgang Alexander Albert Eduard Maximilian Reichsgraf Berghe, il lignaggio lo esigeva.
L’Olanda è stata la terra della sua prima vittoria, anno 1961, uno dei momenti più alti nella carriera di pilota. Una carriera che non sarebbe mai dovuta cominciare. Wolfgang aveva diversi problemi di salute, dal diabete alla paralisi di alcune parti del viso. Non sapeva nulla di meccanica, nell’automobilismo sportivo di allora era una anomalia. I genitori lo tormentarono per tutta la sua breve vita affinché tornasse nella casa di famiglia, il castello di Hemmersback nella Renania. La passione per le corse fu più forte. Wolfgang iniziò a gareggiare con le moto, presto passò alle auto, nel 1957 arrivò in Formula Uno. Era entrato nel team della scuderia Ferrari nell’anno in cui Juan Manuel Fangio lasciò Maranello da campione del mondo, dopo appena un anno di permanenza. Von Trips fu il secondo tedesco su una rossa in Formula Uno, il primo, Kurt Adolff, ne aveva guidata una privata, della scuderia Espadon, al GP di Germania 1953. Lo fece in tutto per 3 giri, nella sua unica apparizione nel mondo della Formula Uno.
Gli anni successivi furono molto travagliati, caratterizzati dalla morte dei suoi compagni di squadra Musso e Collins [1958] e dalla partecipazione a due gare in tutto nel 1959, a causa di un infortunio.
Una prima svolta arrivò nel 1960, con il settimo posto in campionato davanti a leggende come Jim Clark, Tony Brooks e John Surtees. Quando dodici mesi più tardi vennero introdotti i nuovi motori da 1,5 litri aspirati, la nuova Ferrari 156 si presentava come pressoché imbattibile. I piloti della Rossa a inizio stagione erano Von Trips e gli statunitensi Phil Hill e Richie Ginther.
Eccola, l’Olanda. Il 22 maggio si correva sullo storico circuito di Zandvoort, dove la Formula Uno torna ancora, 62 anni dopo. Era il secondo Gran Premio della stagione, in prima fila proprio le tre Ferrari. Wolfgang era il secondo in griglia, riuscì a prendere la testa.
La Stampa raccontò che “all’inizio si ingaggiava subito una lotta serrata tra le Ferrari di Von Trips, Phil Hill e Ginther, la BRM di Graham Hill e le Lotus di Clark e Stirling Moss, che al primo passaggio transitavano in quest’ordine. Moss tentava quindi di portarsi sui primi e si batteva a lungo con Ginther, il quale si era assunto il compito di difendere i due compagni di scuderia dagli attacchi dell’inglese. L’asso britannico, nel duello con Ginther, riusciva ad avere la meglio al dodicesimo giro, superava quindi Graham Hill e al ventesimo passaggio si portava cosi in quarta posizione, a 15″ da Von Trips, che guidava sempre la corsa seguito da Phil Hill e Jim Clark nell’ordine. Al ventitreesimo giro Jim Clark sorpassava Phil Hill e la lotta tra i due piloti si faceva molto interessante senza però che questo portasse a migliorare il record sul giro, stabilito in precedenza dallo stesso Clark in 1’35″5 (media 158,060). Fino a dieci giri dal termine continuava il duello tra Phil Hill e Clark per il secondo posto e tra Ginther e Moss per il quarto, mentre Von Trips continuava indisturbato nella sua corsa vittoriosa. Al 65° passaggio le posizioni si stabilivano definitivamente”.
Von Trips batté Hill per meno di un secondo. Staccò invece le Lotus di Jim Clark e Stirling Moss, in maniera più consistente. Raggiunse la testa della classifica e per lui si aprirono scenari totalmente nuovi. Wolfgang e Phil Hill si alternarono a lungo al comando del mondiale, il testa a testa continuò per tutto il campionato. Alla penultima gara di stagione, il Gran Premio d’Italia, Von Trips ci arrivò con 4 punti di vantaggio. Una vittoria a Monza lo avrebbe avvicinato in maniera decisiva al titolo. Così, il 10 settembre c’erano quattro Ferrari nelle prime quattro posizioni della griglia, Von Trips in pole position, al suo fianco il diciannovenne messicano Ricardo Rodríguez, fino a quel momento il più giovane esordiente nella storia della Formula Uno.
All’abbassarsi della bandiera dello starter partiva come una furia, Baghetti stentava. “Nel gruppo scarlatto delle cinque Ferrari”, come lo chiamò la Stampa, s’intrufolarono Clark e Brabham. Phil Hill andò al comando. Nel giro di qualche istante la tragedia. Al secondo giro le macchine di Von Trips e di Clark si scontrarono. Surtees, Graham Hill e Baghetti per miracolo evitarono di restare coinvolti. Nella zona del traguardo e in tribuna stampa non si ebbe idea dell’accaduto. Ci si limitò a registrare il mancato passaggio delle macchine, osservando che da lontano c’era un anomalo movimento della folla. Le prime notizie erano contrastanti: solo più tardi si ebbe una nozione precisa della realtà, sempre più tragica di minuto in minuto. La corsa continuò. Con le quattro Ferrari di Hill, Ginther, Rodriguez e Baghetti al comando, il solo Brabham sulla Cooper 8 cilindri a resistere.
Fu la reazione banale a una tragedia epocale. La monoposto di Von Trips prese il volo sul terrapieno a bordo pista alla Curva di Vedano, andando a schiantarsi su una collinetta a oltre 160 chilometri orari. Le misure di sicurezza non erano assolutamente adeguate. Là erano riuniti gli spettatori, separati dalla pista da una staccionata. Morirono 14 persone, oltre al pilota.
L’Europeo pubblicò una sequenza fotografica tratta dal filmato di un cine-amatore, per ricostruire la verità dei fatti. Un servizio riproposto qualche tempo fa da Formula Passion.
“Trips ha agito regolarmente – scrisse sulla rivista Gianni Roghi – ma come se si trovasse solo, non tallonato da Clark. Clark non ha previsto né intuito a tempo la manovra di Trips. Probabilmente ha frenato con un ritardo di un centesimo di secondo. Troppo tardi: si è trovato agganciato. È inutile, quindi, discorrere di colpa dell’uno o dell’altro. Infinitesimi errori di valutazione, quando si gira sui centesimi di secondo, non sono colpe, ma soltanto errori. O diciamo pure fatalità. Hanno sbagliato un pilota quasi campione del mondo, noto fra tutti i colleghi “formula uno” per la correttezza nella vita e in pista, e un pilota più giovane di dieci anni, sicuro, valoroso e cavalleresco egli pure. Von Trips e Clark erano buoni amici, non li divideva nessuna rivalità personale. Pochi attimi prima di salire sulle vetture allineate alla partenza li vedemmo discorrere insieme, a tu per tu, come compagni di scuola. Il corpo del barone di Colonia non era maciullato, come si disse. La macchina non lo aveva schiacciato. Era morto per la frattura di alcune vertebre cervicali; inoltre presentava la frattura esposta di un omero e segni di compressione toracica (non “sfondamento”). Sulla parte destra del viso, un ematoma, ma senza ferite. Si pensò dunque che fosse stato scaraventato fuori dalla vettura quasi subito, e che si fosse fratturata la cervice battendo il capo sull’asfalto. Il film dello studente di Bergamo mostra invece il pilota ancora all’interno della vettura quando già essa si capovolge per la prima volta, pur senza toccare terra. È in questo attimo, infatti, che von Trips verrà scaraventato via. Ma il destino ha già chiuso la partita. La prima vittima della folla, una ragazza, ebbe la testa spiccata dal busto. Le altre presentarono traumi da “corpo contundente” al capo e al torace. Non furono le lamiere della macchina a compiere la strage, ma le ruote anteriori”.
L’orrore attraversò l’Italia e il mondo dell’automobilismo. Le immagini dell’incidente furono uno scossone, persino Papa Giovanni XXIII fece conoscere la sua contrarietà all’automobilismo, sostenendo che sarebbe stato criminale organizzare altre simili gare.
Gigi Ghirotti su La Stampa anticipò un tema che sarebbe tornato attuale molte volte, l’indifferenza di fronte a tragedie simili: “Non possiamo concludere il nostro servizio – scrisse – senza una annotazione umana: il fatto che a poche dozzine di metri dal punto della sciagura si merendasse e si tenessero le radioline accese, mentre già si sapeva, o si intuiva, che la morte era entrata nel recinto del pubblico, non lascia molto margine all’ottimismo. È vero che a nulla sarebbe potuto servire il riversarsi scomposto della folla sulle uscite. Ma questa indifferenza mette un accento nuovo e spietato sulla presente sciagura, e fa pensare ad una sorta di callosità e di negligenza nell’animo popolare, quasi che il messaggio delle domeniche sia ormai quello di badare solo a se stessi, e di godere, senza troppo voltarsi a guardare chi non ha avuto fortuna”.
Il GP fu vinto da Phil Hill, che poi diventò campione del mondo. Per un tedesco campione del mondo in Ferrari bisognò aspettare altri 39 anni e l’arrivo di Michael Schumacher.
CHE COSA SUCCEDE Lando Norris il più veloce nelle prove libere di Zandvoort. La McLaren ha preceduto di 23 millesimi Verstappen, poi Albon (Williams), Hamilton (Mercedes) e Tsunoda (AlphaTauri). Leclerc è 11esimo a mezzo secondo da Norris, 16esimo Sainz a 8 decimi. Daniel Ricciardo è andato fuori pista alla sopraelevata, si è rotto il polso e sarà sostituito dal 21enne neozelandese Liam Lawson, al debutto.
Giorgio Pasini su Tuttosport racconta: “Un grande peccato per il 34enne australiano che sperava in questa nuova chance di rientrare in Red Bull dalla porta principale scalzando il traballante Sergio Perez (anche ieri decisamente meno veloce dell’ingombrante compagno di squadra Max Verstappen). Ambizione che subisce un brusco stop. E da rimpiazzo di lusso, in neppure tre GP Ricciardo si trova a dover essere rimpiazzato dalla riserva del team di Faenza, il 21enne Liam Lawson, secondo nel campionato Super Formula a due gare dalla fine e considerato prossima speranza per il pianeta “bibitaro”. Anche lui suddito di Sua Maestà, e del territorio più lontano: la Nuova Zelanda. Paese che così vedrà il suo 11° figlio correre in Formula 1”.
IL CIRCUITO A circa 40 km da Amsterdam. È una pista ricca di tradizione. Fu inaugurata nel 1939. È stata rimodernata dopo l’introduzione delle nuove regole. Aveva poche vie di fuga. Misura 4.200 metri circa, è stretta, ha 19 curve, con un tornante sopraelevato. Due le zone DRS. Dopo il suo recupero nel calendario mondiale, Lorenzo Tognacci scrisse su Sportellate: “Lasciamo Zandvoort totalmente impassibili: bello, divertente, belle qualifiche, nice bankings, bel tifo, una sfilata. Una sfilata abbastanza inutile, purtroppo. Zandvoort è bellissima e immagino tutta la gioia dei tifosi olandesi di riavere il GP in casa ma la pista è oggettivamente inadeguata per ospitare una gara con queste macchine. Dopo l’incredibile circo di Spa diciamo che avremmo preferito una gara diversa per riprenderci dal torpore piovoso del Belgio”.
| Daniele Sparisci su Corriere della sera spiega cosa sta succedendo: “Nel mare orange il rosso è scomparso, alla ripresa dalla pausa estiva va registrato uno dei peggiori venerdì della stagione. Per quanto Fred Vasseur cerchi di gettare acqua sul fuoco spiegando le pessime prestazioni con degli «esperimenti utili per il resto della stagione e di scelte pensate in chiave gara», l’allarme c’è. Al mattino la riserva Robert Shwartzman, russo con cittadinanza israeliana (è nato a Tel Aviv) — guidava al posto di Carlos —, era precipitato penultimo, non riusciva a stare in pista. Come lo spagnolo in seguito, sembrava il papà quando correva nei rally. I mali della Rossa 2023 sono noti e incorreggibili, la verità emerge nei dati. Rispetto al venerdì di un anno fa su questa stessa pista Norris è migliorato di un secondo, mentre Leclerc soltanto di quattro decimi. La McLaren ha buttato via un progetto fallimentare per ricominciare da zero e qualche frutto inizia a raccoglierlo dopo aver affrontato una prima parte dell’anno da incubo. La Ferrari invece dovrà aspettare il 2024 come ha spiegato il direttore tecnico Enrico Cardile, che ieri ha esordito nella conferenza della Fia. Il fatto che Vasseur abbia voluto mandarlo davanti alle tv è un gesto di fiducia ma è anche un invito a prendersi le proprie responsabilità”
| Fulvio Solms sul Corriere dello Sport-Stadio ribatte: “Al di là delle definizioni, che sia “Head of Chassis Area” (direttore area telai) o “Technical Director” come presto verrà qualificato, Enrico Cardile rimane l’ingegnere che nella Ferrari tiene un po’ i fili dell’intero progetto. Per lui e per altri tecnici di riferimento è un peccato che Fred Vasseur parli a ogni pie’ sospinto della necessità di rinforzi, ma tant’è”.
| Mario Salvini sulla Gazzetta dello sport considera invece che c’è “da augurarsi che il vero fine settimana olandese della Ferrari cominci oggi. Perché stando a quanto visto ieri si direbbe sia rimasta in vacanza”.
parole Leclerc dice di non voler essere Verstappen
➣ Che titolo darebbe a questo girone di ritorno?
«Speranza».
➣ Di vincere almeno una gara?
«Ogni volta che chiudo la visiera penso solo alla vittoria. Realisticamente? La vedo molto difficile. C’è tanto da migliorare. Ci serve consistenza. Intanto, per stare davanti ai team che inseguono e puntare al secondo posto Costruttori. Poi cercheremo le imprendibili Red Bull».
➣ Che difetto ha la macchina di quest’anno?
«È molto sensibile al vento. Ti costringe a fare attenzione a come reagisce in curva».
➣ Max Verstappen è suo coetaneo e siete cresciuti insieme, lui ha già due titoli mondiali e il terzo è vicino. Ci pensa al confronto?
«Sì e no. Non mi cambierei mai con lui. Nel senso che essere un pilota Ferrari è stato sempre il mio sogno e diventare campione del mondo con la Ferrari è il mio scopo. So che adesso non ho la macchina all’altezza per lottare con Max, ma non ho dubbi che la mia strada sia giusta. Guarderò la mia carriera quando smetterò, ma non ho rimpianti o rimorsi, sono felice in Ferrari».
– intervista di alessandra retico, la Repubblica
in tv oggi ore 15 Sky: qualifiche | domani ore 15 Sky: GP d’Olanda
I pionieri !! …corse delle bighe, in un anfiteatro irreale, che cambierà la nuova generazione di inizio Novecento !! NOI NE FAREMO PARTE…