Mappe Mondiali. La portiera nigeriana rinnegata da papà e la prima volta delle ragazze del Vietnam

 

 

I Mondiali femminili di calcio

  IL TORNEO 

Dopo quattro partite ai Mondiali femminili, ne sono state giocate cinque e mezzo. 

Eh? Come sarebbe? Che significa?

Significa che i minuti di recupero sommati equivalgono a un tempo ulteriore, completo. Hanno iniziato a far gli straordinari subito, Nuova Zelanda e Norvegia, nella partita inaugurale, con 9 minuti di recupero dopo il 90esimo e con la Norvegia tutta gettata in avanti nel tentativo [inutile] di pareggiare. Ce ne sono stati in tutto 12 per Australia-Irlanda [6 più 6], altri 8 per Filippine-Svizzera [4+4], ancora 10 in Nigeria-Canada [2+8], gli ultimi nove stamattina in Spagna-Costa Rica [4+5]. Il totale fa 48. Un tempo in più. Ovviamente con recupero di tre. 

È già un numero che vale una certezza. Non sono cambiate le indicazioni date dalla Fifa agli arbitri rispetto a otto mesi fa, quando i Mondiali maschili in Qatar ci fecero conoscere i recuperi XXL. Solo che. Pareva una nuova rivoluzione del calcio, uno strappo, invece la montagna ha piano piano partorito il sonnellino, siamo tornati nei nostri campionati. A parte qualche exploit situazionista, tutto sommato le cose sono andate come sempre. Avremo tutto il tempo di capire se si tratta di una tendenza, se queste cinque partite sono state un caso, se si tratta di un’applicazione che vale solo dentro il recinto dello sceriffo Infantino, se il soffitto di vetro delle perdite di tempo sarà invece rotto una volta per tutte. 

La seconda cosa certa è che ogni partita ha prodotto almeno un calcio di rigore. Quattro gol in tutto nelle prime quattro, due su azione, due dal dischetto e due errori. Un fallo di mano della Norvegia. Una spinta dell’Irlanda. Una distrazione della Nigeria. Un’interpretazione molto letterale delle regole in Filippine-Svizzera, secondo il giudizio del New York Times. Il quinto rigore è stato fischiato alla Spagna ed è stato il terzo sbagliato. Gulp. 

La Var è già protagonista. La palla che ha colpito la mano della norvegese Tuva Hansen sul finire della partita con la Nuova Zelanda è stata individuata al video e comunicata in campo. Anche i rigori assegnati a Canada e Svizzera sono stati rivisti al monitor. Non è tanto questo, il punto. Siamo al secondo Mondiale femminile con l’occhio elettronico, ma è il primo in cui le decisioni vengono spiegate in pubblico. 

The Athletic racconta il rapporto tra i Mondiali femminili e la Var. L’annuncio in inglese riguarda la decisione in sé, il suo motivo, la giocatrice coinvolta, occasionalmente qualche dettaglio in più. Kari Seitz, a capo degli arbitri del movimento femminile, ha detto: «La cosa più importante per noi è la decisione sul campo. Se riusciamo a far bene anche l’annuncio, meglio. Ma la nostra priorità è non sbagliare». 

Meg Linehan ha raccontato che lo stadio l’ha presa bene, il processo va avanti chiaro e veloce. Come ai Mondiali maschili in Qatar, anche qui esiste il fuorigioco semiautomatico, grazie alla tecnologia di tracciamento degli arti che raccoglie 29 punti per giocatrice, cinquanta volte al secondo. 

 

IL NOME PIÚ BELLO Chiamaka Nnadozie

Uno dei rigori parati ha prodotto la prima grossa sorpresa di questi Mondiali. Chiamaka Nnadozie ha preso il tiro di Christine Sinclair e la Nigeria ha bloccato sullo 0-0 le campionesse olimpiche del Canada. Ai Mondiali di quattro anni fa, la partita contro la Corea del Sud fu altrettanto storica per Nnadozie. Diventò la donna più giovane a mantenere la porta imbattuta in una partita di Coppa del Mondo, all’età di 18 anni e 186 giorni. Per fortuna passò inosservata in Italia e dunque nessuno poté pronunciare clean sheet. Il Guardian dice che da allora ha continuato ad affermarsi come l’indiscussa numero 1 del suo paese, mettendo da parte il nervosismo che caratterizzava le sue prime uscite e diventando anzi una delle migliori portiere del campionato francese. 

Non male – si legge nella guida del giornale inglese – considerando che ha iniziato la sua carriera come terzino destro e ha giocato anche come attaccante. Il suo idolo Manuel Neuer approverebbe sicuramente. Ha un imponente background sportivo, ma il Guardian riferisce che è stata rinnegata da suo padre in adolescenza per la sua fissazione per il calcio. Il rifiuto l’ha spronata. In una intervista con l’Independent ha detto: «Ho continuato ad andare avanti grazie a lui. Mi diceva che sarei stata inutile nella vita, e questo mi ha motivato». Canta gospel e danza. 

Dopo il rigore sbagliato, Sinclair è stata sostituita. È solo la seconda volta che accade nella sua carriera in nazionale. 

 

  0-0 |  Sia la Nigeria sia il Canada sono arrivate a questa partita in mezzo a polemiche interne per questioni di salario e buste paga. Asiat Oshoala, attaccante del Barcellona, aveva promesso che avrebbero messo di lato ogni pensiero superfluo, per sfidare le signore dell’oro di Tokyo. Hanno fatto più falli [16] che tiri in porta [1], sottolinea Andrew Das sul New York Times – frase che certamente colpisce, ma si potrebbe dire per [quasi] tutte le partite, uomini compresi. Le africane dovranno fare a meno alla seconda giornata di Deborah Ajibola Abiodun, espulsa alla fine del secondo tempo. 

 

DISCUSSIONI

È diventato più facile dire la Ct, ma non portiera

A che punto siamo con il vocabolario nel calcio femminile

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  In un’intervista per L Football nell’aprile 2021, la sociolinguista Vera Gheno attribuiva all’esistenza di una «società tendenzialmente patriarcale e soprattutto molto tradizionalista» la resistenza all’uso dei femminili per certe figure professionali. La discussione era cominciata a proposito della declinazione al femminile dei ruoli delle calciatrici, portiera sì, portiera no – un dibattito che aveva fatto dire alla sua collega Stefania Cavagnoli come nella lingua italiana agisse un sessismo strutturale, attraverso il quale passa la percezione dell’esistenza di un genere neutro che coincide col maschile [sintetizzo, e forse banalizzo]: solo la circolazione di termini fin qui poco usati [ingegnera, portiera] produrrà il cambiamento. 

Ora, la newsletter Begin legata a L Football riprende la discussione per misurare a che punto siamo tre anni dopo i Mondiali dell’estate della portiera. L’esame è stato condotto sul campo, dove per campo si intendono i commenti sotto i post della pagina Instagram della Nazionale italiana. Begin ha riletto quelli del 2019 e li ha comparati con gli altri degli Europei scorsi. Una mole di 13.220 sotto i 205 post del giugno di tre anni fa [ne sono stati analizzati 10.086] e di 4.554 sotto gli 86 post del luglio 2022 [analizzati 2.827].

La declinazione al maschile dei sostantivi che finiscono in -o è calata dal 91.1% dei casi all’83.3%. Scende sotto la media la parola capitano [82.1%]. Portiera e capocannoniera regrediscono, da un uso del 10.9% a un 9.1%, e qui bisognerebbe domandarsi o poter misurare se non abbia un peso l’affermazione stessa di alcune giocatrici, che dichiarano di preferire l’uso al maschile del ruolo di numero uno. 

È interessante che i sostantivi di genere comune – come scrive Marta Palazzi – quelli in cui la differenza è segnata dalla presenza dell’articolo o di un eventuale aggettivo, segnano una distanza nettamente inferiore. Nel 2019 in due terzi dei casi sono al femminile attaccante, centrocampista e centravanti, termine questo che addirittura non era mai stato utilizzato al maschile. Nel 2022 i sostantivi ambigeneri si allargano a centrale, che appare nel 100% dei casi al femminile. Il cambiamento maggiore c’è stato nella declinazione al femminile della parola Ct, passata al femminile dal 55.5% dei casi al 68.7% 

[da Slalom 28 ottobre 2022]

 

IL PROGRAMMA

Le partite di queste ore

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  SPAGNA-COSTA RICA Il ritorno delle ammutinate

Non era il più complicato degli esordi, la Spagna l’ha sbrigato con tre gol, Alexia Putellas ha giocato 77 minuti, ricucendo il filo strappato agli ultimi Europei. La Spagna non si è avvicinata al Mondiale con la calma necessaria. Ha scritto L’Équipe che puoi avere in rosa il doppio Pallone d’Oro in carica, avere calciatrici che hanno appena vinto le ultime tre finali di Champions e ne hanno vinte due, senza sapere se riuscirai finalmente a salire più in alto di dove sia mai arrivata. La Spagna non è mai stata così forte sulla carta, ma non è mai stata così tormentata

Una delle leader della fronda contro il ct Jorge Vilda, Irene Paredes, è rientrata in gruppo. È stata recuperata anche Aitana Bonmati, migliore giocatrice nell’ultima Champions. Uno zoccolo duro di ribelli è rimasto fuori: Mapi Leon della difesa e la centrocampista Patri Guijarro, per esempio, anche loro vincitrici della Coppa con il Barcellona. 

Sotto Jorge Vilda, in otto anni, la Spagna è passata dal 19esimo posto nella classifica Fifa fino al sesto, ma non ha ancora vinto una partita a eliminazione diretta, in nessuna competizione. Marca ha organizzato un sondaggio tra i venticinque giornalisti al seguito della nazionale. Dieci la vedono arrivare ai quarti di finale, solo uno pensa che possa vincere i Mondiali. 

 ▥  com’è finita |  3-0 

 

 MAPPE

La prima volta del Vietnam

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  Quelli che seguono le evoluzioni di quote e scommesse, raccontano in questa storica vigilia  del Vietnam che una sua vittoria viene pagata 50.000 contro uno. Eppure, la squadra un mese fa ha spaventato la Germania, finendo per perdere solo 2-1. Quattro anni fa, le ragazze Usa vennero criticate per aver segnato 13 gol alla Thailandia in apertura di torneo, senza decelerare. Christopher Kamrani su The Athletic non vede alcun motivo per immaginare che contro il Vietnam possano regolarsi in modo differente. 

Quando si cerca un paragone per spiegare quanto il Vietnam sia impazzito per il calcio, Lee Nguyen, luogo di nascita il Texas, dice che è come quando a Kansas City i Chiefs sono arrivati al Super Bowl. Ogni volta che la nazionale gioca una partita, il paese si veste di rosso, da Hanoi fino a Ho Chi Minh City. È un risultato che viene definito leggendario, in una nazione che storicamente si rifiuta di investire nel calcio femminile la stessa quantità di risorse presenti nel movimento maschile. Le calciatrici guadagnano circa 850 dollari al mese, quando sono in nazionale. Le Usa ne pagano 5mila. Gli stipendi dei club vanno dai 200 ai 300 dollari al mese. L’Ho Chi Minh offre l’ospitalità in una struttura simile a un dormitorio. Chi gioca a calcio, deve fare un altro lavoro. 

La centrocampista Thi Thuyet Dung Nguyen ha aperto un ristorante nella provincia di Ha Nam. L’attaccante Pham Hai Yen e la centrocampista Thi Bich Thuy Nguyen vendono vestiti e cosmetici online. La superstar e capitano Huynh Nhu, unica calciatrice con un’esperienza all’estero, nella serie B del Portogallo, vendeva noci di cocco nella sua città natale, sul delta del Mekong. La prima partita di calcio femminile in Vietnam è di 25 anni fa. Quando la squadra ha battuto Taipei e Thailandia per guadagnarsi la qualificazione, un focolaio di covid ha colpito la squadra. Al ritorno nel paese, dopo un volo di cinque ore da Mumbai ad Hanoi, le ragazze sono rimaste in quarantena, prima di poter essere ricevute dal primo ministro Pham Minh Chinh e soprattutto prima di ricevere un premio di 170mila dollari. La Coca-Cola ha ingaggiato Huynh Nhu come testimonial. La principale rivista di moda del paese, DEP Magazine, ha dedicato a lei, Thanh Nha e Hoang Loan un numero speciale. Fa un certo effetto vedere questo mondo contro Megan Rapinoe, la gran stella mondiale venuta in Oceania per la sua Last Dance, l’ultimo giro prima dell’addio. 

  quando |  nella notte ore 3.30 USA-Vietnam

 

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