“Arriva Charles 16 in 4 minuti”. La noia e la gioia di Leclerc, un GP da tassisti tra Moravia e Califano

In principio, dunque, era la noia, volgarmente chiamata caos. Iddio, annoiatosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta del paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden

[Alberto Moravia, La noia]

SETTE CILINDRI | I circuiti cittadini. È anche una questione di sicurezza

DI ROBERTO LIBERALE

 

  ARTEFICI  La fortuna e la sfortuna non esistono

Un’altra prima volta illumina la Formula Uno 2024: appena tre settimane dopo l’attesissima prima vittoria assoluta di Norris, arriva anche la prima di Leclerc sulle strade di casa. Sembrava che il principato di Monaco fosse indigesto a Charles, con la narrazione di gare sfortunate che facevano riecheggiare l’evangelico detto “nemo propheta in patria”. 

In realtà Leclerc, nelle due precedenti occasioni in cui non aveva vinto, pur avendo conquistato la pole, era stato danneggiato più da sé stesso e dal suo team che dalla sfortuna. Nel 2021 fu proprio Charles a finire, durante gli ultimi secondi disponibili delle qualifiche Q3, con la ruota anteriore destra contro le barriere alle “Piscine” dopo aver fatto segnare il miglior tempo. Quest’errore costò la gara al ferrarista, in quanto i danni causati dall’incidente impedirono a Leclerc di prendere il via la domenica. Inizialmente fu addirittura maliziosamente ipotizzato che Charles l’avesse fatto di proposito per far uscire bandiera rossa e costringere i suoi avversari ad abortire l’ultimo giro.

 

In realtà fu semplicemente un banale errore, al quale si aggiunse la decisione errata della Ferrari di non sostituire il cambio per evitare penalità che avrebbero costretto Charles a partire dalla sesta posizione in griglia. Nel 2022 furono invece la pioggia e due bandiere rosse a mandare in confusione il box della Rossa che fallì la strategia dei cambi gomme. Come diceva Ferrari, “la fortuna e la sfortuna non esistono”. E stavolta tutto è andato come doveva andare.

Tra le strade di Montecarlo la guida è ancora molto importante, tanto che il GP di Monaco è stato vinto per ben 48 volte da piloti divenuti prima o dopo campioni del mondo. Leclerc è tra i 17 piloti che hanno vinto 22 dei 70 GP di Monaco senza essere campioni del mondo. Magari un giorno lo diventerà anche lui, per ora si gode il suo sogno divenuto realtà. 

 

Tutta la scuderia Ferrari festeggia un weekend quasi perfetto. È mancata solo la doppietta, ma oltre alla vittoria di Leclerc e il terzo posto di Sainz, sono arrivate la “vittoria di tappa” con 40 punti totali e un avvicinamento alla Red Bull in classifica costruttori. Ora appena 24 punti dividono le due scuderie, mentre Leclerc è a meno 31 da Verstappen, alimentando sogni che fino a un mese fa sembravano impossibili.

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  NUVOLE  La Red Bull sotto pressione

La scuderia di Horner e Marko ha vissuto uno dei weekend peggiori della sua storia recente. Pérez è stato coinvolto in un incidente tremendo, che in passato avrebbe avuto conseguenze ben più drammatiche per i piloti. Tutto però è cominciato con l’eliminazione di Checo in Q1, che ha costretto la seconda Red Bull a restare invischiata nella bagarre delle retrovie. Ancora una volta il pilota messicano mostra difficoltà poco comprensibili visti i risultati di Verstappen.

 

Quest’ultimo però non è andato oltre il sesto posto in qualifica, dopo una toccata a muro che gli ha impedito di migliorarsi e rovinando di fatto la gara della domenica, terminata nella stessa posizione. Per la prima volta dopo anni si ha l’impressione di una scuderia sotto pressione. E si sa, sotto pressione è più facile commettere errori. Il GP del Canada dovrà mostrare la capacità di reagire della scuderia anglo-austriaca, che però continua ad avere il grave handicap di dover contare su un secondo pilota troppo lontano dalle prestazioni del primo.

 

  MAPPE  La McLaren e i luoghi mito

La McLaren, seconda scuderia più vincente nella storia della F1 dopo la Ferrari, continua la sua scalata verso i vertici assoluti della Formula Uno. Il secondo e il quarto posto di Monaco le consentono quasi di doppiare i punti della Mercedes, diretta concorrente al terzo posto in classifica costruttori. 

 

Una McLaren sugli scudi anche oltreoceano dove, al cospetto del CEO Zak Brown, perde per un pelo la 500 miglia di Indianapolis, con il suo pilota Pato O’Ward superato sul filo di lana dalla Penske di Josef Newgarden. E, come a Monaco, quarta è l’altra McLaren di Alexander Rossi. Purtroppo a Indy il podio vale poco o nulla, nella gara regina del Motorsport USA conta solo chi vince.

 

Alla fine, nelle due gare simbolo dei due mondi della velocità a quattro ruote, due secondi e due quarti posti che sanno soprattutto di rimpianto, ma che dimostrano quanto la scuderia fondata da Bruce McLaren nel 1963 sia tornata imperiosamente ai vertici dell’automobilismo mondiale. 

 

  PROSPETTIVE  Hamilton non sposta più nulla

La Mercedes non brilla, continuando in un periodo opaco che la sta allontanando dai vertici della Formula Uno. In quest’ottica, il quinto posto di Russell non è da buttare, in tempi di magra Toto Wolff deve prendere tutto ciò che arriva. Ma una classifica così povera di punti, appena 96, in Mercedes non si vedeva dal 2012 quando, dopo 8 Gran Premi, la scuderia di Brackley era quinta in classifica costruttori con 92 punti, pur avendo piloti del calibro di Michael Schumacher e Nico Rosberg.

 

L’era Hamilton sarebbe iniziata l’anno successivo, ma anche la presenza del pluri campione del mondo non sembra spostare più molto nella Mercedes attuale. Negli anni scorsi, pur se non più vincenti, le frecce d’argento davano una sensazione di solidità e continuità che nel 2024 sembrano affievolite. Appena tre anni fa nessuno avrebbe immaginato questo lunghissimo digiuno di vittorie, che quest’anno si è trasformato addirittura in un digiuno di podi, sui quali sono finora salite solo Red Bull, Ferrari e McLaren. 

 

  ⑤ INTRECCI   L’involuzione della Aston Martin

Le scuderie “minori” stanno pian piano escludendo la Aston Martin dalla zona punti. Dopo due gare con appena 4 punti totali conquistati, a Monaco la scuderia di Lawrence Stroll è rimasta fuori dalle prime dieci. La Aston Martin è lontana parente della monoposto ammirata nei primi mesi del 2023, annata conclusa poi con 8 podi. Il sogno di vedere altri podi di Fernando Alonso o addirittura una vittoria nella sua seconda vita da pilota si sta lentamente spegnendo.

 

Nel frattempo la RB va per la terza volta consecutiva a punti, scoprendo in Tsunoda qualità velocistiche e di solidità mentale inaspettate. Yuki è decimo in classifica piloti, e il fatto di essere sempre davanti a Ricciardo accresce l’autostima del pilota giapponese. La Alpine mette da parte un altro punticino, stavolta con Gasly, per la prima volta in zona punti.

 

Per la scuderia francese non sarà semplice “passare la nottata”, però quanto meno ha rotto l’incantesimo della zona punti con entrambi i suoi piloti. Albon regala i primi due punti alla Williams, mentre restano malinconicamente ancora a zero punti Sargeant e i due piloti della Kick Sauber, Zhou e Bottas.

 

  DISCUSSIONI  La sicurezza e i circuiti cittadini

Ancora una volta la Formula Uno mostra quanti progressi siano stati fatti nel campo della sicurezza. Il bruttissimo incidente che ha visto l’impatto tra le due Haas di Magnussen e Hulkenberg e la Red Bull di Perez ha lasciato quest’ultima completamente distrutta, ma non ha avuto alcuna conseguenza fisica per i piloti. 

 

La cellula di sicurezza della Red Bull ha resistito alla perfezione. Quello che un tempo sarebbe stato un incidente con sicuri danni fisici ai piloti e alla probabile comparsa del nemico numero uno dei piloti, il fuoco, si è risolto invece come un normale incidente di gara. Le fasi di partenza, soprattutto nei circuiti cittadini, sono le più pericolose. Prima che i Santi protettori della Formula Uno si distraggano, è necessario non mollare la presa sul pericolo che questi circuiti hanno nei primi giri. Sette Cilindri resta dell’opinione che i circuiti cittadini possano rimanere in calendario, ma solo a patto di garantire spazi di fuga adeguati, pochi punti ciechi e larghezza della carreggiata sufficiente a consentire i sorpassi a queste monoposto sempre più lunghe, larghe e pesanti.

 

  TEMI   L’irrimediabile noia di Monaco

Quello di Monaco è stato forse uno dei Gran Premi più noiosi degli ultimi anni. Monaco è così, prendere o lasciare. Le prime 10 posizioni sono rimaste immutate per 78 giri su 78, l’undicesima è stata divisa tra le due Aston Martin, e persino nelle retrovie si sono visti pochissimi sorpassi. C’è stato solo un brivido al giro 48 (almeno per i tifosi della Ferrari), quando Stroll ha prima forato e poi, durante il suo rientro ai box, ha perso una gomma, riuscendo però a rientrare nella pit lane, evitando così l’ingresso della Safety Car.

 

Poi è stata una partita a scacchi tra le scuderie, alla ricerca della strategia che sbloccasse le mosse degli avversari. La conseguenza è stata una lunga fila indiana per circa due ore. Il principato è la storia della Formula Uno, ma senza correttivi diventerà sempre più anacronistico e poco spettacolare. L’esatto contrario di quanto si auspica Liberty Media. 

 

Il confronto con la 500 miglia di Indianapolis, corsa poche ore dopo, è stato stridente, al di là della gioia e la soddisfazione in Italia per la vittoria di Leclerc a Monaco. La corsa USA è stata in bilico fino all’ultimo giro, il gioco di strategie è stato dinamico e spettacolare. Anche se l’ovale di Indianapolis ha poco a che fare con i tortuosi e complicati circuiti di Formula Uno, l’avvicendarsi dei piloti al comando, la scelta del momento giusto in cui fare i pit stop, soprattutto l’ultimo, i giochi di scie e la capacità di gestire il consumo di carburante, fino all’attimo in cui si sceglie di andare in testa allo scoperto esponendosi alla resistenza dell’aria (che a oltre 350 kmh è enorme), oppure di piazzare il sorpasso decisivo, emozionano tantissimo il pubblico americano, e non solo.

 

   PUZZLE  CHE COSA SI DICE IN GIRO

Non ho detto noia, ma gioia gioia gioia

[Franco Califano, Tutto il resto è noia]

  CHARLES E PECCO

Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Su Charles cominciavano a circolare perplessità inedite. Adesso, da adesso, abbiamo a che fare con una ipotesi nuova e consistente come questa galoppata: è secondo nel Mondiale; Verstappen non dispone a tempo pieno del tappeto volante che gli ha reso infernale ogni rincorsa; ha ritrovato una Ferrari che lo asseconda e i gesti larghi del padrone. Non un’eccezione: Leclerc sembra aver accelerato la propria crescita, punta a governare Maranello, senza o con Sir Lewis. Un giorno da libidine motoristica e nostra. Bagnaia ha rimesso in piega il proprio Mondiale, Leclerc ha rimesso in cantina le proprie ombre. Bentornato Pecco. Soprattutto, bentornato Charles.

 

  IN MEMORIA DI

Alessandra Retico, la Repubblica: Papà Hervé, scomparso a 54 anni nel 2017, aveva una piccola impresa di parti meccaniche per le auto, era stato anche pilota di GP3. Mamma Pascale, parrucchiera. Col lavoro e pochi soldi, si faceva fatica a seguire Charles e gli altri due figli, Lorenzo il maggiore che ha lasciato di necessità le corse, e Arthur il più piccolo, che è invece nel vivaio della Ferrari da dove viene Charles. Ci entrò grazie alla famiglia di Jules Bianchi, scomparso per l’incidente nel gp del Giappone 2014, dopo 9 mesi di coma. Erano amici di famiglia. Grazie a loro Leclerc ha conosciuto Nicolas Todt, figlio dell’ex boss Ferrari e presidente della Fia, che era il manager di Jules e adesso è il suo. Nel nome di chi non c’è più e di tutti quelli che ci sono sempre stati («Pensare a loro mi ha spinto ancora di più»), il monegasco viaggia per 78 giri di passione, col fiato sospeso, nell’attesa che niente stavolta si possa abbattere su questo intrico di vie che mai gli avevano dato neanche un podio

 

  LA FORZA MENTALE

Gianluca Gasparini, La Gazzetta dello sport: Non è tanto la vittoria a contare, per quanto possa suonare come un paradosso. A impressionare è stata la dimostrazione di forza mentale. Leclerc è un pilota dotato di classe e grande talento, su questo non ci piove. Ma, con le fatiche degli ultimi due anni, si stava trasformando in un’incompiuta. Con qualche piccolo dubbio sulla sua capacità di guidare la squadra, di imporre con personalità la gestione delle gare stando alla larga dagli errori, cosa che non sempre gli è riuscita. Quest’anno poi, nei momenti in cui lasciava pregustare la possibilità – almeno in qualifica – di fare il colpaccio, si era un po’ perso. Stavolta no. Stavolta si è preso la pole con autorità, regalandosi poi 78 giri di gloria senza patemi fino alla bandiera a scacchi. Aiutato, in questo, dai cambi di mescola dopo la bandiera rossa che hanno reso il GP, privato dell’obbligo di almeno una sosta ai box, una arida processione

 

  L’ETA DELL’EROE VULNERABILE

Antonio Lobato, El Mundo: Anni fa, i piloti di Formula 1 dovevano essere ragazzi duri, con caratteri forti, personalità temibili che esigevano rispetto nel trattamento e diffondevano paura intorno a loro. Uomini senza dubbi né crepe, incapaci di riconoscere gli errori perché era loro vietato fare concessioni o mostrare qualsiasi tipo di debolezza. Personaggi sempre costretti a esibire una forza indistruttibile, una fiducia cieca in sé stessi e a fingere di non aver bisogno della presenza di nessuno, di bastarsi da soli. Personaggi solitari. Oggi la storia è cambiata. Charles Leclerc è capace di deliziare tutti con una guida perfetta per le strade di Monaco e allo stesso tempo di essere umano, vicino, vulnerabile, sensibile, emotivo. Un pilota dal volto sorridente, dal gesto dolce, forgiato con l’aiuto di allenatori e psicologi per far emergere tutto il suo talento nei momenti facili, ma anche in quelli difficili.

 

  VOLEVO UN GATTO NERO

Frédéric Ferret, L’Équipe: Non è cambiato nulla ma tutto è diverso. Il mondo continua a girare, l’Alpine a resistere, Magnussen a spaccare tutto ma Charles Leclerc ormai ha vinto il Gran Premio di Monaco .  Quando Kylian Mbappé ha sventolato la bandiera a scacchi, Leclerc ha gridato la sua felicità al termine di un Gran Premio fedele alla sua reputazione. Ma se questo 70° Gran Premio di Monaco è stato terribilmente noioso, ha tenuto in allerta tutta la popolazione durante i suoi 75 giri. Tutti aspettavano il malizioso scherzo del destino, il guasto mortale, la strategia sfortunata che avrebbe rovinato tutto. Per loro fortuna, il solito gatto nero del pilota nazionale è finalmente scomparso.

 

  LA NOIA C’È MA NON SI VEDE

Umberto Zapelloni, il Giornale: Non c’è nulla di più emozionante della gara più noiosa della storia della Formula 1.  Il bambino che giocava con un’automobilina rossa sul terrazzo di casa, aveva cominciato a sognare di diventare pilota proprio vedendo la gara di casa, un gran premio dove nessun pilota nato a Monaco era mai salito sul gradino più alto del podio. Ha dovuto solo pensare a partire bene. Non una, ma due volte. Poi è stato la locomotiva di un trenino infinito. Noioso, ma fantastico.

 

  CONTRORDINE. LA NOIA NON C’È 

Benny Casadei Lucchi, il Giornale: Non chiamatela noia. E non perché abbia vinto la Ferrari, evento meteosportivo che si addensa sulle nostre domeniche troppo di rado anche se quest’anno si registra qualche cambiamento climatico di rilievo. Non chiamatela noia, zero sorpassi, quel trenino di macchine in fila, le solite critiche, perché Charles Leclerc, nella sua commovente e ostinata rincorsa durata anni alla vittoria nel Gp di casa, ci ha regalato la dimostrazione magistrale dell’essenza del pilota e dell’essenza della F1.

 

  RUMORE RUMORE, NA-NA-NA-NA

Leo Turrini, Resto del Carlino: Profeta in patria! E lasciate sullo sfondo, amici lettori, le pur inevitabili riflessioni sulla assenza di spettacolo a Montecarlo: adesso non interessano, non interessano perché Carletto ha fatto suonare le campane a Maranello. Riesco faticosamente ad immaginare cosa deve essere passato per la testa di Leclerc mentre si avvicinava alla bandiera a scacchi.

 

  UN TUFFO DOVE L’ACQUA È PIU BLU

Antonio Barillà, La Stampa: Charles che spinge in acqua il team principal Fred Vasseur e poi si tuffa a sua volta, il disincanto e l’euforia, l’unità e la leggerezza, la consapevolezza di esagerare senza sentirsi però in difetto perché la domenica è indimenticabile e l’evento vale uno strappo al rigore. È simbolica per l’eccezionalità – chi ricorda scene analoghe in passato, nonostante le tradizioni felici e i successi collezionati? – e lo è perché riunisce due volti determinanti per abbandonare la crisi d’identità e ritrovarsi protagonisti, pronti a sfidare chi sembrava imbattibile, e resta anni luce avanti ma adesso è più vicino.

 

  QUANTO VALE

Pino Allievi, podcast Il Caffè, Formula Passion: Quanto vale la vittoria di Leclerc in ottica mondiale? Si tratta di un episodio sporadico su una pista unica o la Ferrari ha finalmente imboccato un trend positivo? La debacle Red Bull è una conferma della crisi che già da Imola ha iniziato a minare le prestazioni della RB20? Per una volta tanto bevo champagne e non un banale caffè espresso. La vittoria di Charles Leclerc con la Ferrari a Montecarlo val bene un’eccezione. L’aspettavamo con l’ansia di chi teme che alla fine ci sia sempre un elemento insignificante che allontana il sogno. Ma stavolta non è accaduto e, sarà banale dirlo, ha vinto il migliore..” [qui]

 

  STRINGIMI FORTE E STAMMI PIÙ VICINO

Fulvio Solms: Conta che Leclerc sia libero da un crampo dell’anima. Conta che Charles sia tornato a vincere dopo quasi 2 anni, un tempo lunghissimo, e ora sia a 31 punti da Max, non troppo staccato dunque. Conta il doppio podio completato da un Carlos Sainz efficace anche se ingrugnato, tosto come un molossoide preso in mezzo dai due McLaren: alle spalle di Oscar Piastri, davanti a Lando Norris. Conta che Charles negli ultimi giri avesse gli occhi inondati di lacrime. La liberazione, per i meccanici in rosso, è poi arrivata ballando senza freni nel garage sulle note di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri (gli unici poveri con diritto di accesso nel Principato)

 

  LE ONOMATOPEE DI MONTE-CARLO

Frankfurter Allgemeine Zeitung: Se la macchina di Verstappen continua a saltare in questo modo, non sarà in grado di superare McLaren e Ferrari a Montreal. A questo proposito Monaco suggerisce qualcosa: nuove emozioni. Yeah, wow, uff.

 

  UN CIRCUITO ORMAI INADATTO

Giles Richards, Guardian: Il cosiddetto gioiello della corona della Formula 1, si è rivelato ancora una volta palesemente inadatto agli obiettivi dell’era moderna.

Jonathan MCEvoy, Daily Mail: Un’altra corsa marcia per l’immagine del fiore all’occhiello di Monaco, su una pista troppo piccola per le macchine colosso di oggi.

 

  BISOGNA CAMBIARE QUALCOSA A MONTE-CARLO

Madeline Coleman, The Athletic: La Formula 1 si trova ad affrontare una dura realtà. Il GP di Monaco, il fiore all’occhiello della F1, è stato piuttosto noioso, per dirla in modo carino, e molti piloti sono d’accordo. È diventato un gioco di gestione degli pneumatici. I giri sono stati più lenti delle prove libere e delle qualifiche, con tutti a diversi secondi dal ritmo ideale. A un certo punto, Leclerc era a 12 secondi dal tempo della sua pole position. In un altro giro, era quattro secondi più lento di Bottas, 16esimo. Quando un giornalista ha fatto notare che Albon è diventato un esperto di come appare la parte posteriore della Red Bull, il pilota della Williams si è detto d’accordo. 

Sorge una domanda: la F1 deve apportare qualche modifica alle regole? Albon ha riconosciuto che il modo in cui si è svolto il GP di Monaco è andato a suo favore poiché si è assicurato il suo primo piazzamento a punti della stagione, ma ha detto che qualcosa andrebbe considerato, suggerendo l’idea di avere un pit stop obbligatorio dopo una bandiera rossa. Oppure è necessario fare qualcosa con la pista, come cambiare o eliminare del tutto alcune curve? Molti sostengono che le qualifiche siano la parte migliore del weekend del GP di Monaco, a meno che non si tratti di una gara bagnata come l’anno scorso. È in corso un dibattito nel mondo della F1 : adattare Monaco per il prodotto o mantenerlo così com’è per il suo elemento storico? [tutto qui]

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