Se voi usate lo smartphone, Kipchoge può usare le sue scarpe

I sillogismi dell’allenatore Patrick Sang

«Un giorno è apparso in pista. Era solo un ragazzo di 16 anni che voleva diventare un corridore, in cerca di aiuto. Come potevo immaginare che sarebbe andato così lontano? A quel tempo gli diedi il programma base che avevo preparato per i miei atleti e non gli prestai troppa attenzione. Poco dopo fu convocato dal Kenya per la Coppa del Mondo di cross e tornò per ulteriori informazioni. Allora gli ho chiesi: come ti chiami?  Eliud Kipchoge? Va bene, lavoriamo insieme».

Patrick Sang ricorda così il momento che gli ha definito la vita. Non sarà mai più Patrick Sang, il secondo classificato nei 3000 siepi ai Giochi di Barcellona del 1992; sarà per sempre Patrick Sang, allenatore del miglior maratoneta della storia, quello che ha rotto la barriera di due ore nel 2019.

«Eliud è un corridore di grande talento, ma ciò che lo distingue dal resto è la sua capacità di ascoltare, questo è il suo trucco. Vola perché ascolta. Quando ha iniziato, nel 2002, gli ho dato due consigli. Il primo: aprire un conto, mettere tutti i soldi là e darli alla madre. E il secondo: aspettare un po’ per scegliere i membri del suo staff».

«Ora non è più concentrato sulle vittorie e sui record.  Il suo obiettivo è quello di essere un esempio. La cosa più importante per lui è cambiare un po’ il mondo.  Quel messaggio, nessun essere umano ha dei limiti, non è uno slogan. In molti paesi sviluppati, come la Spagna, meno della metà dei bambini fa attività fisica ogni giorno. Questo è un problema di salute molto serio. È sorprendente che non ci siano più iniziative politiche, più soluzioni. Eliud vuole spingere le persone a correre, a fare esercizio fisico, in modo che abbiano una vita migliore».

«Le scarpe magiche? A 18 anni, nel 2003, Eliud corse in 12’52” i 5.000 metri. Andate a vedere quanti atleti hanno fatto meglio di lui quest’anno [Risposta: nessuno]. In quella stagione fu campione del mondo davanti a Hicham El Guerrouj e Kenenisa Bekele. Il suo talento è stato dimostrato già allora. Ora, se parliamo di tecnologia, parliamone in tutti i campi. Perché registri questa intervista con un telefono di ultima generazione? Perché il fotografo scatta con una fotocamera delle migliori? Sono sicuro che potresti svolgere il tuo lavoro con altri mezzi, ma la tecnologia ti aiuta, come in tutti i campi. Non capisco perché in atletica abbia suscitato tanto dibattito». | Javier Sánchez, El Mundo, martedì 

 

 

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