La ringhiera di ferro di Tarragona

 

La ringhiera del Balcone del Mediterraneo guarda il mare dall’alto della Rambla Nova si Tarragona. Si va fin lì per toccare quel ferro, secondo un’abitudine locale che dovrebbe portare fortuna. Il Tour partirà per la seconda tappa quasi da quel gesto, attraverserà la Rambla, passerà davanti all’anfiteatro e al circo romano, poi lascerà la città con il Mediterraneo ancora accanto.

Tarragona non ha bisogno di essere trasformata in una cartolina ciclistica. Gli scrittori le hanno già dato un colore e perfino una consistenza fisica. Antoni Rovira i Virgili la chiamava la Blava, l’Azzurra, non per le facciate ma per il modo in cui mare, cielo, foschia e montagne diffondono lo stesso colore intorno alla città.

Artur Bladé i Desumvila preferiva il mattino. In Viure a Tarragona la osservava durante aprile e maggio, quando la luce diventava d’argento, le navi restavano sull’orizzonte e la Rambla conduceva lo sguardo verso il mare. “Tarragona è una città mattutina”. Arrivava a pensare che, in certe ore, fosse più utile osservare un piccione posato sulla statua di Roger de Llúria che mettersi a scrivere. 

Il Tour compirà il percorso contrario, riempirà il mattino di ruote, ammiraglie, transenne e altoparlanti, poi scomparirà lasciando di nuovo la Rambla ai passi e agli uccelli.

Olga Xirinacs ha guardato lo stesso mare da dentro casa. Nata a Tarragona nel 1936, poetessa, romanziera e pianista, viveva con l’acqua davanti al balcone. La descriveva come qualcosa che entrava nel corpo, più che come elemento del paesaggio. “Il mare mi scorre negli occhi”, per esempio. 

Diceva di sentirne l’umidità nelle ossa e nei tasti del pianoforte. È forse la frase che appartiene meglio a questa partenza. Il mare che entra nelle strade, nella luce e nell’aria dei corridori.

Bonaventura Gassol, da Parigi, ricordava Tarragona “alta sulla riva del mare, mezza nuda e assolata”. Joan Antònio i Guàrdias guardava invece più in basso, verso il porto e il Serrallo, guardava le barche, le reti riparate dalle donne, i vecchi marinai che continuano a controllare se arrivi il garbí o il levante.

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Il Tour raccoglierà tutte queste città diverse nello spazio di pochi chilometri. Quella romana dell’anfiteatro, quella borghese della Rambla, quella marinara del Serrallo, quella privata di Xirinacs. Poi la tappa seguirà la costa catalana e raggiungerà Viladecans, dove resterà per circa sei km. Qui la letteratura si incontra su una spiaggia quasi vuota.

Lorenzo Silva ha vissuto a Viladecans fra il 2008 e il 2015 e ha inserito quel tratto di costa nella geografia dei suoi romanzi. La spiaggia compare nelle storie di Bevilacqua e Chamorro e ospita l’abbraccio conclusivo di La marca del meridiano.

La fine del libro è nata proprio lì. Nell’autunno del 2011 Silva è andato sulla sabbia dopo aver raccolto materiale per sette anni. Aveva immaginato che la storia dovesse terminare in quel luogo, ma non sapeva ancora come. Davanti alla spiaggia deserta ha visto l’epilogo e ha cominciato a scrivere. Ha definito quel punto “il luogo dove il cavaliere amò, combatté e perse la propria fortuna”.

 

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