Dal dominio all’irrilevanza, il dilemma delle McLaren

 

 

  ① PANORAMI    Gli scenari impensabili di Maranello

La Ferrari è tornata alla vittoria dopo appena tre settimane, e lo ha fatto nella maniera più sorprendente per chi pensava che a Maranello non ci stessero capendo nulla.

In realtà, e su queste pagine ne abbiamo scritto, l’impressione è che i tecnici della Rossa non stessero brancolando nel buio. A Vasseur erano scappate alcune frasi che lasciavano intendere che un’idea ce l’avessero, ma la vittoria di Leclerc, anche se propiziata dagli inconvenienti capitati ad Antonelli e dal mancato rientro della Safety Car nel finale di gara, va comunque oltre ogni rosea aspettativa.

Chiaramente la prudenza è d’obbligo, ma il risultato dell’intero weekend, con le due macchine sempre nelle prime due file in entrambe le qualifiche Sprint e gara, con annessa pole position, una vittoria e tre podi totali, restituisce la sensazione di una Ferrari pronta a lottare per i massimi obiettivi. Che quella di Silverstone sia una svolta definitiva è prematuro da affermare, soprattutto in una Formula Uno i cui scenari continuano a cambiare periodicamente. Resta la nona vittoria in carriera dell’ex predestinato, un termine che sarebbe il caso di mandare in soffitta, anche perché sono trascorse 89 settimane esatte dall’ultima sua vittoria nel GP di USA 2024.

Charles ha raggiunto Barrichello ed è a due passi dal raggiungere Massa a undici vittorie. Gli auguriamo di non essere ricordato in futuro come ricordiamo Rubens e Felipe, ovvero due splendide seconde guide. Anche perché il suo compagno Lewis, oltre ad essergli davanti di 39 punti, è terzo in classifica mondiale a 32 punti dal leader Antonelli e a pieno titolo in lotta per il mondiale. E pensare che, senza il pit-stop in regime di Safety Car, Hamilton avrebbe addirittura tre punti in più. La decisione di fermarlo ha lasciato l’amaro in bocca a Sir Lewis, anche se in quel momento era forse la scelta più giusta per prevenire un attacco di Russell dopo una ripartenza attesa, ma mai avvenuta. Tra l’altro, quasi sicuramente, Russell è rimasto in pista proprio perché la Ferrari ha richiamato Hamilton, e senza sapere cosa avrebbe fatto Norris che lo seguiva. Nessuno saprà mai cosa sarebbe successo se la numero 44 non fosse stata fermata. Dal divano di casa è sempre troppo complicato, se non impossibile, giudicare il lavoro di ingegneri esperti che decidono in pochi secondi.

Ma le decisioni dei due muretti Ferrari e Mercedes, la gestione della Safety Car e del relativo regolamento meritano un cilindro a parte.

Ad ogni buon conto, si tratta di scenari impensabili fino a poco tempo fa. Anche perché il muretto Ferrari si sta dimostrando molto attento nella scelta delle strategie, al di là dei dubbi sul pit-stop di Hamilton.

 

  ② ORIZZONTI   Il conto pagato da Antonelli

 

In questo bailamme, chi ha pagato il conto più salato è Antonelli. Il ragazzo, che non perde occasione per mostrare calma glaciale anche nelle situazioni più emotivamente complesse, aveva a portata di mano una nuova vittoria. La gestione dello stesso set di gomme per ben 35 giri gli aveva dato la possibilità di fare gli ultimi 17 ad un ritmo superiore a quello di Leclerc. Il piano stava funzionando egregiamente e Kimi si avvicinava a Charles come un predatore pronto a mangiarsi la sua vittima. Tutto bene fino a quando la sua macchina ha iniziato a perdere guidabilità. Si è scoperto poi che il wheel shield anteriore sinistro, ovvero una carenatura di carbonio che si trova davanti alla ruota anteriore, si era danneggiata durante un passaggio su un cordolo. La macchina non sterzava più correttamente e la sospensione reagiva male, portando Antonelli ad andare largo più volte, unendo il danno alla beffa della penalizzazione di 5 secondi per superamento dei track limits.

Ciò nonostante, Kimi ha cercato di resistere, si è fermato ai box al giro 41 e al 43 per provare a far riparare il danno e a guadagnare almeno qualche punto. All’improvviso la sua Mercedes è sembrata tornare in vita, anche se l’uscita di Verstappen che ha ricompattato il gruppo e l’arrivo dietro la Safety Car lo ha spinto dal nono posto al 15mo a causa della penalità.

Le sfortunate coincidenze di Antonelli corrispondevano a quelle fortunate di Russell, finora in credito con la buona sorte. George risaliva fino ad un’insperata seconda posizione, riaprendo ufficialmente la lotta per il titolo mondiale. I 68 punti di distacco tra i due dopo Monaco sembrano un lontano ricordo. Ora il vantaggio di Kimi si è assottigliato a 25 punti, solo una vittoria separa i due.

La gestione del vantaggio sarà complicata, anche perché l’inserimento del terzo incomodo Hamilton renderà difficili strategie di squadra conservative e allo stesso tempo imporrà alla Mercedes una tregua tra i due contendenti, che dovranno provare a non danneggiarsi a vicenda per evitare di regalare punti alla Ferrari.

La scuderia di Toto Wolff è stata la dominatrice del primo terzo di stagione, ma non ha ottimizzato la sua superiorità. Infatti, le doppiette sono state solo due e gli zero in classifica sono già quattro.

Entrambi i campionati piloti e costruttori sono aperti, nonostante il de profundis pronunciato troppo presto.

 

  ③  ZOOM  Perché Hamilton è andato ai box

Riavvolgiamo il nastro virtuale per provare a capire il perché della chiamata ai box di Hamilton.

Al passaggio di Leclerc sul traguardo alla fine del giro 47, Hamilton precedeva Verstappen di 6,3 secondi e Russell di 11,5. Tredici secondi dopo, quando si è attivata la bandiera gialla per l’uscita di Max, il vantaggio di Hamilton era più o meno lo stesso: 6,4 su Verstappen e 11,4 su Russell.

L’avviso della Safety Car si è attivato in pista 21 secondi dopo l’esposizione delle bandiere gialle. In quel momento il vantaggio di Lewis su George era di 12,2 secondi. È solo in questo momento che tutti gli ingegneri di pista hanno iniziato a decidere se far rientrare o meno le macchine ai box per il cambio gomme.

Per Leclerc, che vantava 20,3 secondi di vantaggio, la decisione era scontata. Il tempo per il cambio gomme era più che abbondante.

Nel frattempo, si è iniziato a monitorare il vantaggio di Hamilton su Russell (monitoraggio che ricordiamo avviene tramite i trasponder installati sulle monoposto). Il gap tra i due, anche a causa delle diverse velocità delle due macchine che dovevano accodarsi a quelle che le precedevano, non era costante.

Un minuto esatto dopo l’attivazione della Safety Car, il gap virtuale era cresciuto a 17,2 secondi, e al momento esatto dell’ingresso di Leclerc ai box era di 18,3.

È presumibile che a questo punto, quando mancavano circa 20 secondi al passaggio di Hamilton davanti ai box, la decisione sia diventata definitiva. I dati indicavano un margine positivo, anche se risicato, per uscire davanti alla Mercedes numero 63, ma allo stesso tempo non si conosceva quale sarebbe stata la decisione della scuderia di Toto Wolff. Dopo 27 secondi dall’ingresso di Leclerc, anche Hamilton varcava la linea di pit stop. In quel momento Russell era segnalato a 15,4 secondi, ma con soli 11,4 secondi su Norris e senza sapere cosa avrebbe fatto la McLaren.

La Mercedes decideva quindi di lasciare in pista George soprattutto per coprirsi da un eventuale sorpasso di Norris se la McLaren non si fosse fermata, ma anche con la speranza di sopravanzare Lewis. Cosa che avviene all’uscita della SF-26 dai box, ma per soli due decimi di secondo.

Nella valutazione del rischio da parte del box Ferrari, avvenuta in un tempo non superiore ai sessanta secondi, ha pesato molto la convinzione che, una volta ripartita la gara, a parità di gomme, Hamilton sarebbe stato sorpassato agevolmente da Russell. Al contrario, la mescola rossa avrebbe consentito a Hamilton di riconquistare in pista la posizione eventualmente persa.

Con animi contrastanti, il box della Rossa ha vissuto i minuti finali col cuore in gola, tra la speranza di chiudere la gara in regime di Safety Car, ed assicurarsi un primo e terzo posto ormai acquisiti, o sperare in un ultimo giro di gara, per chiudere con una clamorosa doppietta, ma con il rischio di una bagarre finale che poteva mettere in discussione quanto costruito fino a quel momento.

Alla fine, il giro di gara finale non c’è stato e non ci doveva essere. Infatti, era stato segnalato solo per un errore di comunicazione della stessa Federazione. Non tutte le macchine avevano terminato la manovra di superamento della Safety Car per sdoppiarsi, e non c’erano più giri disponibili per gareggiare.

Fatto sta che il regolamento è stato applicato alla lettera, a discapito dello spettacolo, e con buona pace di chi avrebbe voluto gustarsi una sfida all’ultimo centimetro stile Abu Dhabi 2021.

 

  ④ TRACCE  Le uscite di pista di Verstappen

Verstappen è uscito di gara anzitempo per la terza volta in stagione. A suo dire in maniera molto pericolosa, arrivando ad accusare il team di mettere a rischio la sua incolumità. L’incidente è stato provocato dallo stesso problema già capitato durante le qualifiche in Austria, ovvero la mancata chiusura dell’ala posteriore che ha reso ingovernabile l’auto. Il tutto è arrivato dopo che Verstappen aveva chiesto esplicitamente alla scuderia di farlo partire dalla pit-lane, pur di fare delle modifiche a suo avviso necessarie al setup della sua Red Bull.

Prima dell’incidente il podio era a un passo e la sua uscita ha finito per stravolgere il finale di gara degli altri piloti. Per trovare tre ritiri stagionali nella storia recente di Max bisogna risalire al 2021, quando però i tre ritiri furono tutti causati da incidenti e non da avarie tecniche.

Il problema è che i GP corsi sono stati appena nove, e conteggiare già il 30% di gare non terminate potrebbe spingere Verstappen ad applicare una clausola che permetterebbe la rescissione del lungo contratto con la Red Bull in caso di prestazioni deficitarie e bassa posizione in classifica mondiale.

Nel frattempo, il suo compagno Hadjar gli è dietro in classifica mondiale di appena 24 punti. Da un lato è un’ottima notizia per la scuderia che ha finalmente trovato un pilota che tiene quasi il passo di Max, dall’altro è la pistola fumante nelle mani di Verstappen per dimostrare che la sua macchina non gli sta dando alcuna possibilità di lottare per qualcosa di importante. Una situazione che potrebbe aprire scenari imprevedibili, dal passaggio di Max ad un’altra scuderia fino al suo abbandono, temporaneo o definitivo, dell’attuale Formula Uno.

Un potenziale colpo difficile da digerire per Liberty Media che dovrà trovare il modo per impedire che ciò avvenga.

 

  ⑤  DISCUSSIONI  Gli altri Bulls

La Racing Bulls si aggiudica l’ennesimo cilindro tutto per sé. Il quinto posto della Alpine è ormai ad un solo punto grazie ai due ragazzi terribili Lawson e Lindblad che conquistano dei punti per il quinto weekend consecutivo. C’è qualcosa di strano e poco leggibile in questo scorcio di stagione. Mentre la Red Bull sembra peggiorare gara dopo gara, se non altro in termini di affidabilità, la sorella minore Racing Bulls sale di livello, almeno in termini di solidità e costanza. Certe tendenze sono difficili da interpretare, forse anche l’ambiente interno alle due scuderie sta avendo un peso. La tranquillità dei due giovani piloti che non si sentono più sotto esame potrebbe essere un fattore. Già solo portare almeno una macchina in Q3 in qualifica per cinque gare consecutive, fare punti sia nella Sprint che nel Gran Premio sono risultati che per una scuderia cosiddetta minore sono più che significativi.

  ⑥ SCENARI  Il risveglio della Audi

Il mondiale degli altri si è mosso giusto un pelo più del solito. Mentre Aston Martin e Cadillac continuano ad occupare il fondo della classifica, mentre Haas e Williams toccano il terzo weekend consecutivo senza punti, l’Audi si risveglia e porta Bortoleto a conquistare 4 punti dopo sette gare di digiuno.

Anche la Alpine, grazie alle disavventure di Verstappen e Antonelli, riesce ad afferrare gli ultimi due posti disponibili per conquistare dei punti ma, come scritto più in alto, è ormai braccata dalla Racing Bulls.

Entrambe le scuderie sono troppo lontane dalla Top 4, ma sufficientemente avanti rispetto a chi le segue dal settimo posto in giù.

 

   METAMORFOSI   Il ribaltone della McLaren

Ultimo cilindro dedicato alla McLaren, che continua lentamente ad allontanarsi dalla vetta della classifica. I buoni propositi della scuderia stanno naufragando in risultati sempre più anonimi. Quattro soli podi in nove gare, ultime quattro qualifiche fatte quasi tutte di terze o quarte file, al netto della seconda fila di Norris a Barcellona. Il secondo posto della Ferrari è lontano 76 punti e i due piloti occupano la quinta e sesta posizione mondiale dopo aver dominato l’intera stagione scorsa. Norris precede di 15 punti Piastri, anche se entrambi sembrano irrimediabilmente fuori dalla lotta mondiale, e lo sarebbero anche se le loro macchine risorgessero all’improvviso.

Come per la Red Bull, anche nel caso della scuderia di Stella e Brown non si comprende come si possa passare dal dominio assoluto all’anonimato. Quando le cose non vanno bene diventa duro persino convincere i piloti a dare qualcosa in più, e il compito dei team manager si complica. Anche se la cultura aziendale della McLaren ha dimostrato in passato di saper reggere anche nei momenti di crisi.

Il Gran Premio di Spa ci dirà qualcosa in più anche in questo senso.


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