Le partite di Wimbledon da vedere il 2 luglio

 

🥎  Ora che il ritorno di Serena si è consumato, ora che un dolore a un ginocchio potrebbe spingerla a rinunciare al torneo di doppio con Venus, le voci contrarie si fanno più forti. Matthew Syed sul Times demolisce il racconto consolatorio, quello che definisce il sentimental nonsense. Il problema non è che abbia perso, scrive, ma che la BBC abbia guardato la partita “attraverso lenti color rosa”, trasformando Maya Joint in una comparsa e costringendosi poi a descriverla come straordinaria per giustificare la sconfitta della leggenda. Serena, scrive, è stata “assolutamente disastrosa”, sempre in ritardo, senza più il tempo per liberare la potenza. Il pensiero più interessante è che lo sport resta prezioso perché resiste alla narrazione: “È una giungla. È gloriosamente, indispensabilmente, crudele”. Il mito può accompagnare l’ingresso in campo, non cambiare ciò che accade dentro.

Todd Scoullar su The Tennis Site ha detto: “Quindi Serena non gioca una partita per 4 anni, ottiene una wild card per il torneo più importante del calendario, perde contro una giocatrice con un record di 3-13 e 103ª in classifica quest’anno, le dà una stretta di mano pessima e si rifiuta di fare la conferenza stampa. Non c’era bisogno di lei a Wimbledon”

🎾   Sette anni dopo aver battuto Venus Williams da quindicenne sul campo numero 1, Coco Gauff è tornata nello stesso luogo e ha vinto nel modo meno celebrativo possibile. Soffrendo. Matt Futterman racconta come Solana Sierra abbia applicato alla perfezione il piano contro di lei sull’erba – fatto di colpi piatti, bassi, profondi, pressione sulla seconda – fino ad arrivare a due punti dal match. Gauff non ha risolto tutto col gioco, ma con il servizio e i riflessi. Sul 7-7 del tie-break ha trovato un rovescio bloccato quasi impossibile. Ha detto: «Quello mi è uscito davvero dal sedere. Non credo riuscirei a rifarlo». Poi due prime, l’ultima un ace. L’anniversario migliore e più duro.

🎾   João Fonseca porta a Wimbledon un tennis ancora un po’ acerbo sull’erba, ma già capace di trascinare il pubblico. Willis Bennett sul Times vede nel brasiliano un talento che compensa l’inesperienza con potenza, coraggio e una naturale capacità di accendere il campo: 38 vincenti, servizio da 206 chilometri orari, dritto da Roberto Carlos. “L’unica cosa più grande del suo dritto a martello è il suo seguito”. Se Fonseca scivola e perde l’equilibrio, guarda il prato “come se avesse calpestato una trappola”, ma non arretra. Attorno, i tifosi cantavano come a Rio.

🎾   Claire Cohen, sul Times, inventa il Wimbledon man, una fantasia maschile che per due settimane tiene insieme corpi da gladiatori, completi bianchi, buone maniere e vulnerabilità. Berrettini rincorre Wawrinka per consegnargli l’ultimo asciugamano, Fritz entra in campo vestito come Federer, Beckham resta a guardare Sabalenka quando il Centrale si svuota. Consiste nell’essere “gladiatorio e gentile nello stesso momento”, scrive. Il torneo aiuta con le sue siepi perfette, Pimm’s, cappelli Panama, uniforme Ralph Lauren. “È Ascot che incontra uno yacht club europeo, gli Hamptons e il Rotary”. Un po’ kitsch, forse, ma proprio per questo irresistibile.

🎾   Hana Yagi ha creato da sola in dieci giorni il kimono nuziale di Naomi Osaka, lavorando fino a venti ore al giorno senza mai incontrare né parlare con lei. Ha cercato a Tokyo un abito occidentale e uno shiromuku perfettamente bianchi, poi li ha smontati e ricostruiti perché Osaka potesse camminare liberamente, regolarli da sola e sfilarli in tre minuti. «Continuavo a indossarlo e toglierlo per controllare che funzionasse», racconta al Times. Temendo accuse per aver manipolato un abito tradizionale, ha seguito il debutto in tv. Il segreto tecnico di tanta solennità? «Lunghe strisce di velcro». 

DI SANDRA CASSANDRA

Swiatek vs Pliskova

La difesa del titolo di Iga Swiatek entra nella zona più pericolosa. Il primo turno contro Townsend l’ha lasciata in lacrime per la tensione, ora arriva Karolína Plískova, finalista nel 2021 e di nuovo competitiva sull’erba dopo un anno quasi interamente perso per un infortunio alla caviglia e due operazioni. Ripartita fuori dalle prime-1000, la ceca è già risalita al numero #73, con una semifinale a Nottingham e i quarti al Queen’s. Non ha ancora la continuità di un tempo, ma conserva il colpo che può incrinare Swiatek più di ogni altro, un servizio capace di toglierle ritmo e trasformare ogni turno di risposta in pressione. Qui l’allarme non nasce dal passato, ma da quanto rapidamente Plískova è tornata a somigliarsi.

Fery vs Virtanen

Arthur Fery ha battuto Dzumhur anche grazie a ciò che aveva nella borsa. Mentre il bosniaco protestava con l’arbitro e cercava di trascinarlo nella confusione, il britannico ha tirato fuori gli auricolari, se li è infilati e ha escluso il rumore. Il dettaglio diventa il ritratto di un giocatore preparato a difendere la propria concentrazione. Nella stessa borsa tiene anche una mascherina per dormire. Contro Otto Virtanen, che ha eliminato Shelton in cinque set, gli serviranno di nuovo lucidità e ordine. E forse anche gli auricolari. 

Fritz vs Kypson

Taylor Fritz sta entrando in campo a Wimbledon vestito da Federer 2007: blazer, pantaloni lunghi e perfino una sciarpa bianca, più adatta alla memoria che al caldo londinese. Il suo sponsor voleva che lo facesse. Il modello però porta con sé un precedente comico. Dopo aver vinto il torneo, Federer indossò i pantaloni al contrario prima della premiazione e se ne accorse soltanto cercando invano le tasche, quando i fotografi avevano già scattato. Fritz prova a ereditarne lo stile, speriamo che non imiti la distrazione. 

Joint vs Eala

Il problema di un’impresa è che al turno dopo bisogna rifarla. Maya Joint ha battuto Serena Williams sul Centrale dopo quattro notti quasi senza dormire, consumate nell’attesa di una partita che aveva già cominciato a giocare nella testa. Ora trova Alexandra Eala, già battuta l’anno scorso nella finale di Eastbourne al tie-break del terzo. Almeno avrà dormito di più.

Mensik vs Dimitrov

Jakub Mensik sembra pagato a ore. Dopo quattro maratone al Roland Garros, ha portato la stessa abitudine sull’erba: contro Toby Samuel ha chiuso soltanto 10-7 nel tie-break del quinto e ora trova Grigor Dimitrov, altro avversario capace di allungargli la giornata. Il sito di Wimbledon gioca sul contrasto tra la calma del ceco e la durata delle sue partite: «Preferirei vincere in tre set», ammette, «ma questa è la bellezza degli Slam. Se devo vincere in cinque, va bene lo stesso». Mensik non cerca il dramma, semplicemente non lo rifiuta. Per chi vuole sfruttare fino all’ultimo il prezzo del biglietto, è l’uomo giusto. 

 

Le partite di Sandra Cassandra sono suggerite dal sito del torneo. Il programma completo di oggi si trova qui. Per l’Italia sono in campo sia Jasmine Paolini sia Tyra Grant nel torneo femminile, e poi Cobolli Sonego e Berrettini nel torneo maschile. 

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