La fuga mondiale di Antonelli

 

 

DI ROBERTO LIBERALE

 

①  ARTEFICI   La sesta vittoria di Antonelli

Dopo quattro Gran Premi Antonelli è tornato alla vittoria ed è tornato ad avere in classifica un vantaggio rassicurante rispetto all’ultima gara. Al secondo posto adesso c’è Hamilton a 45 punti di distacco. 

Sesta vittoria per Kimi, che ha raggiunto il record di vittorie stagionali di un bel gruppo di piloti storici che include tra gli altri Fangio, Clark, Stewart, Hunt, Andretti, Mansell, Senna, Damon Hill, Schumacher. Dei 17 piloti che hanno vinto sei volte in stagione, solo in sei non sono poi diventati campioni del mondo a fine anno: Mansell nel 1987, Senna nel 1989, Hill nel 1994, Schumacher nel 1998, Massa nel 2008 e Rosberg nel 2015. 

Sembrava una gara ancora una volta non fortunata, con la prima posizione persa per una Virtual Safety Car al 21mo giro che aveva favorito Leclerc facendogli perdere molto meno tempo al suo rientro ai box. Ma Antonelli non ha fatto una piega e ha ripreso a martellare senza sosta fino a quando ha superato Charles a 10 giri dalla fine. Kimi non solo ha vinto, ma ha ancora una volta dimostrato la sua capacità di capire e correggere le sue sbavature. Gli resta solo da limare la sua tendenza ad oltrepassare i track limits, un fattore che gli è talvolta costato penalizzazioni e che mette in ansia anche il muretto Mercedes. Ma siamo certi che a breve non sentiremo più il suo ingegnere di pista che glielo ricorda. 

Stavolta lo zero è toccato a Russell, è il terzo per lui e il quinto per la Mercedes. Una collisione con Hamilton lo ha messo fuori al primo giro e lo ha ricacciato indietro in classifica mondiale dopo tre podi consecutivi, di cui uno sul gradino più alto. George è a 50 punti da Kimi, una distanza non incolmabile con 12 gare (o forse 13) ancora da disputare. Ma ciò che inquieta Russell è la convinzione che la scuderia non lo stia aiutando come fa con Antonelli. Una cosa altamente improbabile, ma che nella testa di George si fa sempre più strada, soprattutto se si fa sopraffare dal cattivo pensiero di Wolff come pigmalione di Kimi sin da quand’era un bambino e per questo portato a sorpresa in Formula Uno appena maggiorenne, con un Toto deciso a dimostrare a tutti che la sua scommessa era vincente. Toto Wolff ne trarrebbe sicuramente un successo personale enorme, ma i ragionamenti di un team principal sono ben altri, soprattutto in funzione delle responsabilità nei confronti dei suoi datori di lavoro. 

 ②  PANORAMI  Il GP della Ferrari

Tutto sembrava aver indirizzato all’improvviso il Gran Premio verso un successo Ferrari dopo che i box della Rossa avevano azzeccato un colpo doppio approfittando della Virtual Safety Car. Infatti al 21mo giro, facendo rientrare entrambe le monoposto per il cambio gomme, avevano risparmiato un bel po’ di secondi. Così Leclerc è uscito prima dell’arrivo di Antonelli, rientrato due giri prima e, una volta superato Norris, è rimasto in testa per undici giri. Però la Mercedes ha fatto valere la legge del più forte e Charles si è dovuto accontentare del secondo posto. 

Non male per un Gran Premio che si annunciava difficile, anche perché Charles con questo secondo podio rafforza decisamente il quarto posto in classifica piloti, staccando Norris e recuperando su Russell, dal quale dista ora soli 28 punti. 

Hamilton ha avuto invece una giornata più travagliata, tra la penalizzazione di cinque secondi per l’incidente con Russell e il rischio di investire un meccanico durante il pit-stop. Alla fine se l’è cavata benino anche lui con un quarto posto che gli consente di tornare secondo in classifica, regalando alla Ferrari la “vittoria di tappa” con 30 punti totali. Ora la scuderia di Maranello ha portato il suo vantaggio sulla McLaren a 90 punti ed ha accorciato rispetto alla Mercedes, 73 punti più in alto. Il mondiale è lungo e se ne potranno vedere ancora delle belle, a patto di continuare con la stessa lucidità mostrata da piloti e muretto in queste ultime sei gare, nelle quali la Ferrari ha conquistato due vittorie, tre secondi e un terzo posto. Almeno il 2026 non sembra più un anno interlocutorio.

  ③  ZOOM  I sorrisi di Verstappen

 Verstappen era stranamente sorridente a fine gara. Forse era merito del suo terzo podio stagionale, o forse si era semplicemente divertito. Di sicuro aver terminato la gara dopo ciò che era successo a Silverstone lo deve avere almeno tranquillizzato. Stavolta si è limitato a parlare della gara nelle interviste, e non più di quanto questa Formula Uno non gli piace, come invece aveva fatto appena il giorno prima. Infatti, ricevendo il premio per il miglior sorpasso del mese, quello su Hamilton in Austria, aveva detto che da parte sua non c’era stato nulla di epico, ma che lui si era limitato a premere un pulsante per avere più potenza dalla batteria. Chi era presente ha riso di gusto, è molto probabile che invece Liberty Media e la FIA non avranno riso molto per questa battuta di Max.

Nel frattempo, ancora una volta Hadjar conferma di essere il partner più forte che Max abbia mai avuto dopo Daniel Ricciardo e Sergio Perez. Isack, partito dai box, ha rimontato fino al sesto posto. Il bilancio totale della Red Bull è al 60% merito dei punti di Verstappen e per il 40% farina del sacco di Hadjar.

Era dal 2018 e dal 2023 che non c’era una suddivisione così ravvicinata dei punti della scuderia. Il 2018 era l’ultimo anno di Ricciardo in Red Bull e a fine stagione i punti della scuderia furono per il 59,5% merito di Max e per il 40,5% di Daniel. Entrambi i piloti vinsero due gare, anche se Ricciardo decise poi di lasciare la scuderia anglo-austriaca per la Renault, trasformando quel sedile in un tormento per molti piloti. Poi nel 2022, l’anno migliore di Perez, le percentuali dei punti dei due piloti rispetto a quelli della scuderia furono il 59,8% per Max e il 40,2% per Checo.

 ④  TRACCE  Le McLaren

Il galleggiamento della McLaren continua, anche se stavolta le due macchine papaya si sono trovate più spesso nelle prime posizioni. Secondo l’ex team principal della Ferrari, Maurizio Arrivabene, la Mercedes starebbe pensando di portare degli aggiornamenti ai motori delle McLaren per provare a infastidire la Ferrari in ottica campionato, rendendo più competitive le monoposto di Norris e Piastri ora che non sembrano più un pericolo per il titolo mondiale.

Ad ogni buon conto, entrambi i piloti hanno espresso ottimismo sul prosieguo del mondiale. Andrea Stella si è dichiarato ancora più ottimista, affermando che la penalità in partenza per la sostituzione di un elemento della power unit di Norris ha tolto alla McLaren un podio certo.

Di sicuro il bilancio attuale fatto di soli quattro podi, la terza posizione in classifica costruttori, e con i due piloti quinto e sesto in classifica è assolutamente lontano dalle aspettative della scuderia che ha vinto l’ultimo mondiale piloti e gli ultimi due costruttori.

L’Ungheria è tra appena una settimana, vedremo se l’ottimismo si trasformerà in risultato.

 ⑤  DISCUSSIONI  La Racing Bulls ha preso l’Alpine

Il mondiale degli altri vede soprattutto il coronamento dell’inseguimento della Racing Bulls alla Alpine. Seppur con soli due punti contro uno, la scuderia italo-inglese pareggia i punti del team di Briatore. Ora sono entrambe quinte a pari merito, con un vantaggio di 40 punti sulla Haas che segue al settimo posto. 

C’è poi la seconda gara consecutiva in zona punti per la Audi, grazie ancora una volta a Bortoleto. Ormai il gruppo delle scuderie è definitivamente spaccato, con Aston Martin e Cadillac totalmente alla deriva. Alonso è stato doppiato addirittura due volte, e su un circuito lungo come Spa non è una cosa così frequente. Ma non è così strano se pensiamo che il suo giro più veloce è stato di quattro secondi più lento del miglior giro della gara, ottenuto da Norris. Un pessimo finale di carriera per Fernando. Speriamo che almeno di diverta ancora.

 ⑥ SCENARI  Il podio del talento

Primo podio formato da Antonelli, Leclerc e Verstappen. Più che un passaggio di consegne generazionale, è un podio che contiene buona parte del talento di questi ultimi anni della Formula Uno. 

I tre rappresentano due tra le tre generazioni che compongono la griglia del 2026. 

Antonelli la Generazione Z, che ha in Piastri il più rappresentativo tra gli otto piloti di questo gruppo con i suoi 25 anni e soprattutto con le sue 9 vittorie, 28 podi ed un terzo posto mondiale. Sei di loro sono andati a punti a Spa-Francochamps, Antonelli, Piastri, Hadjar, Bortoleto, Lindblad e Colapinto, dimostrando che sono diventati davvero bravi dopo un uno-due anni di apprendistato. 

Leclerc e Verstappen rappresentano invece gli ormai maturi Zillennial, nati alla fine del secolo scorso, quelli che compiranno trent’anni a breve. Anch’essi sono in otto, un gruppo che si conosce benissimo perché è formato dagli stessi ragazzini che una quindicina di anni fa si sfidavano sui kart in giro per l’Europa. Solo in tre sono andati a punti a Spa e solo in quattro stanno riuscendo ad ottenere risultati soddisfacenti, Russell, Leclerc, Verstappen e Norris. Invece Stroll, Ocon e Albon vengono ripetutamente battuti dai propri compagni di squadra, mentre Gasly mantiene un buon vantaggio sul suo compagno Colapinto, anche se ultimamente gli finisce spesso dietro. 

Gli altri sei sono tutti dei Millennial e, se togliamo Hamilton, occupano malinconicamente il fondo classifica con il totale di sette punti in cinque. A loro discolpa c’è il fatto che tutti e cinque guidano macchine di ultima fascia, ma probabilmente i team migliori hanno preferito affidare le loro monoposto a piloti più giovani. 

Ah, la curiosità finale: nonostante Antonelli, il gruppo che ha la media punti più alta dopo 10 gare è quello degli Zillennial, con 65,5. Poi ci sono i ragazzi della Generazione Z con 58 e chiudono i Millennial con 27,7, soprattutto grazie a Hamilton.

   SCENARI  Il primo incidente

Al decimo Gran Premio stagionale arriva il primo incidente con ritiro durante il primo giro. La vittima è Russell dopo il contatto con Hamilton. Era da Las Vegas dell’anno scorso che non accadeva, tredici Gran Premi fa. Allora fu Lance Stroll a doversi ritirare dopo un tamponamento da parte di Bortoleto, che poi si sarebbe ritirato due giri dopo.

Andando a ritroso nel 2025, incidenti al primo giro costrinsero al ritiro anche Bortoleto a San Paolo, Piastri a Baku (da solo nel muro), Lawson a Silverstone, Verstappen e Antonelli in Austria, Doohan a Miami, Tsunoda e Gasly a Jeddah, Sainz e Doohan in Australia. Un totale di otto incidenti con undici piloti ritirati. Pensare che venti anni fa, in diciotto Gran Premi, ovvero sei in meno, le collisioni tra partenza e primo giro furono in totale dieci e coinvolsero 19 macchine che furono costrette al ritiro. Resta nella memoria il mega incidente a Indianapolis che mise fuori gara ben sette piloti in un sol colpo.

L’affollamento di auto e l’aggressività dei piloti nel primo giro comporta il rischio implicito di collisioni e incidenti, e con le macchine di oggi basta un minimo contatto per mettere fuori uso una monoposto. I numeri attuali marcano però la differenza tra la Formula Uno del passato e quella di oggi, soprattutto come disciplina dei piloti che sanno che è molto più facile rovinare la gara ai propri colleghi. Anche il frequente ricorso alle penalità rispetto al passato è probabilmente un deterrente valido, oltre alle direttive imposte nei briefing pre-gara che paiono essere molto più rigide e chiare rispetto alla Formula Uno degli anni ruggenti.

 

 


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