

Il 4 giugno nel 1986 è un mercoledì, e dal Mundial del Messico sono tutti stupiti per quei satanassi dei sovietici che hanno segnato sei gol all’Ungheria, giocando un calcio dal ritmo indiavolato. La formula che si impone: È il calcio del Duemila. Manca ancora un numero sufficiente di anni [quattordici] perché sembri un sol dell’avvenire. Roberto Beccantini sulla Gazzetta racconta i segreti della squadra e dice che per vincere gli effetti dell’altura la squadra si sveglia alle 7.30. In redazione gli fanno un titolo in cui si legge che l’URSS si sveglia all’alba. In effetti le 7.30 per i giornalisti degli anni Ottanta quello era: l’alba. Velati sospetti circondano i mostri che abitano ancora oltre la cortina di ferro. Erano ancora anni un po’ così. Il papà di un amico del papà di Slalom tifava per l’URSS con l’Unità sul tavolino di casa. Tre anni e pochi mesi dopo verrà giù tutto.
Candido Cannavò si sottrae alla giostra dei sospetti e dalla prima della Gazzetta scrive: “Forse, piu che cercare la rivelazione di presunti misteri, occorrerebbe valutare la preparazione che ha accompagnato le diverse squadre al Mundial. I russi, una volta tanto, non tengono segreti: dicono di allenarsi quattro ore al giorno e aggiungono che la loro forza arriva dallo splendido blocco della Dinamo di Kiev. E quanto agli africani, sappiamo bene che il campionato del mondo rappresenta per loro un traguardo al quale si dedica tutta una stagione (e hanno finito ormai di essere materassi). I pianti sulla maledetta altura, insomma, hanno tutta l’aria di costituire comodi alibi per squadre che, in fatto di preparazione atletica, amano improvvisare, fidandosi di qualitå tecniche (vere o presunte) superiori”.
L’
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