Russell e la rivalità che monta con Antonelli

 

 

①   ARTEFICI George Russell

Il GP di Austria ha restituito un Russell rinfrancato e soprattutto voglioso di dimostrare che il pilota più veloce in Mercedes è lui. Settima vittoria e undicesima pole position, quest’ultima ottenuta in maniera controversa, anche se il regolamento era dalla parte di George. Guardando le facce dei due ragazzi Mercedes sembra chiaro che la rivalità interna sta crescendo. E se questo colpo aiuterà Russell a ritrovare ottimismo e fiducia in sé stesso, difficilmente toglierà serenità ad Antonelli.

Kimi ha commesso qualche errore che lui stesso ha riconosciuto con molta onestà, e il suo disappunto era dovuto più a questo motivo che alla vittoria del suo compagno di scuderia. Ma, conoscendolo, ne trarrà insegnamento per migliorarsi.

Il suo vantaggio su Russell è passato dai 68 punti di Monaco ai 40 di Spielberg, nulla che debba allarmare Antonelli o fargli cambiare atteggiamento, come lui stesso ha dimostrato durante l’inseguimento a Verstappen. Per lui agguantare il secondo posto, alla fine sfuggito per soli 37 centesimi di secondo, era meglio che accontentarsi di un tranquillo terzo posto ed i relativi 15 punti. Giusto così, per i calcoli con il bilancino ci sarà tempo.

DISCUSSIONI Qual è la Ferrari

L’ottovolante delle prestazioni della Ferrari è rappresentativo di ciò che accade nella Formula Uno di questi ultimi tempi. Le certezze vengono bruciate nel giro di un paio di settimane. La Rossa è passata dal trionfo di Barcellona all’enorme fatica per restare in pista in Austria. La Mercedes sembrava avere grossi problemi di affidabilità dopo due ritiri in tre gran premi e all’improvviso tutto è tornato normale. La Red Bull sembrava una macchina lentissima fino a Miami, poi all’improvviso si è scoperto che forse ha il motore più potente del gruppo. Tutto sembra fatto apposta per confondere le idee agli addetti ai lavori. La vera differenza rispetto al recente passato è che, almeno dalle dichiarazioni, a Maranello sembrano conoscere l’origine dei problemi. È già un robusto passo avanti rispetto al “dobbiamo capire”. Anche se Leclerc, nelle interviste post-gara, ha fatto venire i brividi dietro la schiena ai tifosi della Rossa quando ha pronunciato la fatidica frase, ma almeno l’ha limitata all’assetto e alle gomme. Il bicchiere mezzo pieno è nelle 11 volte su 11 (sprint comprese) in cui Hamilton è andato a punti. Per un pilota che appena qualche mese fa era stato considerato pronto per la pensione è una bella rivincita. Anche a Spielberg è stato molto più veloce di Leclerc in gara, tanto che siamo a cinque GP consecutivi con Lewis che batte Charles. Al di là delle prestazioni della SF-26, Leclerc sembra aver smarrito le risorse per uscire dal tunnel del pessimismo. Chissà se il peso di un pluricampione come Hamilton non stia avendo effetti negativi nella testa di Charles, che di sicuro non si aspettava di essere ripetutamente battuto e di rischiare di diventare a breve un nuovo Barrichello al servizio di Sir Lewis.

  SCENARI Il ritorno di Verstappen

Verstappen è tornato sul podio a distanza di tre GP ottenendo il suo miglior piazzamento stagionale grazie ad una gara votata all’attacco e ad un motore che si è adattato benissimo alla configurazione del circuito austriaco. Sulla pista di casa, la scuderia guidata da Mekies ha piazzato per la terza volta in stagione entrambe le macchine nei primi sei posti, a dimostrazione che la monoposto tanto male non deve essere e che Hadjar non soffre la pressione di Verstappen.

Anche le sorelle minori, le Racing Bulls, vanno entrambe a punti, ma di questo se ne scriverà a parte.

Come previsto qualche giorno fa da Lo Slalom, il GP d’Austria è stato davvero importante per Max. Nel giro secco Verstappen non è riuscito ad avvicinarsi alle prime file solo per l’incidente che gli ha impedito di conquistare una probabilissima seconda, se non prima, fila. Come anticipato nello stesso articolo, il comportamento del secondo pilota è stato fondamentale per capirci qualcosa in più. Ora è quasi certo che il miglioramento non dipende solo dalla capacità di adattamento di Super Max, ma l’aggiornamento può essere considerato un vero passo avanti nel progetto.

La domanda di Slalom su Substack del 26 giugno non ha però una risposta certa. Max Verstappen sta riacquistando fiducia nella sua Red Bull, ma se la stessa cosa vale anche per il tipo di Formula Uno che gli viene chiesto di guidare non è dato ancora saperlo. Il secondo posto di Spielberg è stata una bella dimostrazione di forza per Max, arrivato ad appena 1,6 secondi dalla Mercedes di Russell. Però solo i prossimi GP, soprattutto quello di Silverstone, lo aiuteranno a capire se questa Formula Uno è ancora il posto dove vorrà restare oppure no. 

SCENARI La McLaren ingoiata dagli altri

l mondiale degli “altri” sta lentamente inghiottendo anche la McLaren. I suoi quattro podi sono meglio dei due della Red Bull, così come i punti in classifica costruttori, 159 per il terzo posto e 44 punti di vantaggio proprio sulla scuderia austro-britannica. Piastri e Norris sono rispettivamente quarto e quinto con 80 e 79 punti. Sarebbe stata un’ottima classifica per la McLaren fino al 2023, l’ultima stagione giù dal podio costruttori per la scuderia papaya. Ma da campioni del mondo non è la stessa cosa. Le gare anonime si susseguono una dopo l’altra, con l’incapacità di ribaltare una situazione stagnante. Il dato più eclatante che simboleggia questa prima parte di 2026 è il numero di giri in testa delle McLaren: 32 giri, appena il 6% del totale. Nel 2025 la scuderia papaya rimase in testa per 825 giri su 1444, il 57%, mentre nel 2024 i giri in testa furono 394 su 1444, il 39%.

PANORAMI  C’è chi sta crescendo

Le Racing Bulls stanno disputando uno dei migliori mondiali di sempre, se consideriamo nella storia di questa scuderia anche l’eredità di RB, Alpha Tauri e Toro Rosso. Il sesto posto attuale pareggia quello finale della Toro Rosso nel 2008 e nel 2019, della Alpha Tauri nel 2021 e della stessa Racing Bulls nel 2025. Ma è il trend ad essere incoraggiante. Prima di tutto perché il quinto posto della Alpine dista solo 13 punti, poi perché dopo otto Gran Premi i 44 punti attuali sono già il doppio dei 22 della scorsa stagione, quasi gli stessi della Alpha Tauri (46) del 2021, e molti di più di quelli delle migliori stagioni della Toro Rosso. La scuderia guidata da Alan Permane ha portato a punti i suoi piloti in sette GP su otto, tutti tranne che a Miami. Entrambi i piloti vanno a punti da quattro gare consecutive, con Lawson rinato, decimo in classifica con 30 punti conquistati e con Lindblad che sta facendo un ottimo campionato da rookie.

Per una volta Helmut Marko potrà restare tranquillo per un po’. Tra Hadjar, Lawson e Lindblad sembra proprio che non ci sia nessuno da mandare a casa. I potenziali sostituti che speravano nel solito balletto di piloti a metà stagione dovranno pazientare. Per quest’anno non se ne parla.

NUMERI Le scuderie a punti

Il vero mondiale degli “altri” stavolta non si è mosso. Le cinque scuderie in zona punti sono le solite quattro più la già citata Racing Bulls. Audi, Aston Martin e Cadillac sono totalmente ferme con 2, 1 e zero punti, e non si vede come si possano smuovere da questa situazione. La Haas e la Williams non fanno punti da due GP consecutivi e la Alpine si ferma dopo sette GP sempre a punti.

Come purtroppo accade quasi sempre, dopo un certo numero di gare la forbice tra le scuderie di prima fascia e le altre si allarga sempre più. Anche se le sorprese negative sono due scuderie da cui ci si aspettava molto di più, Audi e Aston Martin, soprattutto perché negli ultimi anni avevano ottenuto risultati più che lusinghieri. Appena la scorsa stagione la Kick Sauber aveva ottenuto il suo primo podio con Hulkenberg, e il suo bottino a fine anno fu di 70 punti, una cifra che francamente oggi pare irraggiungibile. Eppure si pensava che con il passaggio in Audi i risultati sarebbero addirittura migliorati.

Sulla Aston Martin è inutile tornarci. Nel loro caso meglio usare l’aforisma eduardiano “Adda passa’ ‘a nuttata”.

Difficile capire i motivi per cui i progetti di due scuderie prestigiose come Audi e Aston Martin possano essere stati totalmente sbagliati.

Ennesima dimostrazione che in Formula Uno non si vince mai per caso o con il solo nome.

 DISCUSSIONI E ora Silverstone

Il GP di Silverstone, uno dei nove circuiti storici di questo mondiale, uno di quelli su cui si correva già almeno fin dagli anni ’80, è uno dei più attesi e affascinanti della stagione. Prima di tutto per la sua grande tradizione, ma anche perché quest’anno la pattuglia di piloti britannici è la più ampia degli ultimi trent’anni. Venerdì arriveranno a Silverstone cinque piloti nati nel Regno Unito: un campione del mondo di casa come Norris, ma dopo i sette mondiali di Hamilton per i tifosi britannici non sarà una novità. Ci sarà Russell fresco di vittoria, poi Hamilton tornato sul gradino più alto del podio appena un paio di settimane fa dopo un lungo digiuno. Con loro il giovanissimo Lindblad a punti da quattro Gran Premi consecutivi e Bearman, ultimamente un po’ in ombra, ma più per colpe della sua macchina che sue.

Cinque piloti britannici mancano a Silverstone dal 14 luglio 1996, quando nel GP di Gran Bretagna corsero Coulthard, Brundle, Herbert, Damon Hill e Irvine. E pensare che nel 2018 a Silverstone c’era un solo pilota britannico, l’eterno Lewis Hamilton. È il giusto ritorno di una scuola che ha prodotto undici piloti campioni del mondo, per un totale di ventuno mondiali. Senza parlare delle 61 scuderie che hanno corso nei 77 mondiali, di cui dodici vincitrici di almeno un mondiale e diciassette vincitrici di almeno un Gran Premio.

 

 


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