Ma insomma, a questi Mondiali, ci stiamo divertendo o no?

Nella nostra italica delusione, con più facce ormai di un poliedro, sono scarse le possibilità di incontrare qualcuno-a disposto-a a riconoscere che si stia divertendo a guardare i Mondiali di calcio.

Ci siamo avvitati e incarogniti dentro una terza esclusione di fila che nel frattempo ha smesso di meritare analisi e di cercare responsabilità, fra tre giorni si vota per la presidenza della federcalcio e la discussione su vizi, virtù e rimedi per il nostro calcio è rimasta a galleggiare tra il caos del Milan, il mercato della Juventus, gli alibi di Gravina e gli abusi di Infantino.

Tra ieri e oggi sono sfilate e e sfileranno sotto i nostri occhi squadre e ragioni che ci convincono a tenere il punto e la malmostosità: la Svizzera che ci ha buttato fuori a Euro 2024 e che vinse il girone di qualificazione per Qatar 2022, la Bosnia dei play-off per il Mondiale 2026, il Canada contro cui avremmo dovuto-potuto debuttare, il Brasile e la Turchia di due cittì che sono andati a cercarsi lavoro all’estero.

La presenza in campo di una sola nazionale tra le prime-15 del ranking FIFA nelle quattro partite di ieri ci spinge a chiederci che cosa stiamo guardando, in 12 gironi e 72 sfide che promuovono 32 partecipanti su 48. Ma soprattutto tre partite su quattro dopo la mezzanotte di oggi spingono a riflettere sul fatto che alla fine questo Mondiale non lo stiamo guardando affatto, o meglio che riusciamo a guardare una porzione decisamente inferiore a quella che vorremmo.

LA PERDITA DI PESO DELL’EUROPA

Di tutto questo si discute all’estero con meno vizi in partenza [l’assenza dell’Italia] e con argomenti che potrebbero portare la discussione nei paraggi perfino di considerazioni più grosse e serie, come una euro-marginalità politica e commerciale che rasenta l’irrilevanza. C’è un’analisi interessante apparsa su Sportsin, piattaforma guidata dall’economista greco George Yerolimpos e diretta da Pablo Reyes, un passato da consulente e collaboratore di FIFA, FIBA, World Rugby. “La FIFA – si legge – dice di aver costruito il programma per tutelare la salute dei giocatori, facilitare gli spostamenti e organizzare una competizione con 48 squadre, 104 partite, 16 sedi e più fusi orari. Ma il calendario racconta un’altra cosa: questo Mondiale è stato costruito per essere trasmesso, venduto e consumato contemporaneamente in mercati diversi. L’impatto si vede soprattutto in Europa. Circa metà delle partite inizierà dopo la mezzanotte, una parte significativa della fase a gironi cadrà tra le 2 e le 6 del mattino. Il cambiamento è evidente se confrontato con USA 1994 o Brasile 2014, quando la maggior parte delle partite rientrava ancora in una finestra europea tra tardo pomeriggio e sera. Nel 2026 seguire il torneo in diretta significherà fare tardi, scegliere solo alcune partite o accettare che una parte del Mondiale verrà vista il giorno dopo”.

 

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