Messi o Maradona, il dibattito è ricominciato

Leo, Leo, perché sei tu, Leo. Noi capuleti vorremmo amarti, anzi lo facciamo, lo abbiamo fatto. Quattro anni fa è stato bello vederti con la Coppa in mano in Qatar, finalmente, e avvertire la conferma che esistono gli spiriti guida. Meno bello fu vederti con il bisht, perché noi siamo imparentati con quell’altro, che era un filo più iconoclasta, o meglio, aveva icone più ribelli e meno istituzionali.

Ma non è importante. Non è questo. Come ha detto Jorge Valdano a Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta, «il Mondiale in Qatar ha rappresentato una forma di giustizia poetica. Il secondo sarebbe un’overdose di giustizia poetica, o divina».

Per giunta, certe tesi letterarie si stanno radicando, stanno diventando mainstream. Noi vorremmo amarti, ma cominci a circondarti di troppi montecchi. Finché la frase secondo cui «Messi è Maradona tutti i giorni» resta nel circolo degli amanti degli aforismi fondati e dei ragionamenti arguti, si può prendere come un gioco intelligente. Il problema comincia quando diventa una sentenza masticata. Stamattina Aldo Cazzullo sul Corriere della sera dice che “i paragoni ormai sono irrispettosi. Maradona è un mito ribelle. Pelé vinse tre Mondiali. Ronaldo resterà per sempre CR7. Mbappé batterà il suo record di gol ai Mondiali, magari già tra pochi giorni. Ma Leo Messi, anzi Lio come lo chiamano gli argentini, 39 anni oggi, è il più grande calciatore di tutti i tempi”.

Ed è una bella tesi. Consente peraltro di far riposare in pace Diego, finalmente. Consente pure di sentirsi romanticamente parte di una minoranza. Solo che. Una cosa va detta. Per amore di verità.

 

 

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