L’unicità di Wembanyama

 

 

❝Qui siamo a New York: se ce la fai qui, ce la puoi fare ovunque❞

Jack Nicholson, Qualcosa è cambiato

 

Se Victor Wembanyama fosse solo un giocatore, dovrebbe semplicemente badare a Karl-Anthony Towns sotto i canestri, in uno dei testa-a-testa o faccia-a-faccia che potrebbero decidere la finale NBA: Jalen Brunson vs De’Aaron Fox, OG Anunoby vs. Julian Champagnie, Josh Hart e Mikal Bridges vs Stephon Castle e Devin Vassell, Mike Brown vs. Mitch Johnson. Se fosse solo un 22enne debuttante ai play-off come tanti altri, magari penserebbe a godersi un po’ di più il momento, senza avvertire l’ansia che sente e che ha confessato informalmente ieri, una certa preoccupazione che la squadra non si sia lasciata alle spalle l’impresa sul campo di Oklahoma. Invece Victor Wembanyama è tutte queste cose assieme, un centro ma non solo, un leader ma non sempre, una cosa che non c’era e che è finita proprio adesso sulla strada di New York e del suo digiuno, cinquantatré anni senza anello.

L’ottava squadra campione differente in otto anni verrà da un pezzo d’America assai diversa da quella a cui si oppone. San Antonio è il paese del confine e delle basi militari, dove le famiglie ispaniche e cattoliche fanno comunità. È Texas, sì, ma non è Dallas. Non è la città del petrolio e del denaro ostentato. Gli Spurs dentro questa America sono cresciuti alla scuola di Popovich, una volta con Duncan, Ginobili e Parker – e anche Belinelli, certo – adesso con il francese che chiamano l’Alieno, o l’Unicorno. Per anni sono stati considerati quasi l’anti-NBA spettacolare, per il loro mercato piccolo, per la mancanza di glamour e la distanza dallo star system, ma pure per l’assenza di quella nevrosi da costa dell’est. Una franchigia che ha vinto senza darsi delle arie. San Antonio è l’America che funziona dai margini. O almeno questa è l’immagine che gli Spurs hanno costruito, un’immagine basata sulla competenza, la pazienza e uno scouting internazionale.

I Knicks a New York sono un campo di suggestioni totali, senza perimetro, un simbolo della città più degli Yankees nel baseball e dei Giants nel football. Woody Allen li ha messi in Io e Annie perché sono, e da tanto, un riflesso psicanalitico della città che funziona. I Knicks sono il mondo a parte da correggere e che ti fa dannare. Sono un giocattolo che appartiene a tutti anche quando i prezzi dei biglietti sono alla portata di pochi. La New York ufficiale si racconta come una città di vincenti. I Knicks ci hanno ricordato ogni anno che New York è anche frustrazione e attesa. Il Madison Square Garden è Manhattan, Times Square, lo spettacolo, la celebrità ma la squadra è una contraddizione. Il tifo resta popolare anche quando l’accesso all’arena è così selezionato. È l’àncora sentimentale che ha spinto il sindaco Zhoran Mamdani a firmare un’ordinanza esecutiva che abolisce l’orario in cui i bambini devono andare a letto fino al 19 giugno.

I Knicks contro un extraterrestre, questa è la partita secondo il Wall Street Journal, dove Robert O’Connell dice che NY è tornata disperatamente in finale 27 anni dopo, “ma è stata ricompensata con un compito ancora più arduo, sconfiggere la forza più gigantesca che il basket professionistico abbia mai visto”. Il ragazzo che ha cambiato la pallacanestro, scrive Jason GayQuando LeBron ha fatto il suo debutto in NBA, Wemby non era ancora nato. Solo pochi anni fa, era un mistero, questo lungo internazionale di Parigi con un fisico ectomorfo, movimenti aggraziati e un tiro in sospensione delicato e arcuato a forma di goccia. La prima cosa che salta all’occhio di Wembanyama sul campo da basket è che fa cose che un essere umano della sua stazza non dovrebbe fareIl New Yorker lo ha definito la più straordinaria superstar NBA degli ultimi anni mentre il Guardian dall’Inghilterra lo incorona “l’essere umano in eccellenza, qualcosa che il basket non aveva ancora visto”.

Se fosse solo un centro, se fosse solo un debuttante di 22 anni, se fosse perfino solo un fuoriclasse, Wembanyama da stanotte potrebbe essere indifferente a tutto questo. Invece non può. Stanotte è due mani e due braccia – lunghe, lunghissime d’accordo – contro una città.

🍿 ore 2.30 su Prime Video, League Pass

 


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


scopri la newsletter di oggi

Un Unicorno contro una città di Lo Slalom

Dove si legge delle finali NBA che cominciano la notte prossima: Wembanyama e San Antonio sfidano la fame di New York

Leggi su Substack


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.