

Col du Pré, Montée de Bisanne, Col des Aravis, il Plateau de Solaison a Brison. Sono le salite sulle quali oggi si decide questa corsa che si chiamava Giro del Delfinato, e che per incrementare l’uso dei caratteri speciali hanno trasformato in Tour Auvergne – Rhône-Alpes. Sono posti dove gli agguati riescono. Nove anni fa ci cascò addirittura Chris Froome, quando era ancora Chris Froome. Aru e Fuglsang, allora compagni all’Astana, attaccarono da lontano sugli stessi colli di oggi, in una tappa da 115 km. Froome rimase senza compagni, andò prima nel panico e dopo alla deriva. Alla Bisanne, invece, sempre Froome era caduto lungo la discesa insieme con Nibali, anno 2016. Mancavano una dozzina di km al traguardo. Thomas gli passò la bici, Froome rientrò, Nibali no. Quel giorno vinse Bardet attaccando senza avvertire l’ammiraglia. Non per ribellione o cattiveria. È che non portava le oreillette. La Bisanne è la salita dove Mura s’innamurò di lui. “Bardet, 26 anni a novembre, studia all’università di Grenoble. È considerato l’intellettuale del gruppo – scrisse – e il ruolo non gli piace. È un auvergnat, di Brioude, cittadina meta di cercatori di funghi, pescatori di torrente e mangiatori di tripoux, trippe di vitello”.
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