
James Bond

Nell’estate torrida dei Mondiali americani, l’Inghilterra è il blockbuster più costoso e rumoroso, con il cast di quella Premier League rimasta in corsa fino a un ultimo calcio di rigore per vincere tre Coppe europee su tre, prima di mettersi in cammino lungo una rotta oltre-oceanica e provare a smentire che forse il domani non muore mai, ma certamente non arriva, se da oltre mezzo secolo il campo di calcio si è trasformato per i sudditi di Londra in una micidiale cascata di diamanti promessi e regolarmente scippati dagli altri.
Mentre i tabloid pompano orgoglio patriottico e i tifosi nei pub di Soho affogano l’ansia nella birra tiepida, questa banda di milionari ha cominciato il torneo con la consapevolezza dei condannati a vincere, sapendo che servirà la freddezza chirurgica di uno 007 per sopravvivere ai dispetti del resto del mondo, ladri di giochi inventati dagli inglesi e usurpatori di trofei. Serviva mettersi tra le mani di un signore tedesco così poco incline al fatalismo britannico e così smaccatamente estraneo alle tragedie shakespeariane, per provare, finalmente, a scassinare la serranda della storia.
Un uomo che sembra progettato nei laboratori segreti di Q per la sua precisione geometrica e la freddezza teutonica, un uomo consapevole che il suo vero avversario non è stata la Croazia ieri sera, e nemmeno sarà il fantasma di un 10 argentino quarant’anni dopo la mano di Dios, ma l’enorme, polveroso baule dei rimpianti.
Eppure, nella prima notte a Dallas, il campo ha detto che la mossa di rivolgersi a un intruso funziona, e che il copione forse può cambiare. Certo, a Londra i soliti guardinghi storcono il naso davanti al passaporto del timoniere, come accadde a suo tempo con Sven Goran Eriksson e con Fabio Capello, ma nei pub di Manchester e nelle strade di Liverpool si comincia a sussurrare l’eresia suprema, che per battere il mondo e per gridare che Il mondo non basta, l’orgogliosa flotta di Sua Maestà avesse disperatamente bisogno di un corsaro venuto da Berlino. Il suo nome è Tuchel. Thomas Tuchel.
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