
❝La vita si libera, si espande in nuovi territori❞
Jeff Goldblum, Jurassic Park

Italiani che hanno impressionato Parigi ce ne sono, ce ne sono stati tanti. No, non gli impressionisti. Altri. Anche italiane. Elsa Schiaparelli fu la prima a portare l’arte surrealista nella moda. Collaborava con Salvador Dalí. Inventò il rosa shock, un colore che sconvolse la Parigi borghese, e creò gli abiti con le cerniere lampo a vista. Coco Chanel, gelosissima, la liquidava definendola “quell’italiana che fa vestiti”. Oggi c’è Maria Grazia Chiuri, la prima donna alla guida di Dior. Ma prima di loro, molto prima di loro, c’è stato il cardinale Giulio Mazzarino. Venne dopo Richelieu come primo ministro e governò la Francia durante la minorità di Luigi XIV. Non solo salvò la monarchia dalle rivolte della Fronda, ma fondò il Collegio delle Quattro Nazioni e lasciò alla città una straordinaria biblioteca pubblica – la Mazzarina – la più antica di Francia. In pratica, insegnò ai francesi come si gestisce il potere con l’arte e la diplomazia tipiche del Rinascimento italiano.
E D’Annunzio? Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nessuno conquistò Parigi come Lele durante il suo esilio. Non si limitò a frequentare i salotti, volle esagerare, si sa com’era fatto D’Annunzio, e si mise a scrivere direttamente in francese. Claude Debussy gli diede corda, gli disse Gabrie’ tu scrivi e io metto la musica, così i parigini rimasero folgorati dal suo carisma senza aggettivi e dal suo sintomatico mistero pur se non era Battiato, dal suo dandismo sfrenato e dalla sua capacità di reinventare la loro lingua con una sensualità che la letteratura francese aveva dimenticato. Italians do it better, prima di Madonna.
Erano anni così. Il quartiere di Montparnasse divenne il rifugio degli artisti d’avanguardia. Due italiani arrivarono là e cambiarono per sempre la pittura e la scultura partendo dai caffè. Amedeo Modigliani detto Modì, livornese, divenne l’archetipo dell’artista maledetto parigino. I suoi colli lunghi, i volti ispirati all’arte trecentesca, sconvolsero l’occhio di chi guardava. Parigi lo distrusse con la povertà e l’assenzio, però parliamo ancora di lui – e in fondo era quello che cercava. Senza offesa per Gino Severini e Giorgio de Chirico, che portarono là il futurismo e la metafisica.
Un attimo, non è finita. Vogliamo parlare di Ivo? Ivo Livi, nato a Monsummano Terme, Toscana, fuggito in Francia con la famiglia per scappare dal fascismo. Se chiedete a un parigino di mezza età chi sia l’icona della canzone e del cinema francese, risponderà Yves Montand. Solo che Yves Montand è Ivo Livi, l’idolo dei teatri parigini, scoperto da Édith Piaf all’Olympia. Con la sua aria da operaio elegante, la voce profonda e l’impegno politico, Montand è stato più parigino di molti parigini accanto a Simone Signoret.
Questa tesina di quarta liceo dice che in fondo è sempre esistito un modo di essere italiani a Parigi senza adeguarsi allo stile francese, anzi imponendo l proprio e costringendo la Ville Lumière a scoprirsi un po’ più italiana. Esiste da tanto, forse da sempre un rapporto di amore, rivalità e reciproca fascinazione tra la Francia e l’Italia. L’evoluzione della specie si manifesta in questa primavera-estate in una collezione di corpi di tennisti che al Roland-Garros dovevano fare da gregari al Capo, e invece si sono presi la scena. Monsieur Cobollì e monsieur Arnaldì.
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