Guida ai Mondiali 2026: il girone E

 

Girone E: Germania, Costa d’Avorio, Curaçao, Ecuador

 

La Germania si è qualificata direttamente, ma con più fatica di quanto il girone lasciasse immaginare. La sconfitta per 2-0 a Bratislava contro la Slovacchia ha complicato molto un percorso che sembrava semplice, poi rimesso in ordine con un ritorno dominante e un 6-0 che ha chiuso il discorso. Il Guardian spiega che Nagelsmann ama cambiare molto uomini e sistema, e che questo ha prodotto anche cinque prestazioni tra il mediocre e il brutto.

LA SUA STORIA. La Germania ha vinto quattro Mondiali: 1954, 1974, 1990 e 2014. È una potenza storica formidabile ma viene da due eliminazioni consecutive ai gironi, nel 2018 e nel 2022, sono state quasi da disgrazia nazionale. Dal 1962 al 2014 la Germania non era mai andata sotto i quarti di finale..

IL CT. È Julian Nagelsmann. Un predestinato che però deve ancora confermarsi davvero, scrive L’Equipe. A 38 anni ha già dieci anni di carriera in panchina, tra Hoffenheim, Lipsia, Bayern e ora la Nazionale, ma il passaggio al Bayern non è stato un successo e che i suoi primi tre anni da selezionatore lasciano una sensazione incompleta, soprattutto dopo il quarto di finale perso in casa contro la Spagna all’Europeo 2024. La nazionale ha almeno addolcito l’immagine pubblica di Nagelsmann, in passato considerato un freddo, un rabbioso, oggi appare più umano. Le lacrime in conferenza stampa dopo la partita con la Spagna sono state il momento in cui il Paese ha scoperto un lato di lui che prima non vedeva.

LA STELLA. Qui le fonti si dividono. Il Telegraph sceglie Jamal Musiala, tornato in forma dopo la frattura alla gamba subita al Mondiale per club. La sua capacità di ricevere la palla già girato, di condurre e spaccare le linee sarà una delle cose più belle da vedere del torneo. Per The Athletic, Musiala è uno dei migliori giocatori del mondo. È il giocatore la cui forma probabilmente deciderà il cammino della Germania. Il Guardian invece sceglie Florian Wirtz, perché “unisce qualità da regista offensivo e spirito di squadra in un modo rarissimo”. Nagelsmann dice: “Lavora in modo straordinario e non è un classico numero 10 che vuole solo il pallone, ma uno che si spende tantissimo anche nel lavoro.” Contro avversari non d’élite, Wirtz può travolgere tutti con tecnica e combinazioni, ma il vero salto arriverà solo se saprà imporsi anche contro le grandi. L’Équipe sottolinea il ritorno di Manuel Neuer. A 40 anni il portiere del Bayern giocherà il suo quinto Mondiale e andrà ad affiancare Lothar Matthäus. Dopo una stagione interrotta da problemi muscolari, è tornato a un livello tale da convincere Nagelsmann a richiamarlo e a rimetterlo davanti a Oliver Baumann, che pure aveva giocato tutte le qualificazioni. Baumann ha appena detto ieri sera: “Non mi pare affatto giusto” [qui ne scrive la Faz]

Il Guardian aggiunge anche Deniz Undav come nome da tenere d’occhio, soprattutto dopo l’infortunio di Lennart Karl, e indica Jonathan Tah come uomo meno celebrato ma probabilmente miglior difensore della squadra.

LO STILE. La Germania è una squadra offensiva, tecnica, molto orientata al pressing e al dominio territoriale, ma instabile dietro. Il Telegraph indica in Nagelsmann una delle menti tattiche più inventive del torneo, i moduli sono soltanto punti di partenza. La Germania finirà spesso per disporsi in forme come 3-2-5 o 2-3-5, nel tentativo di schiacciare gli avversari nella loro metà campo. The Athletic considera che la squadra è al meglio quando muove il pallone rapidamente e in verticale verso i due grandi creatori, Musiala e Wirtz. I terzini, probabilmente Kimmich e Raum, si stringono molto dentro al campo per creare squilibri numerici. Il vero problema resta il centravanti: Havertz è il preferito di Nagelsmann, ma gli infortuni ne hanno disturbato la stagione e questo ha aperto spazio a Kleindienst e Woltemade, due alternative che però cambiano la struttura dietro. La ricetta classica della Germania è sempre stata prendere ciò che funzionava al Bayern e portarlo in nazionale. Anche stavolta la base sarà fortemente bavarese — Tah, Pavlovic, Kimmich, Goretzka, Musiala, più il ritorno di Neuer — ma manca classe individuale in più reparti.

LA POLITICA. Il rapporto tra Germania e Stati Uniti è un po’ come il calcio tedesco, scherza il Guardian. Ha visto giorni migliori. A fine aprile il cancelliere Friedrich Merz ha criticato Donald Trump davanti a un gruppo di studenti, accusandolo di essere entrato in guerra con l’Iran senza strategia. La risposta di Trump è stata che Merz non capiva di cosa parlava e stava facendo un lavoro terribile. In Germania si è parlato per un momento di boicottaggio del Mondiale a causa della crisi Groenlandia-Trump, ma molto brevemente. La federcalcio, dice il giornale, sembra ancora traumatizzata dalla vicenda della fascia One Love in Qatar.

 

 

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