Gara-2 Milano-Venezia | L’effetto Tessitori

 

Il ragazzo del poster è Amedeo Tessitori, perché Venezia arriva a gara-2 con una certezza inattesa, proprio nel punto in cui Milano ha dato l’impressione di avere più margine fisico. In gara-1 ha segnato 26 punti, una delle migliori partite della sua carriera, dopo averne messi più di 20 in entrambe le ultime due gare contro la Virtus. Alla decima stagione in Serie A non aveva mai avuto una media in doppia cifra: tre partite consecutive sopra quota 20 raccontano un momento inedito, e Venezia ha bisogno che continui anche al Forum.

Milano è avanti 1-0 nella finale scudetto dopo il 100-80 di gara-1. La stagione europea è stata simile a quelle degli ultimi anni. Lontana dalla zona play-in e dai playoff. In Italia, però, Milano ha avuto un altro passo. A febbraio ha vinto la Coppa Italia battendo Tortona in finale, e ora ha cominciato la serie per il titolo con una partita di netta superiorità. Dopo lo scudetto vinto dalla Virtus dodici mesi fa, la squadra di Peppe Poeta ha la chance di riportare il titolo a Milano.

Milano aveva già segnato più di 85 punti di media nella serie contro Brescia e ha aperto la finale arrivando a 100. Non è una sorpresa. Il problema, durante l’anno, è stato soprattutto difensivo. In Serie A, però, Milano può spesso coprire quei limiti con una superiorità fisica evidente, e contro Venezia questa differenza è emersa subito.

Ousmane Diop è stato il miglior realizzatore di gara-1 con 18 punti, un dato inatteso ma spiegabile. Milano ha preso un vantaggio in doppia cifra all’inizio del secondo quarto e non lo ha più lasciato. Venezia non è mai riuscita a tornare sotto i dieci punti, Poeta ha potuto distribuire i minuti senza forzare troppo i titolari. Diop ne ha approfittato, così come Nico Mannion, molto positivo con 17 punti. Shavon Shields ne ha aggiunti 13, Josh Nebo e Zach LeDay sono finiti anche loro in doppia cifra.

Il dettaglio importante è che nessuno è stato spremuto. Nebo è stato il giocatore più utilizzato con 23 minuti, e questo dà a Milano un vantaggio ulteriore in vista di gara-2. Venezia arriva da una corsa molto diversa. In semifinale era stata quasi fuori in gara-4 contro la Virtus: Bologna sembrava vicina a vincere in trasferta e riportare la serie alla Segafredo Arena, poi Venezia ha costruito un quarto periodo enorme e ha completato la rimonta. La finale è il punto più alto del lavoro di Neven Spahija in questi tre anni, con un passo avanti stagione dopo stagione. Ma in gara-1 si è vista una squadra scarica, poco pronta fisicamente e mentalmente a reggere subito l’impatto di Milano.

Il problema è anche tecnico. Milano sembra una squadra scomoda per Venezia. In stagione ha vinto tutti e tre gli scontri diretti e in nessuno di essi Venezia è andata davvero vicina a batterla. La squadra di Spahija ha bisogno di una partita molto più dura in difesa, perché se Milano torna a quota 100 non c’è serie. Deve sporcare di più le ricezioni, limitare il campo aperto, togliere ritmo ai creatori di gioco e non permettere a Poeta di gestire di nuovo la rotazione con quel livello di tranquillità.

Cole e Parks dovranno fare qualcosa in più, soprattutto nella qualità dei possessi. Venezia non può vivere solo sulle fiammate dei suoi riferimenti offensivi. Deve costruire tiri migliori, aumentare la pressione sul ferro e trovare più punti da chi entra dalla panchina. Gara-1 ha mostrato una differenza chiara di profondità.

 


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