

Calma. Molta calma. È presto. È ancora presto. Chi vorrà prendersi l’anello NBA dovrà vincere il doppio delle partite vinte finora da New York, ma la seconda è intanto sua, un 2-0 tutto costruito fuori casa, a Oklahoma City, e adesso si va al Madison, dove ricchi signori disposti a spendere dai 3.000 dollari in su per un biglietto dovranno garantire il baccano che serve in un’arena per tornare a vincere dopo 53 anni. Quelli che rimarranno fuori, non abbastanza benestanti per entrare, il baccano lo stanno già facendo.
San Antonio si è messa in una situazione pessima, una di quelle che finora i numeri hanno sempre condannato. Nessuna squadra che abbia perso le prime due gare in casa è poi riuscita a ribaltare una finale. Il bilancio che tiene conto di tutti i turni, dal 1984 dice che siamo a 4 rimonte su 31. Wembanyama ha fatto di tutto per evitare alla seconda squadra più giovane di sempre nelle Finals di ritrovarsi in una situazione che lui stesso ha definito come “scavarsi da soli la fossa”.
Dopo la fatica mostrata in gara-1, il francese è stato stavolta all’altezza delle sue serate migliori, soprattutto nel secondo tempo, 29 punti con 11 su 21 al tiro, di cui 22 dopo l’intervallo, più 9 rimbalzi, 4 stoppate e 2 recuperi. Ma ha sbagliato il canestro della vittoria. L’ultimo tiro.
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