DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Il pilota della gioia
Sei Gran Premi sono ancora pochissimi per emettere giudizi definitivi. Ma la quinta vittoria consecutiva di Antonelli non restituisce appieno la consapevolezza di quanto imprese come quelle di Antonelli non siano state così frequenti nella storia della Formula Uno. Una impresa riuscita in passato a pochissimi piloti, nove per l’esattezza, di cui solo cinque hanno fatto meglio di Kimi: Verstappen, Vettel, Ascari, Schumacher e Rosberg,
Nel frattempo stiamo quasi facendo l’abitudine al fatto che si tratta di un ragazzo di neanche venti anni, che appena quattro anni fa girava ancora volentieri sui circuiti italiani di Rental Karting a battersi contro quelli che possiamo tranquillamente definire piloti della domenica, dando a questi ultimi il significato più sportivamente nobile di questa definizione.
Un ragazzo che sta diventando uno dei migliori piloti della Formula Uno proprio perché la sua dedizione viene della passione e della gioia. Ha detto di essersi divertito negli ultimi giri, nei quali ha persino fatto segnare il giro più veloce, completando il primo Grand Slam in carriera. Quegli ultimi giri che avrebbero spaventato chiunque, dopo la seconda Safety Car e successiva ripartenza. Dieci giri che potevano rovinare tutto quello che Antonelli aveva costruito fino a quel momento. Umanamente avrà temuto il patatrac, ma la sua bravura è stata quella di trasformare la preoccupazione in concentrazione.
Quel che non sta riuscendo a George Russell, che sta forse maledicendo il giorno in cui ha deciso di restare in Mercedes, immaginando di avere vita facile sul giovane compagno e di arrivare a quel titolo mondiale per il quale pensava di essere il favorito numero uno.
Se tutto ciò non dovesse bastare per comprendere la grandezza e l’unicità di ciò che sta facendo Kimi Antonelli, i numeri ci possono dare una grande mano. Vincere cinque gare tra le prime sei è un’impresa rarissima, riuscita solo a Jim Clark nel 1965, Jackie Stewart nel 1969, Nigel Mansell nel 1992, Michael Schumacher nel 1994, nel 2002 e nel 2004, Jenson Button nel 2009 (ma con il GP di Malesia ridotto a soli 31 giri) e Sebastian Vettel nel 2011.
Un vantaggio di 66 punti sul secondo in classifica dopo 6 gare è un caso praticamente unico. Per risalire a un distacco simile bisogna tornare indietro di 32 anni. Infatti, Michael Schumacher, vincitore di cinque Gran Premi su sei nel 1994, e secondo nel rimanente, accumulò 33 punti di vantaggio su Damon Hill. Ricalcolati secondo il sistema attuale, sarebbero stati 74. Nel 2023 il vantaggio di 39 punti da parte di Verstappen su Perez era sembrato enorme.
Sicuramente oggi Kimi non appare ancora dominante come Max, ma sta silenziosamente riscrivendo i numeri della storia della Formula Uno, a partire dalla sua giovanissima età, fino ai suoi record in termini di risultati.
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② PANORAMI L’inquietudine di Leclerc
Giornata agrodolce in casa Ferrari. Terzo podio in sei gare per Hamilton, ora secondo in classifica mondiale. Con la scuderia di Maranello che ha incrementato il suo vantaggio sulla McLaren in classifica costruttori, salendo + 47 punti, nonostante abbia portato una sola macchina al traguardo. Prima del weekend si era ipotizzata una Ferrari favorita per la gara. Ma era una mezza verità. Alla fine delle qualifiche le due Rosse erano state precedute non solo da Antonelli, autore di un giro magistrale, ma anche dal sorprendente Verstappen. Russell era però rimasto dietro, e forse la chiave di lettura è tutta qui. Non era la Mercedes il vero spauracchio, ma l’accoppiata italo-tedesca macchina + pilota.
La Ferrari ha però fallito l’obiettivo del doppio podio quando sembrava fatta. Leclerc è finito nel muro ma al rientro ai box ha abbandonato la modalità cane bastonato, prendendosela invece con la scuderia per la scelte del muretto e poi con il fornitore dei freni per l’incidente nelle barriere alla ripartenza dopo la Safety Car.
In questi casi è difficile attribuire torti e ragioni senza conoscere i dettagli. Alla base c’è però l’equivoco di cui più volte abbiamo scritto: se Leclerc era il pilota su cui la scuderia aveva puntato per il futuro, per quale motivo fu ingaggiato Hamilton a partire dal campionato 2025? Ora che Lewis è tornato a essere il pilota che tutti conoscevano prima del suo approdo a Maranello, i nodi vengono al pettine. La presenza ingombrante di un Lewis così veloce pesa nella testa di Charles, già finito dietro il compagno quattro volte su sei in gara e tre su sei in qualifica, cosa che nel 2025 succedeva pochissime volte. Risolvere questo conflitto sotterraneo sarà difficilissimo, e forse Leclerc si sta già pentendo di aver rinnovato il suo contratto con la Rossa. Charles è consapevole che un giorno diventerà il pilota con più gare in Ferrari, ma le parole di fuoco contro la macchina e il team svelano un disagio che non promette nulla di buono.
③ ORIZZONTI La terra di mezzo della Red Bull
La gara di Verstappen è durata meno di un metro, con la macchina bloccata al via per un grave problema alla power unit. Il suo ritiro è stato un fattore determinante nella tranquillità con cui Antonelli ha condotto la gara dal primo all’ultimo giro, magari sarebbe stato divertente vedere un duello tra due piloti molto simili come qualità di guida e concentrazione.
La differenza rispetto al recente passato è che quando manca Max ci pensa Hadjar a salvare la scuderia. Solo in Canada erano arrivati entrambi in zona punti, le altre cinque volte hanno fatto a turno, per ora sono 3 a 2 per Verstappen. Hadjar ha conquistato così il suo secondo podio in carriera, pur se rocambolesco. Secondo podio anche per la Red Bull che galleggia in quarta posizione in classifica costruttori in una terra di mezzo poco abituale per il team di Milton Keynes.
④ TRACCE L’involuzione della McLaren
Altra gara anonima per la McLaren, che non riesce a tener fede ai proclami pre-gara. Appena quarta fila in griglia per le sue due macchine, poi una gara senza troppi slanci, sempre oltre la terza posizione per tutti i 78 giri, fino al ritiro di Norris e il quarto posto finale di Piastri, figlio anche delle penalità altrui. Appena 12 punti per la classifica costruttori e i due piloti praticamente alla pari al quinto e sesto posto.
Una involuzione inattesa per una scuderia che aveva dominato la Formula Uno negli ultimi anni, e che non riesce a sfruttare il motore Mercedes, se non in poche occasioni. Siamo ai confini di una vera e propria crisi tecnica se confrontiamo i 12 punti di Monaco con quanto accadeva nella scorsa stagione. Solo in tre occasioni il team papaya aveva raccolto 12 punti o meno, e una volta fu solo per una doppia squalifica delle sue vetture.
Il campionato è lungo, restano 16 Gran Premi, e proprio la McLaren ha dimostrato che il destino del campionato può cambiare rapidamente. Ma sarà bene che Andrea Stella ed il suo staff trovino al più presto i motivi di questa inferiorità tecnica, perché anche le altre scuderie stanno lavorando per ridurre il gap rispetto alla Mercedes. E il GP di Barcellona è dietro l’angolo.
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⑤ SCENARI La credibilità dei torelli
Gli eroi del Gran Premio degli altri sono i due giovani piloti della Racing Bulls, Lawson e Lindblad, rispettivamente 5° e 6°. I loro punti avvicinano la loro scuderia al 5°posto in classifica costruttori, conservato dalla Alpine per appena due punti. Per la scuderia satellite della Red Bull e guidata dal team principal britannico Alan Permane, significa ottenere il terzo posto nella classifica di tappa fra i costruttori, al pari con la Ferrari.
Invece la Alpine stava portando a termine un’altra gara eccellente, stavolta con Gasly. Il podio è sfuggito solo per una penalità di 5 secondi, causata dall’eccessiva velocità di Pierre in corsia box.
A Monaco ben nove squadre sono riuscite a entrare in zona punti, stavolta persino la Aston Martin grazie al decimo posto di Alonso, primo punto per la scuderia. Sono rimaste fuori dalla festa solo Audi e Cadillac, come ormai capita sistematicamente da cinque Gran Premi.
⑥ CONTRASTI Alonso tra i pulcini
Metà dei piloti finiti in zona punti sono nati dopo il 1° gennaio 2001. Dal più grande al più piccolo di età si tratta di: Piastri, Lawson, Hadjar, Antonelli e Lindblad, età media 21 anni, 11 mesi e 21 giorni.
Da un estremo all’altro: il primo punto in classifica mondiale 2026 per Fernando Alonso, arrivato esattamente sei mesi dopo gli ultimi punti ottenuti nel GP di Abu Dhabi del 7 dicembre scorso, gli vale un salto di tre posizioni nella speciale classifica dei piloti più anziani ad entrare in zona punti. Ora Fernando è 15esimo, e il prossimo obiettivo sarà scavalcare Walt Hangsen, che corse solo due GP e conquistò in F1 due soli punti nel GP di USA 1964 a 44 anni, 11 mesi e 6 giorni, 27 giorni in più di Alonso. Ben più importante per Fernando sarebbe raggiungere Graham Hill, 5 mesi e 16 giorni più su. Per riuscirci, dovrà aspettare il GP del Qatar del 29 novembre prossimo e fare di tutto per entrare tra i primi dieci.
⑦ DISCUSSIONI I sorpassi scritti dai commissari
Monaco resta affascinante per i suoi scenari, per la tradizione e per il cosiddetto glamour Ma sarà necessario prima o poi apportare delle modifiche per restituire ai piloti la possibilità di sorpassare, prima che il GP di Monaco diventi ancora più anacronistico e contro natura.
La gara del Principato, nonostante le aspettative dovute alle macchine leggermente più piccole e agili, ha deluso ancora una volta in termini di spettacolarità e sorpassi. Nei primi 27 giri nessun cambiamento di posizione tra i primi undici in pista. Forse è stato per questo motivo che i commissari di pista e la direzione di gara si sono scatenati con una serie di sanzioni e penalità quasi da record, stravolgendo più volte la classifica. Alla fine undici sanzioni totali, di cui due a testa per Gasly, Russell e Perez. Una situazione inusuale in Formula Uno, che di recente ha visto sanzionare i piloti soprattutto per superamento dei Track Limits, come nel GP di Austria 2023, nel quale le sanzioni totali arrivarono a 19, di cui 17 per il superamento dei limiti del tracciato.
Altri Gran Premi sono rimasti nella memoria collettiva per lo stravolgimento della classifica a causa di penalità. Uno dei più famosi resta quello d’Europa 2010, corso a Valencia, con ben nove piloti penalizzati di 5 secondi per non aver rispettato il tempo limite imposto dal regolamento (delta time) per rientrare ai box in sicurezza. Grande responsabilità fu della Safety Car entrata dopo l’incidente a Webber al nono giro. La direzione gara non riuscì a posizionarla correttamente davanti al leader Lewis Hamilton e la confusione alle spalle del leader fece il resto, con lo stesso Hamilton che finì per sorpassare la stessa Safety Car, subendo per questo un “drive-through” da parte della direzione gara. La gran confusione di quel Gran Premio favorì la vittoria di Vettel, che poi finì per vincere il mondiale all’ultima gara contro la Ferrari di Alonso.
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