
Il tono del pezzo è intriso di malinconia, esistenzialismo e ironia romantica. Abdurraqib non analizza schemi, ma qualcosa di più comune e di più profondo: il dolore. Apre con una metafora filosofica folgorante, ribaltando Albert Camus. Dice che bisogna immaginare che Sisifo sia, in qualche modo, innamorato del suo masso. Che ogni tanto, mentre lo spinge verso la cima, il sole rifletta sulla roccia ricordandogli che ci sono stati tempi buoni, o almeno diversi. Questa è l’essenza del tifo per una squadra storicamente perdente come Minnesota. Abdurraqib ci dice che spingere quel masso – soffrire per la squadra – non è una punizione o un obbligo, ma un atto d’affetto. Se non lo pensassimo, dovremmo ammettere che essere tifosi è solo “miseria, tutto il tempo”.
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