La fatica di tifare Timberwolves e non perdere più


Essere tifosi significa accettare una condanna di eterno dolore. Perfino negli anni in cui le cose non vanno male, anzi. Perfino quando potresti sentirti ancora in corsa per il titolo. Essere tifosi dei Minnesota Timberwolves, esserlo nel 2026, significa accettare la cosa più pericolosa del mondo: avere speranza. È il senso del pezzo scritto per il New Yorker da Hanif Abdurraqib, uno dei saggisti e dei poeti più in vista d’America. Sulla rivista totem della cultura liberale e intellò degli USA, usa i Minnesota Timberwolves per un’autopsia filosofica su cosa significhi parteggiare nello sport.

Il tono del pezzo è intriso di malinconia, esistenzialismo e ironia romantica. Abdurraqib non analizza schemi, ma qualcosa di più comune e di più profondo: il dolore. Apre con una metafora filosofica folgorante, ribaltando Albert Camus. Dice che bisogna immaginare che Sisifo sia, in qualche modo, innamorato del suo masso. Che ogni tanto, mentre lo spinge verso la cima, il sole rifletta sulla roccia ricordandogli che ci sono stati tempi buoni, o almeno diversi. Questa è l’essenza del tifo per una squadra storicamente perdente come Minnesota. Abdurraqib ci dice che spingere quel masso – soffrire per la squadra – non è una punizione o un obbligo, ma un atto d’affetto. Se non lo pensassimo, dovremmo ammettere che essere tifosi è solo “miseria, tutto il tempo”.

 

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